POLITICA E PIATTI FORTI IL DILEMMA ITALIANO TRA PRODUZIONE E PROPAGANDA

POLITICA E PIATTI FORTI IL DILEMMA ITALIANO TRA PRODUZIONE E PROPAGANDA

La politica industriale è tornata prepotentemente al centro del dibattito nazionale ed europeo. In un panorama globale instabile, segnato da crisi, tensioni geopolitiche e dalle ineludibili transizioni ecologica e digitale, l’Italia, Paese dalla forte vocazione manifatturiera, si trova di fronte a un bivio cruciale: rafforzare la competitività e la resilienza del suo sistema produttivo o cedere alle sirene di un dibattito pubblico spesso concentrato su facili polemiche.

Il vero nodo economico, l’urgente necessità di ripensare il ruolo dello Stato, incentivare la collaborazione tra pubblico e privato, sostenere l’innovazione tecnologica e una produzione sostenibile, rischia di essere messo in ombra da questioni più mediatiche che strutturali.

Come in una ricetta tipica ligure, lo Zimino di Ceci alla Genovese, dove la riuscita non dipende solo dalla qualità degli ingredienti e dal procedimento, ma anche da quell'”amore e passione per la propria terra e le proprie tradizioni” che sono un ingrediente fondamentale, così la politica italiana sembra dimenticare l’ingrediente base: la coesione sul progetto Paese.

Mentre l’urgenza economica chiede di cuocere a fuoco lento una strategia industriale solida, la cronaca politica si perde in contorni surreali. L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York, astro nascente socialista, viene introdotta nel menu del dibattito italiano con dichiarazioni che spaziano tra l’esaltazione del centrosinistra per la “splendida vittoria” anti-Trump e l’allarme del centrodestra per la “resa culturale dell’Occidente” e l’arrivo di un “incubo” pro-gender con politiche “comuniste”.

Queste esternazioni, un trito fine di carote, cipolla e sedano politico, distolgono l’attenzione dal piatto principale. L’elezione di un sindaco oltreoceano, per quanto simbolica, diventa la scusa per rinfocolare una polarizzazione che impedisce di concentrarsi sui “ceci secchi” da mettere in ammollo, ovvero le riforme strutturali dell’industria.

Allo stesso modo, la classifica dei redditi dei politici italiani, che vede in testa nomi di spicco del centrodestra e redditi più contenuti sul fronte della sinistra, pur essendo un dato di trasparenza interessante, è un contorno che non sfama l’esigenza di affrontare la crisi energetica, la carenza di materie prime e la necessità di investimenti massicci in ricerca e sviluppo.

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Le dichiarazioni sulle politiche di Mamdani, che spaziano dalla sanità universale all’aumento delle tasse per i miliardari, trovano eco nel centrosinistra che le vede come la dimostrazione che “si può fare, negli Usa come in Italia”, con un’enfasi sul “tema degli ultimi”. Il centrodestra, invece, preferisce sfumare la questione con il “mezzo bicchiere di vino bianco” dell’evaporazione, sostenendo che “New York non rappresenta l’America profonda” e che l’elezione è un simbolo del declino.

Intanto, nel limbo, attende lo Zimino di Ceci, la politica industriale italiana, il piatto sacro che dovrebbe confortare la nazione. Serve schiacciare una piccola parte di ceci, cioè intervenire concretamente su alcune leve economiche, unire gli aromi, ovvero far convergere le forze politiche su obiettivi comuni, e allungare il brodo con l’acqua di cottura, cioè le risorse nazionali ed europee, unendo anche le bietole, ovvero la produzione sostenibile e la transizione ecologica.

L’eredità di Forattini, il vignettista recentemente scomparso, che con la sua matita trasformava la politica in teatro, ricorda come l’ironia sia stata per decenni un modo per raccontare il potere con ferocia e leggerezza. Oggi, però, la leggerezza rischia di prevalere sulla ferocia dell’analisi economica.

Giorgio Forattini

La sfida è togliere il coperchio e servire un piatto di politica industriale cucinato a puntino, evitando che gli ingredienti della polemica estera e della disquisizione interna sulla ricchezza dei leader finiscano per bruciare il vero pasto della nazione. Il rischio è di offrire ai cittadini solo crostini di pane e una macinata di pepe, lasciandoli senza il conforto del piatto forte.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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