Sessossessione [Il Flessibile]
Delle scelte e delle dichiarazioni del Ministro Valditara non condivido nulla.
È però Ministro della Scuola Italica e dunque è il mio Ministro e – come ogni insegnante – dipendo dalle sue scelte.
L’ultimo disegno di legge è legato all’educazione sessuale o sentimentale o affettiva o come diavolo la si vuole chiamare: non verrà effettuata alle scuole primarie e per le secondarie occorre l’obbligo di consenso informato della famiglia.
Metto da parte le ideologie.
Chi bazzica la scuola sa benissimo quante firme e autorizzazioni siano richieste ai genitori: per le uscite e le entrate fuori orario, per la somministrazione dei farmaci, per la condivisione dei piani personalizzati, per disturbi urinari, per allergie e intolleranze alimentari, per occhiali e lenti a contatto, per le attività in palestra, per le visite guidate e le uscite didattiche sul territorio e fuori, per l’utilizzo della biblioteca, per il registro elettronico, per le caselle email istituzionali, per l’uso dei telefonini, per il concerto di musica sacra, per lo spettacolo teatrale sulla Shoah, per la psicologa in classe e il supporto psicologico fuoriclasse, per l’uso della carta igienica anallergica, per usare il montascale o per usarlo solo in discesa, per questi e altri mille motivi.
Personalmente non mi sposta il lavoro di una virgola anzi mi spinge ad andare oltre.
Io racconto la musica e dunque racconto l’educazione sentimentale, da sempre.
Lo faccio parlando di musica.
Lo faccio parlando dei trovatori e dell’amor cortese, di Bach con i suoi venti figli, di Vivaldi e delle sue avventure clandestine, di Mozart e delle sue frequentazioni extraconiugali, di Farinelli e dei castrati, di Stravinskij e dell’omosessualità, delle canzoni d’amore dei nostri nonni, dei nostri genitori e nostre, di David Bowie, Elton John, Sting, Renato Zero e perfino di Marco Mengoni.

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E nei decenni ho parlato con gli studenti di cose che esulano dalla mia materia ma che fanno parte del mondo di tutti i giorni, prendendo spunto da casi eclatanti.
Quella volta che il preside aveva una storia d’amore con la vicepreside lo sapevano tutti, se ne parlava nei corridoi ma anche in classe.
Quella volta che la giovane professoressa supplente alle ragazzine confessò di non portare le mutandine invogliandole a fare lo stesso, scoppiò un putiferio ma fu l’occasione per discutere in classe.
Quella volta che un insegnante fece una fuga d’amore con la mamma di una studentessa, partecipammo all’imbarazzo della famiglia della ragazza e fu un esempio di solidarietà.
Di quelle volte ce ne sono state innumerevoli e tutte, con i divertimenti e le sofferenze, furono ragione di riflessione e di educazione sentimentale o sessuale o emotiva o come diavolo vogliamo chiamarla.
Il problema più evidente è che la Scuola non può sopportare le deficienze della società tutta, non può essere il ricettacolo di tutte le frustrazioni dei ministri e dei dirigenti e degli insegnanti e delle famiglie e dei sindaci di turno.
I ragazzi sono sempre più soli, lo dicono le ricerche.
Un ragazzo o una ragazza di dodici anni hanno già visto tutto, un ragazzo o una ragazza di tredici anni hanno già fatto tutto: questo è il problema.
L’ossessione del sesso è una cosa da adulti disadattati che non parlano con i propri figli.
“Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”
Seneca
