Se politica, economia e finanza sono decedute; la scienza respira ancora?
Nel corso dei millenni, i grandi produttori di cultura, hanno rivoltato lo scibile umano come un calzino, dimostrando tutto e il contrario di tutto con inesauribile fantasia.
Karl Marx ebbe un colpo di genio nel 1844; capì che il problema dell’umanità erano gli imprenditori famelici e i banchieri strozzini, e indusse mezzo mondo a cancellare per legge quelle due razze di cattivi, e a promuovere gli Stati, unici datori di lavoro e distributori di credito “buoni come il pane”.I figli e i nipoti di Karl Marx avevano curato per un secolo e mezzo l’ingordizia privata con l’irresponsabilità e l’impunità pubblica. Una catastrofe mondiale di tutto rispetto.
Quindi, accertato senza ombra di dubbio che a generare il problema povertà e ingiustizia sociale non sono soltanto i vampiri dell’economia o gli strozzini della finanza, (che nel peggiore dei casi sono corresponsabili) resta da capire se sono i corrotti della politica, o i cervelloni della cultura, il virus di qualunque sistema sociale malato o morente.
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E se vogliamo dirla tutta; nel corso dei millenni anche la politica è finita in lavanderia e rivoltata come un calzino. Tiranni e regnanti sono stati sgozzati e cancellati dalla faccia della terra senza troppi riguardi.
Perché, se nemmeno la massima istruzione migliora la socialità, produttività e responsabilità nei popoli, anche il migliore “progresso” del mondo diventa sperpero pubblico di soldi privati buttati dalla finestra: fame nera per i poveri; e istigazione a delinquere per industriali e banchieri che sono costretti a derubare la collettività a tempo pieno, per finanziare a colpi di tributi, gli irresponsabili del mondo della cultura.
L’istruzione e l’informazione non stanno migliorando gli uomini ma li stanno peggiorando pericolosamente.
Franco Luceri
Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”.
Collabora con vari siti di informazione tra cui Pensalibero e trucioli savonesi
L’articolo ha il merito di porre una domanda provocatoria: se politica, economia e finanza sembrano aver perso la capacità di governare i grandi cambiamenti, può essere la scienza a indicare una via d’uscita? La riflessione è interessante perché invita a guardare oltre gli schieramenti ideologici e a interrogarsi sulle responsabilità delle classi dirigenti.
Tuttavia, la scienza da sola non basta. La scienza produce conoscenza, dati e strumenti; spetta poi alla politica trasformarli in decisioni, all’economia renderli sostenibili e alla società accettarne le conseguenze. Quando questi mondi smettono di dialogare, nessuna disciplina può sostituire le altre.
Forse il vero problema non è che politica, economia e finanza siano “decedute”, ma che abbiano rinunciato a una visione di lungo periodo, inseguendo il consenso immediato, la speculazione o la comunicazione. La scienza continua a respirare, ma senza una politica capace di ascoltarla rischia di restare confinata nei laboratori, mentre le decisioni vengono prese altrove.