Note a margine degli Xenia: Xenia I, 8
Xenia I, 8
La tua parola così stenta e imprudente
resta la sola di cui mi appago.
Ma è mutato l’accento, altro è il colore.
Mi abituerò a sentirti o a decifrarti
nel ticchettìo della telescrivente,
nel volubile fumo dei miei sigari
di Brissago.
Come spesso accade in Montale la metrica è nascosta, non immediatamente riconoscibile.
Così anche qui abbiamo “imprudente” che rima 4 versi dopo con “telescrivente”, e “appago” che rima 5 versi dopo con “Brissago”, o allitterazioni come in “parola” e “sola” e “stenta” ed “imprudente”.
Il caso o l’involontarietà guidata dall’istinto poetico naturalmente non possono essere esclusi, ma resta che accostarsi a una poesia di Montale pensando che per essere impostata in maniera prosastica non si serva anche di accorgimenti metrici e retorici, sarebbe un errore.
Trait d’union di forma e contenuto ci viene dal terzo verso, dove
“Ma è mutato l’accento, altro è il colore” richiama il sesto verso dell’Osso breve
“si deforma il passato, si fa vecchio” di “Cigola la carrucola…”, entrambi con ictus su terza, sesta e decima sillaba, ed entrambi presa d’atto che il lutto non può ormai più essere eluso.
Un’operazione, per così dire, che viene effettuata con un inaspettato e improvviso salto nel presente. E’ solo col filtro del presente che il passato può dirci e darci ancora qualcosa.
Avvolgendolo nelle volute di fumo che qui e ora si generano da un sigaro acceso, e addirittura “sentirti” o “decifrarti” con una telescrivente, cioè con quella tecnologia in allora d’avanguardia che certo non torceva il collo all’indietro.
Il che in sostanza significa riconoscere e saper immaginare come lei, Mosca, nel suo tipico modo discreto, avrebbe saputo vivere, ed anzi suggerire, la maniera di affrontare il nuovo che avanza, il domani che si presenta; che si fa, appunto, presente.
Mantenere i ricordi in una teca, è impossibile. Forse ingiusto. Inevitabilmente si attutirebbero, si attenuerebbero. E non sarebbe il migliore degli omaggi.
Messaggi, segni, indizi da interpretare, da decifrare. Che la catena che imprigiona l’esistere si lascia a tratti sfuggire dal prodigioso evento di un “anello che non tiene”.
Nella sostanza in qualche misura simili a quelli di Irma Brandeis.
Nel modo, inequivocabilmente e completamente di Drusilla Tanzi.