Non c’è libertà senza istruzione

La cultura è liberà, potere spirituale, l’unico modo per sottrarsi alla soggezione nei confronti  della forza o del denaro e per poter  guardare dall’alto  gli omuncoli e le donnicciole  che si dimenano sulla scena politica; fa tutt’uno con l’intelligenza, con lo spirito critico, con la coscienza di sé e con la propria identità.

Benedetto Croce

Benedetto Croce scriveva: “Colui che ha molta cultura ma scarso ingegno non ha nemmeno cultura, perché la cultura non è davvero tale se non è dominata, trasformata e assimilata dall’ingegno, promuovendone il naturale svolgimento”. Perché se è vero che la cultura  si forma e si sviluppa grazie all’istruzione è ancor più vero che non coincide con l’istruzione, tanto meno con l’erudizione. Chi la natura ha dotato di scarsa intelligenza può essere istruito quanto si vuole ma non diventa più intelligente. E questo è un guaio al quale il sistema formativo, anche quando, a differenza del nostro che è allo sbando, funziona egregiamente non può porre rimedio:  lo stupido  fa danni quale che sia il ruolo che occupa, che sia un manovale o un medico. Ci sono infatti stupidi ignoranti e stupidi istruiti ma nei secondi l’istruzione si riduce a nozioni spesso mal capite e peggio applicate e il povero cittadino rischia di farne le spese quando ha a che fare con un professionista, con un alto funzionario o anche semplicemente con un vigile urbano.

Tutto vero ma se portiamo al limite, come si fa in matematica, l’alternativa all’istruzione si torna all’analfabetismo  e l’unico strumento per agire e orientarsi nel mondo rimane l’esperienza. E con l’esperienza abbiamo il contadino competente e il contadino incompetente, il calzolaio che fa un buon lavoro e quello che fa un pessimo lavoro ma in tutti i casi il contadino rimane un contadino e l’universo cognitivo del calzolaio non supera la sua bottega. L’istruzione, e la scuola che la fornisce in forme organizzate, consente di andare oltre l’orizzonte dell’esperienza diretta, allarga quell’orizzonte e rende partecipi di un mondo dilatato nel tempo e nello spazio.

Detto questo, quale che sia il suo livello intellettivo, chi non ha informazioni non ha strumenti per contrastare l’imbonimento e lo stravolgimento della realtà,  non è in grado di resistere  a quelli che Vance Packard definì “persuasori occulti”. Uno stupido e disinformato è un cieco che si aggira nelle tenebre e le conoscenze possono servire ad orientarlo e a indicargli la strada da prendere. L’ignoranza rende lo stupido refrattario ad ogni tentativo di confronto e di dialogo. Le convinzioni sbagliate basate su informazioni fraintese si possono smontare  ma se sono basate sulla fede o sul fanatismo è difficile farvi breccia. Insomma questo non  è il migliore dei mondi possibili,  il cosiddetto progresso non solo non ha fatto progredire l’intelligenza media ma ha contribuito ad abbassarla, la politica è nelle mani di gente mediocre e anche nell’opinione pubblica  prevale una mediocrità tendente verso il basso. Senza istruzione, senza la possibilità di acquisire informazioni corrette, senza un antidoto alla partigianeria, al conformismo, alle pulsioni emotive quella mediocrità ci porta verso la catastrofe. Se ne è avuta una prova con l’Ucraina. Una buona parte della società italiana, politici compresi, non solo non brilla per ingegno ma è disinformata, non è istruita, ignora i fatti e la storia e non avverte il bisogno di documentarsi. Però prende posizione, parteggia, non ha abbastanza discernimento per riconoscere di non sapere e quindi non poter giudicare. E se la politica italiana, i media italiani, gli intellettuali italiani (quelli s’intende che hanno voce e visibilità) sono tutti, nessuno escluso, d’accordo nel sostenere che in  Russia c’è un’autocrazia  nella quale gli oppositori vengono avvelenati,  questo unanimismo invece di generare qualche sospetto diventa garanzia di verità perché non solo il bastian contrario è estinto ma si è persa la capacità di distinguere chi parla per sentito dire o  mente sapendo di mentire da chi realmente è informato sulle cose che dice (dal piccolo schermo non se ne vedono). E il bistrattato nozionismo scolastico in questo aiuta, eccome.

PUBBLICITA’

E se i media italiani su ordine di Bruxelles e della Nato  annunciano che la Russia ha invaso l’Ucraina per impadronirsi del suo territorio e delle sue risorse con l’obbiettivo di restaurare l’impero sovietico,  i politici ci credono per amore della cadrega, giornalisti per mestiere e il telespettatore  per la creduloneria che è figlia dell’ignoranza.

Lo stupido istruito non cessa di essere stupido ma l’intelligente non istruito passa per  stupido anche lui  perché non ha strumenti per opporsi al persuasore più o meno occulto. E  contrapporre senza puntuali informazioni alla visione delle cose che viene imposta  una visione contraria serve solo a spostarsi dal piano dei fatti a quello della “ideologia”, a creare due schieramenti destinati a irrigidirsi nei rispettivi pregiudizi senza possibilità di confronto. Come quando il mondo era diviso in due blocchi, l’Occidente – il cosiddetto mondo libero – e il comunismo sovietico e ti trovavi costretto a scegliere il primo come se fosse il Bene contro il Male quando in realtà erano due mali dei quali anche a distanza di tempo non saprei dire quale fosse il peggiore.

L’ideologia non è  altro che una somma di idee preconfezionate,  è una trappola micidiale che ricalca la dottrina religiosa col suo corollario di fanatismo e di odio: ci riporta alle malefatte dei Crociati simmetriche alle malefatte islamiche, alla demonizzazione dell’altro, al vittimismo, all’autoassoluzione e all’autoesaltazione. Pensiamo alla cosiddetta “crociata dei pezzenti”, che segnò il ritorno dopo dieci secoli al feroce fanatismo del cristianesimo primitivo, con masse di disperati che invece di lottare a casa loro per garantirsi un’esistenza più decente mettevano a ferro e fuoco le terre che attraversavano diretti verso una meta che non avrebbero mai raggiunto. È il trionfo della passione, dell’emotività, del sentimento: la morte della ragione, la stessa inerzia dell’intelletto che oggi accredita stereotipi e menzogne come quella dell’aggressione russa all’Ucraina ma rimane indifferente rispetto rispetto alla violazione israelo-americana di ogni regola di convivenza fra Stati.

Lo studio della storia rivela il carattere posticcio dello stato ucraino, l’arbitrarietà con cui sono stati disegnati i suoi confini, il legame che la lega alla Russia, lo strappo seguito all’occupazione tedesca, il tentativo autoritario di fare di una popolazione composita una nazione coesa, la scoperta violazione dei diritti delle minoranze fino al limite di un autentico genocidio. Fatti, non opinioni. Fatti che politici, giornalisti e una parte della pubblica opinione ignorano, non si curano di appurare, scotomizzano anche quando sono evidenti e gli vengono sbandierati davanti.

Trump e Netanyahu

Lo stesso accade sull’altro versante:  Trump e Netanyahu si sono resi responsabili di aggressioni che non hanno precedenti nella storia delle relazioni internazionali  nel silenzio assenso delle Nazioni Unite e senza  incontrare una significativa reazione da parte dell’opinione pubblica occidentale e in particolare italiana.  Indifferenza, quando non solidarietà, grazie alla accurata campagna mediatica che ha preceduto l’aggressione dell’Iran e l’invasione del Libano: si è fatto in modo che si confondesse Hezbollah con Hamas,  si è fatto del regime iraniano una tirannide misogina oscurantista paranoica dedita al massacro sistematico degli oppositori, un regime indifendibile da abbattere per il bene degli iraniani (!). La stessa operazione che in tono minore è stata fatta con la Russia  facendo leva sull’ignoranza, la mancanza di autonomia, l’atavico servilismo delle masse popolari.

Il successo di queste operazioni è infatti garantito dai nuovi analfabeti, refrattari alla documentazione, incapaci di vagliare le notizie trasmesse dai telegiornali, soggiogati dalla autorevolezza dei personaggi che pontificano dal piccolo schermo. Conduttori televisivi, direttori di giornali, opinionisti –  per non dire degli esponenti dei partiti politici – sanno purtroppo con chi hanno a che fare e hanno perso ogni freno e ogni ritegno. Paghiamo il pegno del dissesto del sistema formativo, di una scuola dove non si fatica, non si compete, non si attivano circuiti neurali e non si creano nuove sinapsi. Non si può pretendere che il livello medio dell’intelligenza di un popolo sia quello che ci si augurerebbe ma possiamo esigere che se c’è scuola di massa ci dovranno pur essere istruzione di massa, conoscenza storica di massa, capacità generalizzata di leggere un testo e intenderne il contenuto e vivaddio quella di cogliere le contraddizioni in cui inevitabilmente cadono i costruttori di menzogne. E più istruzione c’è, più duro è un corso di studi, più ostacoli vanno superati meno alta è la probabilità che ci si imbatta nel medico incompetente, nel funzionario che non conosce la gerarchia delle leggi, nel vigile urbano che aspetta acquattato che tu parcheggi l’auto senza avvertirti del divieto per poterti fare la multa.

Perché se  la scuola funziona la conoscenza che impartisce non è solo una maschera che copre la povertà dell’ingegno ma diventa soprattutto una protesi che lo supporta.

Pierfranco Lisorini

FRA SCEPSI E MATHESIS Il libro di Pierfranco Lisorini  acquistalo su…  AMAZON

Condividi

2 thoughts on “Non c’è libertà senza istruzione”

  1. L’articolo si muove su un principio solido e difficilmente contestabile: senza conoscenza non esiste vera libertà. L’istruzione non è solo un diritto, ma uno strumento di emancipazione che permette alle persone di comprendere, scegliere e non essere manipolate. Il punto forte del pezzo è proprio questo richiamo: una società poco istruita è più fragile, più esposta alla propaganda e meno capace di difendere i propri diritti. Oggi il problema non è solo avere accesso all’istruzione, ma la qualità, l’indipendenza e il tipo di formazione che viene proposta. Perché anche un’istruzione superficiale o orientata può creare cittadini istruiti… ma non davvero liberi.

  2. Un testo duro, a tratti spigoloso, ma che centra un nervo scoperto: senza istruzione non c’è libertà, c’è solo dipendenza da chi urla più forte.
    Il richiamo a Benedetto Croce è azzeccato, ma il rischio dell’articolo è scivolare dall’analisi alla condanna totale: non tutto è ignoranza e non tutto è manipolazione.
    Il punto vero, però, resta in piedi: senza strumenti culturali e spirito critico, il cittadino non sceglie… reagisce. E chi reagisce è facilmente guidabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.