LICENZA DI REATO
Non ho mai nutrito eccessiva fiducia, anzi scarsa simpatia, per due pilastri che dovrebbero garantire il normale procedere di una società civile: polizia e magistratura. Per tacere in questa sede del terzo pilastro: il governo, che continua a sfornare leggi, considerando quelle vigenti, come insufficienti o inadeguate.

Giorgia Meloni in visita ad uno dei poliziotti coinvolti negli scontri di Torino.
La scarsa simpatia è dovuta ad esperienze negative in prima persona (oltre che riferite da terzi), ogniqualvolta mi è capitato di dovermi raffrontare con poliziotti/carabinieri in un contesto o con giudici in tribunale per altre evenienze. I membri di entrambe le parti assumono invariabilmente un comportamento di supponenza tipico di chi, in un rapporto, detiene la posizione di potere. D’altro canto, da parte dei cittadini c’è una diffusa deferenza (che maschera la paura) ogniqualvolta si trovino al cospetto di divise o toghe; il che amplifica ulteriormente la sensazione di onnipotenza di quei signori.

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Ricordo le numerose volte che, in una causa civile che mi ha stressato per 12 anni, con risultato a me avverso, ho dovuto presenziare in tribunale; ricordo la piaggeria, non solo degli altri convenuti, ma degli stessi avvocati, che fondano la propria carriera sulla captatio benevolentiae dei giudici; anche se, ufficialmente, la neutralità della giustizia dovrebbe escludere sentimenti di propensione verso uno dei due contendenti.
Fatta questa premessa, vengo alle motivazioni contingenti: l’iter del decreto sicurezza, l’ennesimo.
Decreto in corso di approvazione sull’onda dei fatti di Torino, dove il verdetto è chiaro ed inequivoco, secondo il governo: i manifestanti, o almeno la parte più violenta e provocatrice, è colpevole. Punto. Mentre, sull’opposto versante, le forze di polizia e carabinieri sono vittime sacrificali che si immolano per garantire la nostra tranquillità. Del resto, c’è un video, riproiettato ad nauseam, che mostra un poliziotto mentre viene picchiato da un gruppetto di facinorosi, per fortuna in maniera non clinicamente così grave da giustificare più di un paio di giorni di ospedale. Ma grave abbastanza, mediaticamente, da spingere Giorgia Meloni ad accorrere al capezzale suo e di un altro infortunato. Eppure, l’incidente ha sollevato confronti con gli “anni di piombo”, di gravità incomparabilmente superiore, implicando attacchi diretti, armi in pugno, ai membri del governo e addirittura il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. Un’attenzione, della Meloni, implicitamente motivata dalla prossimità del referendum sulla giustizia, con i disordini di Torino usati sia per infittire i SÌ, sia come grimaldello per giustificare il decreto sicurezza in dirittura d’arrivo, su cui tornerò più oltre.

Manganelli e lacrimogeni (nonché idranti) sono vere e proprie armi offensive, più che difensive. Quando si combatte in gruppi, subentra l’effetto branco, su ambedue le postazioni, col pericolo concreto di perdere ogni autocontrollo

L’immagine simbolo diffusa dai media a oltranza solleva più di un interrogativo [VEDI]
A parte il video del pestaggio del poliziotto, si vedono però nei restanti video, oltre al fuoco appiccato ad una camionetta dai Black Block, il cielo illuminato dal continuo sparo di lacrimogeni ad altezza d’uomo (trascurando le più elementari regole di sicurezza) in direzione dei facinorosi e dei manifestanti, senza far troppe distinzioni tra i bersagli. Tant’è che una ragazza ne ha ricevuto uno in piena faccia, con gravi conseguenze ad un occhio, [VEDI] mentre un anziano estraneo ai disordini è stato pestato e poi lasciato sanguinante a terra. [VEDI] Le notizie mainstream non hanno fatto che esaltare la prodezza delle forze dell’ordine, trascurandone la ferocia testimoniata in descrizioni più obiettive, come denunciato dal generale Umperto Rapetto [VEDI], che stigmatizza l’impreparazione e la sregolatezza degli uomini in divisa, incluso il poliziotto pestato.
Successivamente, leggo che i ragazzi violenti sono stati arrestati, ma rilasciati dal giudice dopo uno/due giorni di fermo: altro motivo di dissidio tra colpevolisti e legalisti, difesi a oltranza -da anni- rispettivamente da Matteo Salvini e Marco Travaglio. Per loro, qualunque cosa facciano poliziotti o magistrati, rispettivamente, è “giusto a prescindere”.

Marco Travaglio e Matteo Salvini, difensori “senza se e senza ma” di magistrati e poliziotti, rispettivamente
Su un altro versante, trovo invece disarmante un’altra, purtroppo già esistente e dilagante, “licenza di reato”: la facilità con cui la magistratura vanifica qualsiasi mossa del governo volta a contrastare il fenomeno dell’”invasione facile” dei nostri confini, tra l’altro ripristinati a livello europeo dopo il fallimento del trattato di Schengen, ma non a livello marittimo, col mantenimento dello sbilanciato trattato di Dublino, che pesa tutto sull’Italia. I giudici sembrano essere tanto tolleranti nei confronti dei fuorilegge quanto inflessibili nei confronti dei cittadini italiani quando, ad es., non riescono a pagare debiti a banche o rentier, applicando senza remore le leggi vigenti, peraltro scritte a senso unico, sempre in difesa dei privilegiati. Due pesi e due misure, in un contesto di diffusa e crescente miseria, che porta a odiare chiunque si erga a difesa dell’ordine costituito, che tanto tutela i ricchi quanto bastona coloro che non riescono a mettere insieme pranzo e cena. E sono tanti, e sempre più numerosi. Una vera e propria miccia sociale, che finirà con l’esplodere.

Un curioso duetto tra L’Unità e Fratelli d’Italia in un post di quest’ultima, volto ad avvalorare la proclamata difesa dei nostri confini da parte del governo. Se 66.300 infiltrati nel 2025 vi sembrano pochi… E si aggiungono allo stuolo dei tanti a piede libero e immuni da pene
Infine, mi spaventa la prossima istituzione dello “scudo penale” per le forze dell’ordine, che in sostanza equivale ad una licenza di sparare, con la garanzia dell’assoluzione. Se ciò può avere un senso nei casi in cui un estraneo entra in casa tua, e quindi si trova con ciò stesso in flagranza di reato e mosso da intenzioni di cui non conosci la natura, mettere un’arma in mano ad un poliziotto o carabiniere, assieme a tanti altri, sì da formare una squadra, o verrebbe da dire un plotone, può equivalere all’inizio di una strage da entrambe le parti: perché gli agitatori, che finora si sono fermati ai coltelli, e comunque ad armi bianche, passerebbero anch’essi alle armi da fuoco. Insomma, un Far West.
Concludo dicendo che non si possono fare ripetutamente leggi ad hoc ad ogni disordine, che spesso rimangono poi a impolverarsi in un archivio per la continua evoluzione delle cose (si pensi alla legge sui rave parties, mai più applicata). Così come non ci rincuora sapere che “abbiamo i conti in ordine”, mentre la popolazione scivola verso la povertà, o anzi già ne soffre.

Pubblicità di Agenzia Body Guard Milano. I ricchi non aspettano l’arrivo della polizia: hanno già la loro
Tutto ciò mentre si varano provvedimenti così allettanti da attrarre tra noi i ricconi del mondo, col primato di Milano, con un milionario ogni 12 abitanti, superando persino metropoli come New York, Londra e Parigi. Altro che “ridurre le disuguaglianze”.
Marco Giacinto Pellifroni 8 febbraio 2026
Peggio di polizia e carabinieri ci sono solo i vigili urbani, nati per essere al servizio dei cittadini e diventati col tempo i loro nemici dichiarati. Nella migliore ipotesi le forze cosiddette dell’ordine si limitano a scrivere verbali per poi cestinarli; se subisci un furto o sei vittima di una truffa – come quella dello specchietto, capitata anche a me – meglio non perdere tempo per una denuncia assolutamente inutile, anche quando i colpevoli sarebbero facilmente identificabili e rintracciabili . Ai manifestanti per una causa giusta, come i triestini no vax assolutamente inermi e sdraiati per terra, idranti, gas lacrimogeni e bastonate. L’Italia, caro Marco Giacinto, va rovesciata come un guanto.
P.F.L.