Signor Amico, amico professore.

È un pensiero che giunge da lontano,
Mi trema l’anima, non so più rimare,
Ma è un bel ricordo da raccontare, lo devo fare:
Fatto di storie di scuole e di banchi,
Di ragazzetti, ai tempi, mai stanchi.

Quarant’ anni son passati, ma i ricordi
Appena appena …un po’ sfuocati!

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Ricordi di un uomo che era professore,
Che ci insegnava tutti i giorni due ore,

Ma non di quelli che ti stanchi di ascoltare,
Un narratore che sapeva incantare.
Era un maestro tutto d’un pezzo, il dizionario ancora accarezzo.

Zitti e buoni ci teneva,
E nessuno lo temeva…
Anche Dante era meno pesante,
Lui lo faceva da ” noioso”, interessante….

E non ditemi che voi avete sempre studiato con entusiasmo,
Poesie e poeti
Che provocavano spasmo?

Quei ricordi sani e belli,
Alle merendine si toglievano i “pumelli”,
Fatti di zucchero o di cioccolato, l’intervallo era suonato!

” Forza ragazzi, tutti a sedere, vi racconto come rimare, insieme impareremo la vita,
Forza prendiamo la matita….”

Passano gli anni,
A scrivere mi diletto,
Lo faccio prima di andare a letto,
Tiro giù pensieri e parole,
Mi ci perdo per ore e ore….

Questa volta mi viene strano, lo faccio piano piano,
Controllo parole, virgole, punteggiatura,
Per non far brutta figura….

“Or le chiedo per favore,
Altrimenti il cuor mi duole,
Non li guardi i miei errori,
è rimasto nei nostri cuori”. Grazie.

 C. BARUX

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