Maledetta solitudine [Il Flessibile]

Maledetta solitudine [Il Flessibile]

È un periodo tragico, di notizie drammatiche che si sommano a quelle (a cui siamo ormai assuefatti) sulle guerre.
Omicidi e suicidi disseminati in tutto il Paese si uniscono alle cronache quotidiane già pregne di crisi energetica, climatica, politica, migratoria.

Chiunque di noi viva la quotidianità è testimone di ingranaggi inceppati della società.
In tutti questi anni a scuola mi è accaduto di conoscere famiglie con figli disabili, che devono far fronte ad esigenze di carattere economico, a problemi per l’assistenza domiciliare, per il trasporto, per necessità di qualsivoglia genere.

Quando la rete dei parenti e degli amici funziona, le difficoltà permangono ma vengono superate.
Ne sono testimone.

Con il tempo però sono aumentate le famiglie in difficoltà e la rete fatica ad adeguarsi, in alcuni casi non regge, in altri non esiste.

Provate a chiedere agli uffici dedicati – i cosiddetti Servizi Sociali – e provate ad ascoltare la risposta.
Nella migliore delle ipotesi prendono nota, altrimenti le risposte variano: non è di nostra competenza, non abbiamo risorse per intervenire o (peggio ancora) ci stiamo già occupando del caso.

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In ogni risposta il sottotesto è un muro di gomma.
E così parte delle difficoltà di famiglie in grave difficoltà si acuiscono, il tempo passa e non si trovano vie d’uscita.
La difficoltà diviene emergenza e non si riconosce, inutile negarlo.

Noi ci ritroviamo soli a lanciare dei segnali che non verranno mai raccolti e le famiglie in difficoltà saranno sempre più sole e abbandonate.
Noi torniamo a casa, con le nostre magagne (perché tutti le abbiamo) ma recuperando il filo della normalità; loro affonderanno lentamente sempre più in basso, nel baratro.

Leggiamo notizie che ci inorridiscono, restiamo inerti, impotenti.
Nel nostro mondo ci sono casi per i quali la maledetta solitudine non ha altra via d’uscita.

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