L’ODISSEA DI NOLAN
Eh no, cari amici e conoscenti di Facebook, o del blog Trucioli Savonesi, adesso parlo io.
Mi sono davvero stancato di leggere certe cose e mi riferisco alle discussioni sull’ultimo film di Christopher Nolan.
Per me la questione è molto semplice, soprattutto se si sono davvero letti l’Iliade e l’Odissea. E non fatemi nemmeno iniziare con il “politicamente corretto”, con la retorica dell’inclusione a tutti i costi e con le continue riletture delle favole, dove il lupo diventa buono, Cappuccetto Rosso cambia identità sessuale e Cenerentola viene completamente riscritta, magari diventando nera.
Sono esempi che, personalmente, trovo esasperanti.
Ma cosa c’è di realmente culturale nel riscrivere un racconto epico che appartiene al patrimonio dell’umanità?
E non cercate di spiegare l’inverosimile: Omero, per me, non si tocca.
Qualcuno ironizza dicendo: “Come Mussolini, anche Nolan avrà fatto cose buone”.
Io la vedo diversamente.
Per quanto mi riguarda, certe scelte artistiche possono mettere in secondo piano tutto ciò che di valido un autore ha realizzato in passato.
A me Nolan non piace.
Perché il problema non è la superficialità, ma l’ignoranza. O, peggio ancora, la volontà di deformare, decontestualizzare e modificare un’opera immensa per adattarla a un preciso messaggio ideologico.
E non parlatemi di libertà artistica.

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Qui non si tratta di un’opera originale scritta da Nolan, ma dell’interpretazione di un classico che, secondo me, viene piegato a una determinata visione culturale e politica.
Questo, a mio avviso, è estremamente pericoloso, ma è anche una forma di coercizione e di imposizione, come fu per il FASCISMO.
Una frase spesso attribuita a Joseph Goebbels recita: «Ripeti una menzogna mille volte e diventerà una verità».
Al di là dell’attribuzione, il concetto descrive bene un meccanismo di propaganda che la storia ci ha insegnato a riconoscere.
Io non riesco più ad accettare l’idea che il passato debba essere continuamente riscritto per adattarsi alla sensibilità del presente.
Questa tendenza mi preoccupa profondamente.
Una cosa è reinterpretare un classico in teatro, davanti a un pubblico consapevole di assistere a una libera rilettura. Un’altra è realizzare un colossal destinato a milioni di spettatori in tutto il mondo, presentando una versione che rischia di sostituirsi, nell’immaginario collettivo, all’opera originale.
Abbiamo già visto stravolgere numerose opere e contesti storici per il puro marketing e per la mera logica del botteghino.
L’arte non dovrebbe avere ideologia.
E proprio per questo, quando si porta sullo schermo un capolavoro come l’Odissea di Omero, credo che lo si debba fare con il massimo rispetto della fonte.
Quando riscriviamo un’opera del passato non la rendiamo più libera: la adattiamo ai gusti e alle esigenze del presente, ma così facendo rischiamo di snaturarla.
La storia, la letteratura e i grandi testi dell’umanità rappresentano un patrimonio comune.
Per tutta l’umanità, indipendentemente dalla religione, dall’etnia, dal popolo di appartenenza, dal colore della pelle o dall’orientamento sessuale.
Possiamo interpretarli, studiarli e discuterli, ma dovremmo sempre ricordare da dove provengono e rispettarne il contesto storico e culturale.
Perché, se perdiamo questo principio, imbocchiamo una strada della quale oggi è impossibile conoscere la destinazione…

Paolo Bongiovanni
Blogger e creatore di contenuti digitali. Libero pensatore in un mondo libero. Uomo libero