Pensando conto terzi fallì pure Gesù
E pure l’Umanità, prima di finire invasa dai “ruminanti del sapere incapaci di capire”, aveva percorso un cammino incalcolabile affidata al super pensiero di Madre Natura che sapeva, capiva e provvedeva a garantire a tutti gli esseri viventi, istintivamente istruiti a rispettare il Creato, una vita povera ma con futuro assicurato dai cinque elementi vitali: acqua, cibo, sole, vento, alloggio.Poi a partire da Talete, i filosofi iniziarono a spiegarci che il “melone” che ci portiamo in giro sulle spalle, se riempito di conoscenza, serve per pensare una forma migliore di vita; e lentamente i sistemi sociali, grazie al pensiero filosofico, matematico e derivati, si sono evoluti fino al secolo scorso quando hanno incominciato ad ammalarsi di crescita tumorale di saperi e di sapienti, insomma di “iperscolarismo“.
E questa crescita patologica di “sotuttoio”, “ma a fare pensarci tu”, ha finito per impoverire il mondo di operatori capaci e ha reso i sistemi sociali tanto costosi e complessi, che ora tutti gli umani, anche se hanno una cultura al massimo livello filosofico o scientifico, rimangono scolari a vita, dipendenti per le cose che non sanno, dai “padreterni” della cultura.
Oltre agli imprenditori piccoli e grandi, dipendenti a vita, da ingegneri, commercialisti e avvocati; anche i politici, i giudici, i burocrati, i giornalisti, i professionisti, i banchieri, tutte le teste d’uovo sono “tributarista dipendenti”.

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Ma il pensiero conto terzi, cioè pensato da tizio e venduto a caio, per quanto possa essere in teoria valido e utile, ha una valanga di controindicazioni, almeno per due ragioni fondamentali:
1) Perché chi prova a tradurre in azione il sapere teorico attinto da altri; non avendo la stessa intelligenza del maestro, finisce per annacquarlo, e invece dell’utilità promessa, genera per sé, per la collettività e per l’ambiente solo danni.
2) E non basta; nel tempo trascorso tra l’apprendimento e l’uso pratico di un sapere “scientifico”, ci può essere stata una tale mutazione di variabili, da rendere l’azione teoricamente risolutiva, inefficace e persino devastante.
3) E ancora, giuridicamente il professionista, pensatore conto terzi, è considerato autonomo, e come persona non è escluso che lo sia al 100%; ma il suo pensiero, senza un soggetto agente che lo converta in azione produttiva e contributiva, è improduttivo, dipendente di fatto.
Quindi un pensiero che promettesse miracoli se tradotto in azione personalmente dall’autore, potrebbe diventare fallimentare o catastrofico, in mano a soggetti non altrettanto qualificati o tradotto in azione in un tempo e/o luogo sbagliato o con mezzi impropri o insufficienti.
Nemmeno le basi scientifiche da cui ha avuto origine la bomba atomica erano state pensata per estinguere l’umanità, ma in mano a soggetti sbiellati, ora quella aggeggio infernale può questo ed altro.
Pensate a quante patenti di guida fasulle vengono distribuite, e quanti invalidi e morti costano a livello planetario per incidente stradale.
Per non parlare delle lauree e dei master non proprio meritati che poi servono solo agli arrampicatori sociali per sfruttare o derubare popoli e Stati. Alla faccia della cultura, politica e mercato che tutti promettono e giurano di usare con funzione salva poveri! Campa cavallo che l’erba cresce!
Vale a dire che se in un corso ti insegnano a scrivere aste verticali, per quelle orizzontali devi prendere la seconda laurea. E per rendere complementare e compatibile filosofia, religione e scienza non ti basterà nemmeno il master, con lezione privata dal Padreterno.Insomma, il pensiero conto terzi di professori, professionisti, burocrati e politici ormai non può essere abolito, ma andrebbe istituita la patente di guida e la polizza di assicurazione, per evitare che l’insostituibile arma della conoscenza, (patrimonio dell’umanità), ormai polverizzata fino a renderla inefficace, sia messa in mano a soggetti poco affidabili che la usano per accaparrarsi profitto e potere individuale, seminando danni insanabili per l’umanità e il pianeta.
Perciò, chi volesse imparare a pensare, affidi pure il suo cervello ad un professore o un professionista bravo, l’Italia non sarà mai sprovvista.
Ma non si illuda di essere autonomo, perché la vera intelligenza si sviluppa agendo, sbagliando, correggendo e continuando a pensare socraticamente di non sapere abbastanza, di non sapere un c****.
Negli anni Settanta un paio di filosofi di marca buona, incominciarono ad insinuare timidamente che “la scuola è morta” e l’Europa può essere salvata solo dalla “descolarizzazione”: ma hanno fatto un buco nell’acqua.Ora domandiamoci prima che sia tardi: non sarà che il liberismo si è ammalato di “iperscolarismo“: di abbondanza di pensatori, carestia di operatori e conseguente scarsa produttività, nonché strozzinaggio fiscale e finanziario come inevitabile conseguenza?
Credo sia legittimo dubitare della cultura e della politica che promettono civiltà, progresso, giustizia e pace sociale crescente, ma continuano a generare ovunque fame, rischio di fallimento persino per le banche, rischio di default per gli Stati, e guerra ideologica, sanitaria, economica e militare a tempo indeterminato. E sulla devastazione ambientale e relativi sconvolgimenti climatici assassini stendiamo pure un velo pietoso.
Se l’istruzione fosse davvero determinante per la produttività economica e la pace sociale; la disponibilità di denaro e il potere d’acquisto dovrebbe crescere per tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi.
Franco Luceri da il rebus della cultura