Report del 6 novembre 2025. [ Continuazione del quarto report. Seconda parte ]

A Palestinian boy sits on a chair with a national flag as Israeli authorities demolish a school site in the village of Yatta, south of the West Bank city of Hebron and to be relocated in another area, on July 11 2018. (Photo by HAZEM BADER / AFP)
Ritenendo opportuno lasciar spazio per trattare degli accadimenti sempre più tragici relativi alla Palestina a chi ne conosce a fondo e ne vive la realtà, ho chiesto all’amica Susanna Bernoldi, da anni impegnata in attività di volontariato svolte direttamente sul campo, di poter pubblicare su “Trucioli Savonesi” i report che ha scritto ed eventualmente quelli che scriverà al riguardo.
Recarsi in Palestina è cosa molto difficile, pericolosa e rara, per cui non bisogna perdere l’occasione di ascoltare la sua testimonianza, la cui affidabilità e valore sono letteralmente certificati dall’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica conferitole dal Presidente della Repubblica il 27 dicembre 2019.
Ovviamente è necessario premettere una sia pur stringatissima presentazione:
Susanna Bernoldi è referente del Gruppo AIFO Imperia con esperienze di servizio volontario nelle Case di Madre Teresa a Calcutta, nelle Missioni Comboniane in Sud Sudan, in Amazzonia ( e in molto altro ).
Ha conosciuto, grazie al Pellegrinaggio di Giustizia di Pax Christi nel 2009, il dramma delle violazioni dei diritti umani sofferte dal popolo palestinese ad opera del governo e quindi dell’esercito e dei coloni israeliani dal 1948.
Dal 2011 è attivista nell’ISM, International Solidarity Movement, che opera secondo i principi della non-violenza.
Ecco il report:
Vi parlo ancora di Beita dove eravamo il 31 ottobre e anche il 4.
Beita è Storia, è un modello di tenace resistenza popolare che sfida la colonizzazione israeliana.
Gli abitanti continuano a resistere contro l’occupazione del monte Sabih, sopra il paese, occupato illegalmente dall’out post Evyatar legalizzato nel 2024.
A Beita, solo dal 2020 sono stati uccisi 17 palestinesi, ma sono ben di più in totale e tra questi molti minori.
I soldati di occupazione sparano alla testa, sparano anche quando la manifestazione è terminata, sparano per uccidere anche gli internazionali come nell’agosto 2024 quando ferirono gravemente l’attivista americano Amado Sison cercando anche di impedire che venisse soccorso bloccando l’ambulanza.
Solo poche settimane dopo un cecchino israeliano ha ucciso la giovane americana Ayesenur, 26 anni, a manifestazione conclusa, con un proiettile alla testa.
Questa non è difesa, questo è omicidio da parte dell’esercito più Amorale del mondo.
Eravamo pronti al gas, agli spari, agli attacchi dei coloni…. Invece tanti soldati, dopo averci bloccato, hanno concordato con i contadini alcune ore di lavoro ed è stato un raccogliere a razzo le olive con, a due o tre metri, i soldati.
Molti di noi sono stati identificati. Al termine, mentre si pensava non vi sarebbe stato più alcun problema, rilassati, mentre gustavamo i felafel e altre cose buone offerte dai contadini… ecco l’allarme: 10 coloni a volto coperto stavano correndo giù per la collina brandendo I bastoni.
I coloni sanno usare solo il linguaggio della violenza.
Abbiamo iniziato la fuga su per l’erta salita che ci ha riportato al villaggio…. Ci è andata bene… Ma che senso ha? Raccogliere le olive quasi come ladri, correre da un albero all’altro appena i contadini sistemano i teli per terra, sempre lo sguardo attento attorno e dover fuggire dinanzi a miseri esseri cresciuti nella convinzione che I Palestinesi sono gli usurpatori, addirittura degli insetti – come li definì il primo ministro israeliano Menachim Begin, premio Nobel per la Pace (!)
Questo… giusto per ricordare che non è iniziato tutto il 7 ottobre e che la pulizia etnica è nella mente e nel cuore dei governi israeliani che si sono succeduti.
A proposito, avete letto che il Parlamento Israeliano ha dato la prima approvazione alla legge sulla pena di morte in caso di omicidio SOLO per i Palestinesi? Non hanno più bisogno di parvenza di correttezza ed umanità: gli ostaggi israeliani sono stati liberati. Possono riprendere alla grande – in tutte le forme possibili – il genocidio in Gaza e in Cisgiordania.
La nostra esperienza sta per finire.
Partiamo con dentro di noi i semi del coraggio, del saper lottare per i Diritti in cui crediamo, che i Palestinesi ci hanno donato.
Loro, lo crediamo con Darwish, rimarranno fino a che rimarrà il timo e l’ulivo! E noi ritorneremo.