NOSFERATU E DRACULA: PIU’ PASSA IL TEMPO E PIU’ PERDONO FASCINO, PER COLPA DI UN DISSACULTURAMENTO E LIBERA INTERPRETAZIONE

NOSFERATU E DRACULA: PIU’ PASSA IL TEMPO E PIU’ PERDONO FASCINO,
PER COLPA DI UN DISSACULTURAMENTO E LIBERA INTERPRETAZIONE

Ieri sera ho completato di vedere in TV, i rifacimenti dei vari film di Dracula e Nosferatu, niente da dire sul secondo titolo che comunque é un rifacimento più studiato e spettacolare a confronto dei suoi precedenti di Murnau ed Herzog, che restano comunque per il periodo, dei capolavori, a parte Nosferatu a Venezia di Augusto Caminito del 1988, che fu già abbastanza una visione distorta, o meglio un omaggio all’attore dei due rifacimenti Klaus Kinski.

Sul Dracula – L’amore perduto di Luc Besson, bisogna però per forza andarci giù forte, a mio giudizio prettamente personale, resta abbastanza una boiata che discosta di molto il capolavoro del libro di Bram Stocker e sopratutto anche se già in quello di Coppola vi sono state libere digressioni ed interpretazioni dal libro originale, trovo quello di Besson assai lontano anche dalla sceneggiatura di quest’ultimo.
Il nuovo film relega la storia di Dracula ad essere una storiella LBGT, molto Woke un pochino come forse piace tanto ai qualunquisti e perbenisti odierni.

Poche, veramente poche le scene horror, ed una costante ricerca del piacere ad ogni costo ed ogni modo a tutti, col risultato di rendere ridicolo e quasi un ballerino, l’attore principale Caleb Landry Jones, che assieme a Zoe Blue formano la coppia di Principi di Valacchia.
Certe interpretazioni prettamente cinematografiche e molto personali, le trovo sempre di pessimo gusto.

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L’unico attore degno di nota è il solito Christophe Waltz, che qui non è Van Helsing ma un prete tedesco che è esperto di Vampiri e di esorcismi, però non si discosta mai dalle sue precedenti interpretazioni, nei film di Tarantino e rischia così di diventare assolutamente noioso.
Poi c’è l’emergente e giovane Matilda De Angelis, veramente brava e bella nella reinterpretazione di una Lucy che qui diventa Maria, vampira nobile di 150 anni, scomponendo però ancora il racconto originale.
La frontiera di Francia e Romania vicine, l’uso dell’esercito Rumeno e dell’artiglieria per prendere il castello di Dracula, distrugge una storia che poteva essere interessante, se, veramente incentrata sul vero amore tra Vlad II ed Elizabetha.
Spostare la Transilvania ai confini della Francia o usare l’artiglieria pesante trasforma un duello spirituale e antropologico in una banale guerra d’assedio.
Ma quale Rumeno avrebbe distrutto il mito di Vlad II Tepes, seppure avesse scoperto la verità sul vampirismo?
In Romania vi è un culto vero e proprio, profondo e radicato per queste due figure, compreso Dracula, che addirittura nel futuro è prevista la costruzione di una vera e propria Disneyland sul personaggio di Stocker e sull’eroe nazionale.
In questo film si perde il fascino del “viaggio verso l’ignoto” sulla nave, per arrivare a Londra che caratterizza la prima parte del libro, che invece acquista spazio nel nuovo Nosferatu visto recentemente.

Poi i Gargoiles come aiutanti del vampiro e lo spostamento a Parigi della storia, per puro campanilismo, per non dire di altre personali visioni come il profumo che ammalia, che ne hanno decimato il nesso con tutte le altre interpretazioni e col libro in maniera veramente grottesca e ridicola.
Spesso le produzioni contemporanee sacrificano la fedeltà storica o letteraria per rincorrere al sentimento del momento, o per celebrare la propria identità nazionale (come Parigi nel caso di Besson), col rischio di creare un prodotto che invecchierà malissimo e di cui veramente pochi se ne ricorderanno, scaricheranno o acquisteranno il DVD, questo è il risultato, diventare un sottoprodotto da filmetto di serie B, che nemmeno la Universal o la Hammer film, avrebbero mai osato, sebbene le decine di film prodotti negli anni da queste due grandi case.
Nonostante Bram Stoker’s Dracula di Coppola (1992) avesse introdotto la sottotrama così palesemente romantica, (assente nel libro, dove Dracula è pura malvagità), e la scena del castello con l’arrivo di Van Helsing sembrava un film Western, manteneva una estetica barocca e un rispetto per il folklore che davano dignità al mito.
Aveva più rispetto dei Francesi e dei Rumeni sicuramente Coppola stesso.
Besson come al solito fa conto sull’estetica patinata, ed al multisesso ora di moda, facendo il pallone gonfiato alla Macron e sgonfia un mito della letteratura e del cinema horror, relegandolo a filmetto per compiacere, ma ottiene l’esatto contrario.

Il passaggio dal gotico classico di Stoker (fatto di atmosfere, epistole e terrore strisciante) a una sorta di action-fantasy moderno saturo di messaggi politici o sociali finisce spesso per snaturare il senso di minaccia ancestrale che il Conte rappresenta.
Per rispetto alla cinematografia e alla libera interpretazione, ma soprattutto al lavoro degli attori non vado oltre, perché il giudizio totale è un 4 appena strappato…
Chissà oltre a Stocker, come si rigirano nella tomba e cosa penserebbero Bela Lugosi e Christopher Lee?

 

Paolo Bongiovanni
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