Quando l’incompetenza diventa sistema e la politica smette di fare politica
La rubrica firmata da Alberto Bonvicini, già comandante della Polizia Postale di Savona, ci accompagnerà con riflessioni dedicate all’impatto dei social network, di internet e delle nuove tecnologie sulla nostra società.
Con lo sguardo esperto di chi ha vissuto in prima linea l’evoluzione (e le derive) del mondo digitale, Bonvicini ci offrirà analisi lucide e senza filtri su temi che toccano da vicino il nostro quotidiano: dalle devianze giovanili alla cultura dell’emulazione, dal web come strumento educativo o distruttivo fino al lento smarrirsi del senso critico.
Uno spazio di pensiero libero, per leggere con occhi diversi quello che ci succede intorno
Parlamento, incompetenza e ipocrisia: una lunga deriva
C’è chi sostiene che in Parlamento, negli anni, sia entrato anche chi con la politica aveva poco o nulla a che fare. È un’osservazione che ritorna spesso, soprattutto quando si ricordano figure simboliche del passato, eppure il problema non è mai stato davvero il “personaggio fuori dagli schemi” tipo Ilona Staller, candidata ed eletta con il Partito Radicale.
Ritengo che sia stato immensamente meno grave aver portato una pornostar – non l’unica – a Montecitorio, piuttosto che aver messo lì intrallazzatori e ignoranti di ogni specie
Molto più grave, semmai, è stato l’ingresso sistematico di mediocrità, impreparazione e arroganza. Non di rado abbiamo assistito a scene che facevano sorridere nei programmi satirici, ma che in realtà erano tutt’altro che divertenti: rappresentanti istituzionali incapaci di rispondere a domande elementari su leggi e provvedimenti, talvolta infastiditi dal semplice fatto di dover rendere conto del proprio ruolo.
Negli anni si è così consolidata una classe politica spesso più assente che presente, più interessata alla visibilità che al lavoro parlamentare, capace però di maturare privilegi e pensioni con una disinvoltura che contrasta con la fatica quotidiana di milioni di cittadini.
Il paragone con la Prima Repubblica, pur con tutti i suoi limiti e le sue ombre, resta inevitabile. C’erano figure come Aldo Moro che, terminata la giornata politica, tornavano all’insegnamento, allo studio, al confronto culturale. Oggi, troppo spesso, la politica appare come un mestiere autoreferenziale, chiuso in un circuito mediatico fatto di talk show, slogan e pose studiate.

Fanfani, Saragat, Moro
E gli eletti degli anni ’80/’90 dove si recavano? Vabbè, lasciamo stare.
E quelli eletti negli anni 2000/20 al massimo possono andare a Zelig, per chi ride facile, o al Luna Park, però messi al posto del pungiball, o all’interno delle grotte dell’orrore o sui calci in culo.
Eppure l’arroganza con cui rispondono o la supponenza con cui presenziano ai talk TV è veramente stupefacente.

Schlein, Conte, Renzi e Calenda
In questi anni li abbiamo visti indignarsi o scaldarsi quando erano nel plotone d’esecuzione contro chi non si voleva vaccinare “a ragione”, che va ben distinto dai no-vax, oppure scagliarsi contro chi era stato più furbo di loro.
Negli ultimi decenni non sono mancati casi di sprechi, leggerezze e comportamenti inopportuni, che hanno progressivamente eroso la fiducia dei cittadini. Qualche tentativo di maggiore rigore c’è stato, ma spesso tardivo e incompleto, lasciando l’impressione che le responsabilità vengano affrontate solo quando diventano impossibili da ignorare.
Anche la stagione dei cosiddetti “governi tecnici” (Monti e Draghi) ha inciso su questo clima. Da un lato ha imposto maggiore sobrietà, dall’altro ha evidenziato quanto fragile fosse l’autorevolezza di una politica che, messa sotto pressione, ha reagito più per paura che per convinzione.

Draghi e Monti
Arrivando ai giorni nostri, la leadership di Giorgia Meloni si distingue per pragmatismo e capacità comunicativa, ma resta circondata da una classe dirigente disomogenea, spesso impreparata e talvolta prigioniera di logiche di rivalsa interna più che di visione istituzionale. A questo si aggiunge una certa ipocrisia nei rapporti internazionali, dove la retorica della forza si scontra con una realtà fatta di dipendenze e compromessi inevitabili.

PUBBLICITA’
Guardando avanti, la vera domanda resta aperta: il futuro offrirà finalmente una classe politica più competente, onesta e socialmente responsabile? Una politica capace di non limitarsi a smantellare strumenti esistenti, ma di costruire alternative concrete per chi perde il lavoro, per chi resta indietro, per chi non ha più tutele.
Si parla già di nuovi duelli politici, di figure emergenti come Silvia Salis contrapposte ai leader consolidati. Come sempre accade, molto dipenderà non solo dai nomi, ma dal contesto e dalla capacità di interpretare un Paese stanco di promesse e sempre più diffidente.
Silvia Salis è furba, sveglia, intelligente e a Genova ben inserita. E a Genova essere inseriti non è facile come a Roma, Milano, Torino o Napoli. A Genova, se fingi o fai il furbo, te la fanno pagare e ti mettono all’angolo.
E forse così si è arrivati a un dualismo Giorgia-Silvia, centrodestra contro campo largo.
Per me sarà come Juve-Inter o Inter-Milan, ma anche Genoa-Roma: non sai mai come va a finire, con buona pace di Elly, Conte, Renzi ecc., che ormai con i loro voti vincerebbero forse le elezioni… a San Marino.
Alla fine, potrebbe essere una partita aperta fino all’ultimo, come certi derby storici: combattuta, imprevedibile, ma decisiva. Con una certezza però: senza un serio cambio di qualità nella rappresentanza, nessuna vittoria potrà davvero dirsi tale.
Alberto Bonvicini