Report del 13 agosto 2025 dalla Cisgiordania ( Secondo report )

I colori caldi di questa terra.
Ritenendo opportuno lasciar spazio per trattare degli accadimenti sempre più tragici relativi alla Palestina a chi ne conosce a fondo e ne vive la realtà, ho chiesto all’amica Susanna Bernoldi, da anni impegnata in attività di volontariato svolte direttamente sul campo, di poter pubblicare su “Trucioli Savonesi” i report che ha scritto ed eventualmente quelli che scriverà al riguardo.
Recarsi in Palestina è cosa molto difficile, pericolosa e rara, per cui non bisogna perdere l’occasione di ascoltare la sua testimonianza, la cui affidabilità e valore sono letteralmente certificati dall’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica conferitole dal Presidente della Repubblica il 27 dicembre 2019.
Ovviamente è necessario premettere una sia pur stringatissima presentazione:
Susanna Bernoldi è referente del Gruppo AIFO Imperia con esperienze di servizio volontario nelle Case di Madre Teresa a Calcutta, nelle Missioni Comboniane in Sud Sudan, in Amazzonia ( e in molto altro ), ha conosciuto, grazie al Pellegrinaggio di Giustizia di Pax Christi nel 2009, il dramma delle violazioni dei diritti umani sofferte dal popolo palestinese ad opera del governo e quindi dell’esercito e dei coloni israeliani dal 1948.
Dal 2011 è attivista nell’ISM, International Solidarity Movement, che opera secondo i principi della nonviolenza ed è a guida palestinese a fianco di pastori, coltivatori, cittadini palestinesi vittime di violenze estreme nella Cisgiordania occupata che hanno lo scopo di portare a termine la pulizia etnica di tutta la Palestina iniziata da Ben Gurion con la Nakba nel maggio 1948, già voluta e scritta dal Sionismo nel 1897.
Ecco il report:
L’atmosfera tra noi attivisti è veramente bella. Sempre pronti ad andare presso le comunità
beduine per accompagnare i pastori con le greggi, ad aiutarli nella raccolta di una pianta
che fa parte della loro alimentazione (ottima!) e a trascorrere le notti presso le famiglie che
temono l’incursione dei coloni. E l’impegno degli “chefs” e l’allegria a tavola!
Abbiamo due coordinatrici: una italiana ed una pakistana che svolgono un grande lavoro in
costante collegamento con le famiglie, ma se siamo qua così operativi è grazie a Rashid
. Khudairi, il fondatore della Jordan Valley Solidarity, organizzazione palestinese che dal
2003 è a fianco delle comunità beduine costrette a fronteggiare la violenza dell’esercito e
dei coloni.
Sappiamo che tutta la Cisgiordania, dal 7 ottobre 2023, ha visto intensificarsi in modo
esponenziale gli attacchi dell’esercito e dei coloni e se c’è voluto un genocidio perché il
mondo si accorgesse di Gaza, chissà che cosa occorrerà per rendersi conto della brutale
pulizia etnica in corso nei Territori Occupati.
Alcuni aggiornamenti che vorrei tanto non dare.
Nella regione a Sud di Hebron, ove è in corso una devastante demolizione di 12 villaggi
con la perfetta cooperazione soldati-coloni:
. Khirbet Al-Rakeez, nella regione di Massafer Yatta.. Sheikh Al-Saeed Al-Amur è
stato nuovamente assalito dai coloni mentre lavorava la sua terra sorreggendosi con la
stampella, perché quattro mesi fa i coloni che lo attaccarono – il motivo è sempre quello:
costringere i palestinesi ad abbandonare le loro proprietà – gli spararono alla gamba…
forse con un proiettile dum-dum che esplode nel corpo? Sheikh ha subito l’amputazione
della gamba destra. Lo hanno nuovamente ferito e abbandonato a terra dove è rimasto
fino all’arrivo dell’ambulanza. Ha dichiarato: “Non ho paura di un colono o dell’esercito.
Temo solo Dio. Io rimango nella mia terra a costo di morire. Non cedo all’occupante”.
Per i coloni, naturalmente, nessun arresto….

Masafer Yatta. Sheikh a terra.

Masafer YUatta. Sheikh soccorso da attivisti e ambulanza.

Sheikh in ambulanza.jpg
. Comunità beduina di Ein Ayyoub vicino a Dair Amman, a ovest di Ramallah.
L’ennesimo attacco dai coloni si è concluso con l’ingiunzione agli abitanti di andarsene in
24 ore (!); l’esercito, giunto dopo l’assalto, ha ordinato alla comunità di abbandonare tutto
entro una settimana, ma la sera stessa i coloni hanno lanciato un drone con il messaggio
che intimava di andarsene entro le 7 del giorno successivo. Forse, per essere più
convincenti, nella notte sono tornati ed hanno dato fuoco alle strutture della comunità
(foto). L’esercito l’ha dichiarata zona militare chiusa. Ora le 130 persone che vivevano di
pastorizia sono costrette ad andarsene… ma dove.. se il progetto di colonizzazione
prevede il furto di tutta la Palestina? Tantissimi che ora vengono cacciati dalle loro terre
appartengono a famiglie che avevano già perso tutto nel 1948, con la Nakba, altri vivono
nelle terre dei loro avi. Dove? Alcuni nostri attivisti sono stati con la gente, al loro fianco
rischiando l’arresto.
Molte volte, quando so di questi drammi, provo a immaginarmi ad essere nei loro panni.
Perdere tutto… il risultato di tanti anni di lavoro, il futuro dei tuoi figli… Non importa che la
casa sia di 100 mq o una costruzione di legno e metallo, molto frugale: è la tua casa e
attorno la terra per il pascolo delle pecore che ti consentono di vivere dignitosamente.
Tutto perso.

Coloni incendiano strutture comunità beduina per costringerli ad andarsene.
– Khirbet Yarza, villaggio nei cui pressi hanno istituito il check point di Taiar Sir, è stato
attaccato da coloni con l’intento di distruggere i tubi dell’acqua. La gente della comunità si
è opposta. I coloni hanno chiamato l’esercito. Secondo voi? I soldati hanno arrestato 10
abitanti, otto dei quali rilasciati nelle 24 ore, mentre due sono stati portati nella tristemente
nota prigione di Ofer, vicino a Ramallah, conosciuta per le condizioni estreme di
detenzione: si dorme per terra, nessun cibo, periodiche incursioni dei soldati con insulti,
sputi e percosse. Questa è da sempre la democratica Israele verso il popolo palestinese.
. Ieri sera, martedì, due nostri attivisti che erano con una comunità assalita – anche lì – con
l’intento di tagliare le tubazioni dell’acqua, sono stati minacciati e percossi in modo
brutale, per fortuna senza conseguenze come accertato nell’ospedale dopo visita e raggi.
Il problema è che migliaia di coloni, grazie al ministro della sicurezza Ben Ag Vir,
notoriamente fomentatore di violenze, sono stati armati e – con una simil divisa militare –
elevati al rango di soldati dell’esercito e tanti sono esaltati, privi di qualunque regola,
convinti di essere i legali proprietari della Palestina e di avere il diritto di cacciare i
Palestinesi e rubare loro terra, case, campi coltivati, animali.
Ma la notizia più devastante di questi giorni è stato il bombardamento della tenda che
ospitava giornalisti e fotografi di Al Jazeera a Gaza. Un brutale assassinio. Siamo a 230
giornalisti uccisi in quella piccolissima striscia dove nessun reporter straniero è ammesso,
israeliano. I giornalisti Anas Al-Sharif e Mohammed Al-Qreiqea, i fotografi Ibrahim Zaher e
Mohamen Aliwa e l’autista Mohammed Noufal. Tutti sapevano di essere un target
dell’esercito di occupazione, ma con un coraggio estremo hanno continuato a lavorare sul
campo; Anas, molto conosciuto e stimato, ad aprile aveva scritto il suo testamento che è
per me una poesia. Sono parole di amore. Per chi lo vuole vi è il link in una delle foto.
Già troppo per questo report, ma troppo poco per contenere la sofferenza vissuta con una
dignità che ci lascia sconcertati. Poco per descrivere la gentilezza di questo popolo, la
forza incredibile attinta da una fede incrollabile.
Sto ricevendo tantissimo. Grazie Palestina!
P.S…. a proposito … oggi 45 gradi….
PPS. All’aeroporto di Ben Gurion a Don Nandino Capovilla, uomo di pace, responsabile di
Pax Christi che stava accompagnando un gruppo per il Pellegrinaggio di Giustizia, è stato
negato l’ingresso perché “Pericoloso per la sicurezza nazionale”. Tristemente ridicoli.
Susanna
DELITTI E CASTIGHI. Se un report con numeri di morti e feriti fa un effetto, questo si moltiplica quando si passa all’orrore di singoli episodi, come quelli qui descritti, che descrivono la malvagità gratuita, che può esplicarsi grazie alla complicità del tiranno e alla connivenza, o meglio all’incitamento a delinquere da parte delle cosiddette autorità.
Mi preme qui aggiungere il silenzio totale degli organi di informazione su quella che, di fronte a questi delitti, reiterati negli anni, è stata un’adeguata punizione da parte del Qatar dopo il bombardamento israeliano di Doha, giustificato, al solito, dalla presenza di “terroristi”, che in altri tempi e contesti si sarebbero chiamati liberatori. Il Qatar ha dimostrato la precisione e la potenza di fuoco di cui è capace, colpendo 24 obiettivi militari israeliani in modo devastante e trasformando la tracotanza di soldati sempre in stato di superiorità nelle condizioni in cui questi hanno sempre tenute le loro vittime. Finalmente una buona notizia, che ha pesantemente ridimensionato la superiorità militare israeliana, anche sul fronte tecnologico. E che ha -alla buon’ora- risvegliato e coalizzato tutti i Paesi del Golfo contro Israele. Nel silenzio stampa italiano….https://www.youtube.com/watch?v=sfeSg2aCj0A