L’UOMO (IN) GRIGIO

Senza nessuna preparazione specialistica e leguleia, esprimo qui soltanto ciò che nei tanti anni della mia vita penso della figura di vertice, dapprima monarchica e poi presidenziale.
Vittorio Emanuele II è stato l’artefice dell’Unità d’Italia, raggiunta attraverso la conquista feroce del Sud, che da avanguardia in tanti campi, culturali e tecnologici, nei quali vantava una netta superiorità rispetto al Nord, fu lasciato deperire secondo il collaudato stile del colonialismo asiatico ed africano, succhiandone le risorse, materiali e umane. Vengono promanate “leggi speciali” per frenare i moti del Sud, e si dichiara guerra all’ex Regno delle Due Sicilie, con ciò aprendo la strada al fenomeno del cosiddetto brigantaggio, che oggi chiameremmo patriottismo.

La Bela Rosin, amante di una vita di Re V. E. II e infine sposata con nozze morganatiche. La dote più condivisibile del monarca era l’amore per le donne. Quanto a statista, seppe solo assecondare il pugno di ferro, specie sui suoi nuovi sudditi: la gente del Sud, portata dalla prosperità alla miseria

Umberto I, nei suoi 22 anni di regno, a partire dal 1878, proseguì la politica paterna, causante ripetute sollevazioni popolari, soprattutto nel Sud, annesso manu militari, che tentò di liberarsi con la fondazione dei Fasci Siciliani negli anni ’90.

Milano 1898. Porta Venezia presidiata dalle truppe, cui poi Bava Beccaris diede l’ordine di cannoneggiare “ad alzo zero” la folla, allo stremo per la fame. Con il plauso successivo del “Re Buono” e concessione del cavalierato dei Savoia allo stesso Bava Beccaris

Sollevazioni che si estesero all’Italia intera e si conclusero tragicamente a Milano nel 1898 con centinaia di morti e migliaia di feriti, per il cannoneggiamento dei dimostranti, voluto da Bava Beccaris; al quale poi il “Re buono”, grato di tale eroismo, conferì la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Due anni dopo, Umberto I fu giustiziato dall’anarchico Gaetano Bresci.
Vittorio Emanuele III regnò, dal 1900, per oltre 40 anni, impersonando dapprima la patetica figura del “Re Soldato”, mentre in trincea chi ci stava davvero moriva di pallottole e malattie; e successivamente assecondando la dittatura fascista fino al giorno (dopo 43 anni!) in cui trovò un po’ di coraggio e disarcionò l’uomo che aveva dominato l’Italia per un ventennio. Come Maramaldo, uccise un uomo quasi morto.

V.E. II in divisa militare durante un’ispezione al fronte. La sua assiduità in zone di guerra gli meritò il titolo di “Re Soldato”. Ma, a differenza dei re di epoche ormai lontane, nelle trincee e in prima linea c’era solo la “carne da cannone”: termine usato nella Grande Guerra per la carneficina che la contraddistinse

Coraggio che di lì a poco perse di nuovo, buttandosi tra le braccia dell’esercito vincente, diventato “alleato”, lasciando indecorosamente la capitale al suo destino nottetempo, disertore in una sua personale Caporetto.

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Conclusa l’invereconda epopea dei Savoia, di cui l’Italia avrebbe volentieri fatto a meno, non starò a elencare i presidenti della Repubblica che si insediarono nell’ex Palazzo Reale, il Quirinale. Mi limiterò alla figura dell’ultimo, Sergio Mattarella, che ha goduto di un doppio mandato settennale, prossimo alla scadenza.
Mattarella è l’incarnazione della subordinazione dell’Italia al potere d’Oltre Atlantico, come sancito nell’atto di resa incondizionata agli invasori -o liberatori, a seconda dei punti di vista- della nostra Penisola. Mi viene in mente la qualifica che Romano Prodi riservò recentemente a Giorgia Meloni: “Obbedisce”.
La grinta mostrata nell’800 da tutti gli italiani, e in particolare dai meridionali, maggiormente oppressi dai nuovi signori piemontesi, dopo il 1945 è svanita del tutto. Gli italiani si sono felicemente convertiti al vincitore, nonostante la metodica distruzione delle nostre città da parte delle “fortezze volanti” americane, che decisero le sorti della guerra (in Italia come in Germania e in Giappone, in un conflitto ad armi impari). Dapprima piegati dalle bombe, in seguito cooptati negli ideali d’oltre Atlantico. Tutti i cittadini dell’ex Asse assorbirono rapidamente la way of life a stelle e strisce.

La funzione pubblica più ricorrente dei presidenti della Repubblica, e Mattarella non sconfessa quest’abito, è quella dell’officiante in tutte le celebrazioni di passati eventi, fausti o infausti della nostra storia; come un sacerdote laico di una reiterata liturgia commemorativa

Come già accennato, a garantire la dipendenza dal “consenso di Washington” c’era -e c’è- la figura del presidente della Repubblica. Formalmente egli è denominato come il “garante della Costituzione”, anche se in misura variabile a seconda delle situazioni.

Mattarella è stato forse, insieme a Giorgio Napolitano, il presidente più attento ai voleri degli USA: un’attenzione sotto il manto della prudenza. Mai una frase fuori dalle righe, mai un discorso pubblico che esulasse dalla retorica, dalla prevedibilità: le prime parole lasciano già presumere l’esito.
Certamente, è un format comune a quasi tutti i suoi predecessori, ma in lui è amplificato, tanto da portarmi a definirlo “l’uomo in grigio”. Fedeltà all’atlantismo e all’europeismo, qualunque strascico ciò possa comportare. Nessuna deroga. Mi ricorda i capi delle nazioni ex sovietiche, nella loro ferrea aderenza a qualsiasi diktat di Mosca. Del resto, l’Unione Europea è una copia quasi perfetta dell’Unione Sovietica. E i dirigenti di regime non potevano permettersi deviazioni dai protocolli oltre cortina. Così i nostri, pena sanzioni milionarie.
Per la verità, Mattarella una volta, nel giugno 2018, è entrato a gamba tesa in un provvedimento che doveva essere di esclusiva pertinenza politica: quando si dovette formare un nuovo governo, pose il suo veto all’economista Paolo Savona. Troppo dubbia la sua aderenza all’euro, che pure era stato esiziale per l’Italia, già dieci anni prima della sua adozione, in quel famigerato 1992, quando le massime espressioni del neoliberismo di ispirazione d’Oltralpe decisero per la privatizzazione dell’Italia, che continua anche oggi, un pezzo, o anche più, alla volta: vedi le minacce di investitori stranieri di acquisire i nostri gioielli naturali, dopo aver svenduto quelli industriali, per coprirli di cemento “d’alto bordo”, per miliardari americani, israeliani o degli emirati arabi. Ultimo acquisto Villa Certosa, ex residenza sarda di Berlusconi, ceduta per € 250 milioni all’emiro del Qatar.

Giugno 2018. L’economista Paolo Savona. Mattarella, in un raro sussulto di protagonismo, pone il veto alla sua nomina a Ministro dell’Economia. Il probabile motivo: la decisione arrivava da fuori Italia, perché Savona era in odore di euroscetticismo. Da anatemizzare. Mattarella aveva le spalle coperte, come sempre 

Forse la Costituzione impedisce a Mattarella di fare un altro “sconfinamento” di campo e usare la sua moral suasion per impedire gli scempi del territorio? Non credo. Eppure, nessuna voce, nessun appello alla sacralità del suolo italiano. Del resto, nessun umano sentimento, nessuna spontaneità, deve far uscire un presidente dal suo assetto a plomb.
Le ultime vicende sulla concessione della grazia mi convincono ancora di più dello scarso peso della figura del presidente della Repubblica, nonostante il costo stellare del suo apparato ex-regale.
Dapprima concede la grazia, nel chiuso del Quirinale, senza fanfare, a Nicole Minetti, che tutti ricordiamo quale ruolo avesse nelle vicende delle “olgettine” di berlusconiana memoria. Quando il coraggioso, lui sì, Marco Travaglio, scopre la cosa, comincia ad indagare e trova in Uruguay, dove la Minetti si era trasferita, le prove testimoniali che la donna aveva continuato a svolgere le stesse mansioni di un tempo, risultando quindi indegna della grazia. Mattarella sospende la grazia in attesa di chiarimenti. Allora si mette in moto il metodo intimidatorio, con la richiesta di danni a Travaglio per € 250 milioni. I testimoni non possono che ritrattare sotto ricatto e minacce. Travaglio chiede allora di estendere le indagini fino in Uruguay, ma la rogatoria viene negata ed egli denuncia apertamente che Mattarella è “terrorizzato” che l’indagine scopra la verità. Che cosa aveva convinto Mattarella a concedere la grazia in prima istanza, all’oscuro dei media?

Marco Travaglio e Nicole Minetti. Per una volta Travaglio, l’uomo filo-toghe, è insoddisfatto del lavoro della magistratura e ricorre contro un giudizio favorevole alla grazia per l’ex capetta delle Olgettine

E a proposito di grazie, si verifica un altro episodio, dove un gioielliere, fatto oggetto di ripetute rapine, alla fine cede all’impulso e ammazza due rapinatori. Sappiamo tutti quanto sia carente la legge italiana a proposito di legittima difesa: sembra fatta apposta per condannare l’aggredito e graziare l’aggressore. Il ministro della Giustizia (un tempo di Grazia e Giustizia) prepara il materiale da presentare a Mattarella, come da normale procedura: non è che Mattarella decide motu proprio, ma appunto in base ai risultati degli accertamenti di tale ministero. E invece, ecco saltar fuori l’uomo di polso: altolà, sono io che decido la grazia. Certo, ma su quali requisiti? Mattarella non è il Papa.
Ultima posizione, rigidamente in sintonia con gli indirizzi di Bruxelles (leggi Berlino): l’industria dell’auto va male, la Germania decide di passare dalle auto ai carri armati e ai cannoni. Bisogna trovare un nemico. Quale miglior candidato di quello della guerra fredda? L’Orso Russo, che, sempre più accerchiato, in barba ad un trattato che prevedeva il contrario, invade una parte dell’Ucraina, retto da un governo che più corrotto non potrebbe essere. Si decide allora, con un gesto tanto coerente quanto autolesionistico, di tagliare le forniture energetiche russe a buon mercato e sostituirle con altre disponibili, a prezzi molto più alti. L’economia europea crolla; ma, con eroismo degno di miglior causa, ci si dissangua ulteriormente per inviare armi e soldi a Kiev, onde far proseguire la guerra sine die.

È di questi giorni l’ammonizione di Putin verso i governi europei dei “volenterosi”: le vostre nazioni, in quanto fornitrici di armi di offesa all’Ucraina, sono diventate legittimi obiettivi di attacco. Mi sarei aspettato, in verità già da tempo, da parte di Mattarella, l’invito ad un rinsavimento dalla generale tendenza ad esacerbare le misure contro la Russia, che alla fine, per esasperazione, potrebbe compiere il “folle gesto” e scatenare una guerra. Ormai, le armi in circolo sono tali, che i loro effetti non sono tanto distinguibili da quelli nucleari

Buon senso del padre, o del buon nonno, di famiglia, al quale Mattarella si atteggia, qualche pur sommesso dissenso si sarebbe dovuto levare dal Colle, contro questa politica, per il bene dell’Italia.
Nulla di tutto questo. Mattarella non si discosta dal sentiero del premier Giorgia Meloni, sulla cui sconfitta nei fatti, nonostante le parole, c’è poco da dubitare, dopo quattro anni di governo di pseudo-destra. Insieme appassionatamente, verso un’Italia dai conti (quasi) in ordine, per la gioia di Bruxelles, ma col popolo in acuta sofferenza.
Mi chiedo, e qui concludo, che senso abbia, sin dai tempi della monarchia, tenere in piedi un carrozzone delle dimensioni e del costo di un Quirinale, se poi non fa che adeguarsi all’esistente, anche quando appaia evidente che le strade intraprese sono del tutto contrarie all’interesse dell’Italia? Io vedo la funzione del Capo dello Stato come quella di un “consigliere” della massima levatura, che abbia il coraggio e il potere di raddrizzare la strada del governo, quando vede che ha imboccato un vicolo cieco, buon ultimo il sostegno a oltranza ai ladroni di Kiev. Non un grigio burocrate. Ne abbiamo già a iosa, in Italia e a Bruxelles.

Marco Giacinto Pellifroni 19 luglio 2026

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