Non è terrorismo ma vuoto mentale. Che fa comodo a destra e a manca
Non è terrorismo ma vuoto mentale
Che fa comodo a destra e a manca

Dalle parti del governo e dei partiti di maggioranza, prendendo spunto dai fatti di Torino, si insiste sul pericolo dell’eversione rossa e sempre più frequentemente si evoca il fantasma del terrorismo degli anni di piombo. Il video choc del poliziotto a terra pestato dagli “antagonisti” sarebbe una testimonianza eloquente a suffragio di queste tesi. Tesi che sono, in realtà, delle supreme sciocchezze a riprova del deserto culturale e cognitivo della sedicente destra. I fatti di Torino, al pari delle manifestazioni pro pal, sono un semplice fenomeno delinquenziale aggravato dalla incapacità di prevenire e reprimere di chi ha la responsabilità di garantire l’ordine pubblico. In questa circostanza si è sfiorato il ridicolo: si sapeva che nei covi dei centri sociali e dei collettivi studenteschi ci si stava preparando attivamente alla guerriglia urbana e a fronteggiare le cariche della polizia; i telegiornali avevano rese pubbliche le istruzioni per l’uso – comprensive di assistenza medica – predisposte dagli organizzatori ma al ministero degli interni le avevano tranquillamente ignorate. A pensar male c’è da credere che a Palazzo Chigi si fregassero le mani convinti che l’attacco alla democrazia contribuisse a rafforzare governo e maggioranza.
Ma nelle gesta e nella mente dei giovani incappucciati non c’è nulla di politico, non c’è l’ombra di un progetto rivoluzionario né la volontà di scardinare il potere. Per comprenderne il senso non servono le categorie della politica: bastano e avanzano quelle della criminologia e, meglio ancora, della psicopatologia. Intanto non è vero quello che dicono a sinistra, nel deserto dell’intelligenza simmetrico a quello della destra: sono degli infiltrati, una sparuta minoranza di disturbatori che compromettono il successo di una manifestazione pacifica e di una legittima protesta. È esattamente il contrario: quei ragazzi incappucciati che prendono a calci un poliziotto steso a terra, fracassano le vetrine, incendiano cassonetti, scagliano pietre sono lo specchio di una generazione istupidita e frustrata, che suggella il collasso della società italiana. È l’esito di una crisi di valori che ha origini remote, da quando confessionalismo e socialcomunismo hanno stretto in una morsa il progetto liberale e libertario che poteva e doveva ricostituire le basi di una nuova Italia dopo la disfatta. Il sistema formativo ha retto finché è stato alimentato dalla corrente carsica prebellica che portava con sé la splendida tradizione culturale preunitaria sopravvissuta alla retorica risorgimentale e a quella nazionalista e fascista; esaurita questa ha iniziato a scricchiolare e non ha retto alla furia iconoclastica cattolica e marxista.

PUBBLICITA’
Senza l’ossatura culturale una nazione è destinata a smarrire se stessa e ne risentono l’impianto istituzionale, la capacità imprenditoriale, la tenuta sociale. E il numero degli individui che investono di senso il loro essere nel mondo crolla drasticamente lasciando spazio all’esteriorità, all’effimero, alla fatuità e alla fuga nel divertissment. Non si raggiunge mai un punto di equilibrio ma si diffonde una crescente insoddisfazione e l’insopportabile consapevolezza di un fallimento esistenziale. Banalizzazione del sesso, povertà affettiva, un orizzonte culturale ristretto e distorto che spingono verso lo stordimento e favoriscono l’accumulo di energia inutilizzata che si scarica negli stadi e nelle piazze. Il contenuto delle proteste verbali, dei cori, delle urla è apparente e pretestuoso: a questi ragazzi della Palestina o dell’alta velocità non importa assolutamente nulla; semplicemente, come bambini incapaci di incanalare la loro energia, urlano, si agitano, spaccano. Insieme fanno paura, presi uno alla volta sono solo povere anime. Il problema è che se sono loro il nostro futuro sull’Italia cala il sipario. Dovrebbero occuparsene educatori, se ce ne fossero di seri; purtroppo sono uno strumento per la destra e per la sinistra.
Si dirà: ma alle manifestazioni non ci sono solo ragazzi, ci sono anche uomini e donne che vogliono cambiare le cose, padri e madri che hanno a cuore il destino dei loro figli. No, le persone serie, quelle che assistono impotenti alla morte della politica non vanno a protestare senza sapere per cosa protestano, senza che siano in gioco le loro reali aspettative e necessità. Il cortocircuito dei partiti impedisce loro di riconoscersi in qualsivoglia proposta di questa politica marcia e autoreferenziale e giustamente se ne stanno a casa. Se, come mi auguro,senza contarci troppo, da quel marciume verrà fuori qualcosa di credibile saranno loro a scendere in piazza e dovranno tremare le Meloni, i Tajani, le Schlein o i Bonelli e Fratoianni.
Il terrorismo è una cosa ben diversa, non ha niente a che fare con l’anarchismo infantile degli incappucciati. Il terrorismo è una strategia lucida e spietata, uno strumento che ha lo scopo di generare paura e insicurezza, disarticolare il corpo sociale, spianare la strada a interventi autoritari e indebolire le istituzioni. Il terrorismo è espressione di un progetto, è pianificato, studiato a tavolino ed è funzionale ad un preciso progetto politico o militare. Terrorismo erano i bombardamenti a tappeto degli angloamericani sui centri urbani, terrorismo è l’arma dell’Islam che non regge al confronto con la laicità e sposa la causa palestinese, terrorismo è stato quello delle br, teso a indebolire i governi italiani a maggioranza democristiana per spingerli a cercare l’alleanza col Pci.
Ma anche la protesta sociale e la contestazione al sistema sono un’altra cosa. Nei disordini fomentati e diretti da quei ragazzi esaltati e da vecchi malvissuti non c’è traccia di autentiche rivendicazioni sociali, e sa dio se ce ne sarebbe bisogno in un Paese che detiene il primato europeo dei salari più bassi in rapporto al costo della vita e di quelli più alti per politici e magistrati, per non dire delle posizioni apicali degli enti pubblici; un Paese con una cronica emergenza abitativa, una sanità pubblica allo sfascio, con anziani e disabili abbandonati a se stessi. Né c’è traccia di contestazione a un sistema che si regge su una pressione fiscale iniqua, che pesa tutta sull’imprenditoria e sul lavoro dipendente mentre l’evasione totale in interi comparti viene tollerata dietro lo schermo dei “grandi evasori”; un sistema incapace di regolamentare una volta per tutte l’accesso all’insegnamento e alle cattedre universitarie e di rendere trasparenti i concorsi pubblici, a cominciare da quelli della magistratura; un sistema che assegna alla politica, o meglio a oscure lobby politico-militari, il compito di nominare i vertici delle forze armate. Un sistema di potere che si permette di stroncare sul nascere una forza politica di vera opposizione alzando la barriera elettorale fino al 4%, che significa togliere voce ad almeno un milione e mezzo di cittadini; un sistema nel quale la pace e la guerra sono una faccenda privata fra Meloni e Mattarella, col parlamento che sta a guardare.
La cartina di tornasole del livello al quale il Paese è precipitato sono le farneticazioni della Meloni e l’incombente presenza di Draghi (di Mattarella non voglio parlare). Riporto testualmente le ultime dichiarazioni della premier: “Sono convinta che la libertà che viene difesa a Kiev non sia solo la libertà del popolo ucraino ma anche la nostra. È la ragione per cui l’Italia continua a fare la propria parte, da ogni punto di vista”. L’Italia si riarma e compra armi in America per darle al regime di Zelensky e difendere così la nostra libertà. Questa va cacciata a furor di popolo.
Noterella fuori tema ma non troppo
Salvini non ha fatto nulla per evitare che Vannacci se ne andasse sbattendo la porta, segnando così il de profundis della Lega. Se penso agli sbandamenti del Carroccio dopo la fine dell’esperienza gialloverde non ci mancherà.
FRA SCEPSI E MATHESIS Il libro di Pierfranco Lisorini acquistalo su… AMAZON

