Report del 6 novembre ’25 [ Continuazione del quarto report. Terza e ultima parte ]

Ritenendo opportuno lasciar spazio per trattare degli accadimenti sempre più tragici relativi alla Palestina a chi ne conosce a fondo e ne vive la realtà, ho chiesto all’amica Susanna Bernoldi, da anni impegnata in attività di volontariato svolte direttamente sul campo, di poter pubblicare su “Trucioli Savonesi” i report che ha scritto ed eventualmente quelli che scriverà al riguardo.
Recarsi in Palestina è cosa molto difficile, pericolosa e rara, per cui non bisogna perdere l’occasione di ascoltare la sua testimonianza, la cui affidabilità e valore sono letteralmente certificati dall’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica conferitole dal Presidente della Repubblica il 27 dicembre 2019.

Ecco il report

Ora un breve report da un villaggio beduino dove sono due nostre attiviste che stanno svolgendo un compito importante.
 “Dopo alcuni giorni impegnati nella raccolta delle olive insieme a tanti internazionali, Sofia e Silvinka, attiviste proPal di Imperia, hanno aderito alla richiesta di portare il proprio contributo di deterrenza in un accampamento beduino che è già stato attaccato e parzialmente distrutto dai coloni.  Vicino a loro una casa ed un giardino con piante di limoni, aranci e piccoli ulivi che è stata abbandonata forzatamente per gli attacchi subiti.
 La vita qui è molto semplice, il paesaggio bellissimo, le albe e i tramonti sono spettacolari, ma l’atmosfera, come dice Silvinka, ricorda Il Deserto dei Tartari di Buzzati.
Si è sempre in attesa che succeda qualcosa, ma non si sa quando accadrà.
Si sa solo che è inevitabile.
Noi stiamo di guardia a turno di notte in modo che la famiglia e la donna incinta all’ottavo mese, possano riposare ed avere un po’ di tranquillità.
Sono tutti gentili ed ospitali.
Nei momenti di non allarme, si conversa con il traduttore e si prende il the.  

La vita delle donne qui è inevitabilmente dura, ma c’è molto affetto fra tutti e molta sensibilità verso di noi.
Questa mattina al turno delle 5, la nonna stava già preparando il pane ed i bambini si preparavano per la scuola che raggiungono con l’asinello per le colline per evitare la strada sterrata in cui potrebbero incrociare i coloni.
Sembra tutto molto bucolico se non fosse che intorno a noi, nel villaggio vicino, regolarmente entrano le forze di occupazione che feriscono, come la scorsa settimana, 2 ragazzi o uccidono come è accaduto a metà settembre.
Anche questa mattina l’esercito è entrato ed ha portato via un ragazzo ferito tempo addietro, ancora in cura, che avrebbe dovuto andare oggi in Giordania per nuove cure non possibili in Palestina.
La notte scorsa è stata molto movimentata, abbiamo avvistato dei coloni in macchina che raggiungevano un uliveto, ma per fortuna sono stati bloccati dagli abitanti del villaggio accorsi in aiuto.
Ora, in questo momento, i coloni si sono posizionati nell’uliveto dove sembra esserci un pozzo. Nessun dubbio, Israele vuole questa terra e la poca acqua che non controlla ancora, ma basta pensare alla giovane dodicenne della famiglia, che studia, parla benissimo inglese, balla con esuberante vitalità; la stessa che mette nell’imparare il tiro con la fionda, per dare significato alla parola Sumud.

Fulvio Baldoino

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