L’eredità cristana e l’uso politico-giudiziario della sessuofobia
L’eredità cristana e l’uso politico-giudiziario della sessuofobia
L’Amor che move il sole e l’altre stelle
L’organismo vivente è una macchina straordinaria progettata per automantenersi e riprodursi. Infatti, poiché il singolo organismo, quale che sia la sua complessità, è soggetto di un processo evolutivo e involutivo – nasce, diventa quello che è e muore – quest’ultima funzione garantisce la continuità della vita e delle specie viventi e nell’incontro diretto o indiretto di due organismi si trasmette un codice che fornisce le informazioni necessarie per creare un altro organismo con le stesse caratteristiche.
Entrambe le funzioni omeostatica e riproduttiva possono essere ridotte a processi biochimici e di scambio di energia con l’ambiente ma negli organismi superiori la sopravvivenza individuale è affidata alla capacità di procurarsi il cibo e di adattarsi all’ambiente mentre la sopravvivenza della specie è riposta nel sesso, o, meglio, nella attività sessuale e nell’appetito sessuale. Si nasce maschi o femmine per assicurare la continuità e in un ipotetico primordiale stato di natura questo avviene per semplice impulso scatenato da vicende ormonali. Ed è su quelle vicende che si fonda la vita dell’uomo e degli animali e se l’universo acquista coscienza di sé, se la luce dell’intelligenza anche solo per un attimo lo illumina è per quelle vicende.
Senza tanti filosofemi si impone l’evidenza che tutta la storia dell’umanità, la civiltà, le arti e tutto ciò che di bestiale o di sublime c’è nei singoli individui e in un’ultima analisi il senso dell’esistenza è lì, nel sesso e nell’amore, il suo distillato. Gli antichi ne avevano piena consapevolezza come testimonia il grandioso esordio del De Rerum Natura:
Aeneadum genetrix homimum divomque voluptas
alma Venus caeli subter labentia signa
quae mare navigerum quae terras frugiferentis
concelebras per te quoniam genus omne animantum
concipitur visitque exortum lumina solis
te dea fugiunt venti te nubila caeli
adventumque tuum tibi suavis daedala tellus
summittit flores tibi rident aequora ponti
placatumque nitet diffuso lumine caelum
Poi dal deserto fisico e mentale-cognitivo sono venute le turbe emaciate di monaci vestiti di nero che si sono accaniti sull’immagine della dea dell’amore, le hanno strappato il naso, divelto il seno, oltraggiato il pube. Col cristianesimo il sesso è diventato vergogna, peccato, turpitudine. E insieme al sesso tutta la civiltà, le arti, la scienza, la cultura e il senso stesso del bello sono stati condannati come segno e frutto del demonio, come il Male che ci circonda, ci seduce e si impadronisce della nostra anima.

Ci sono voluti secoli per riprenderci da quel trauma ma la completa guarigione non è mai arrivata. E del nichilismo che inorridiva Nietzsche ci troviamo oggi fra i piedi i funerei interpreti, gli esponenti di questa sinistra untuosa e ipocrita, la più fedele erede del peggiore clericalismo, che hanno infettato politica, media e magistratura fino allo stravolgimento totale del senso del diritto e delle regole della convivenza civile. Il caso esemplare è quello che si trascina da oltre quindici anni, nato per dare il colpo decisivo all’immagine di Berlusconi, colpo spostato dal terreno aziendale e fiscale a quello personale e dei comportamenti privati.
Il cittadino e la Legge: uno scudo per difenderlo non una spada per ferirlo
Parto da due considerazioni. La prima riguarda il senso del diritto e la funzione dello Stato.
La fonte più profonda e limpida del diritto è la tutela della persona e della proprietà. Le Dodici Tavole, il più antico documento di legislazione formale, traduce questa tutela in esplicite disposizioni giuridiche ed è la base del diritto romano, il cui nucleo, Scelus – il crimine -, è un concetto sviluppato all’interno dell’ambito semantico delle offese alla persona e di attentato alle sue proprietà. Questo è non solo lo zoccolo duro del diritto ma anche l’espressione della sua funzione originaria di stabilizzatore sociale, che acquista veste istituzionale e coercitiva nello Stato.

PUBBLICITA’
Leggi cervellotiche ed estranee al diritto naturale e alla fonte primaria del diritto positivo derivano dalla contaminazione della loro ratio da parte di interessi di parte, dall’arbitrio e dal capriccio di chi esercita il potere, dall’invadenza di istituzioni parallele. Si va dal delitto di lesa maestà alle leggi che nella repubblica veneziana imponevano alle prostitute un particolare abbigliamento all’obbligo per gli ebrei di cucirsi sugli abiti la stella di David fino al ridicolo dei regolamenti comunali studiati per depredare il cittadino onesto. Ma quelle più gravi e lesive del principio metagiuridico della libertà personale, senza la quale è inconcepibile il patto da cui originano la Legge e lo Stato, sono quelle che invadono la sfera privata, il costume e la morale dove, fatto salvo il principio neminem laedere, ognuno deve poter comportarsi come più gli aggrada.
Un principio che evidentemente sfugge al direttore del Fatto quotidiano ossessionato da Silvio Berlusconi anche dopo la sua morte. L’Uomo di Arcore, da lui regolarmente chiamato “il delinquente” o “il pregiudicato” o l’innobinabile “B” non solo sarebbe colpevole di evanescenti reati finanziari o di una eterea vicinanza ad una impalpabile mafia ma di concreti e documentabili e incresciosi comportamenti sessuali all’interno delle proprie abitazioni. Nelle quali le “cene eleganti” sarebbero state occasione non di banchetti luculliani – il Cavaliere notoriamente era assai sobrio nel mangiare – ma di sfrenate attività erotiche.
Mi pare evidente che se il direttore del Fatto e i suoi collaboratori sono turbati da quel che accadeva nel lettone di Berlusconi è un problema loro. Non è invece un problema loro ma una palese e colpevole violazione della vita privata altrui se a spiare dal buco della serratura e sanzionare quel che hanno visto ci si mettono i magistrati in punta di diritto. Posto che quel lettone non risulta avesse nociuto ad alcuno e fatto salvo il diritto di un uomo o di una donna di prostituirsi, è deplorevole che sui media e fra le virago del Pd si taccino aprioristicamente di prostitute quelle che erano le compagne di giochi erotici del Cavaliere. Ma che quel lettone sia diventato oggetto di attenzione giudiziaria è segno di una totale degenerazione istituzionale e giuridica. Il caso della minore età (non cinque o sei anni come nel covo di Epstein) di una delle frequentatrici delle “cene” berlusconiane ha del grottesco. Al di là del fatto che la giovane marocchina – alla soglia dei diciotto anni – prima di incontrare Berlusconi non veniva proprio da un convento ma dai locali notturni della “Milano da bere”, non risulta che ai minori di diciotto anni sia inibita l’attività sessuale con un adolescente o con un ottuagenario. Che un giornalista, un politico o, peggio che mai, un magistrato non distinguano fra libera e consapevole scelta e piena padronanza del proprio corpo, e costrizione, violenza o anche, su un terreno più scivoloso, plagio è aberrante e vergognoso. Ma è anche aberrante e vergognoso sanzionare la prostituzione o lo “sfruttamento della prostituzione” quando siano effetto di decisioni e transazioni squisitamente personali.

Nicole Minetti
Quello che mi fa più rabbia è di trovarmi costretto a difendere ambienti e comportamenti distanti anni luce dal mio stile di vita e dalle mie frequentazioni. Mentre il mondo è in fiamme e un gruppo di mentecatti mette a rischio il futuro dell’umanità intera sono giorni che sulla carta stampata e nei telegiornali la prima notizia riguarda le vicende giudiziarie della signora Minetti, la sua condanna e la grazia concessale dal Capo dello Stato. Erasmo aveva l’impressione di vivere in un mondo di matti ma non poteva immaginare quel che di surreale sarebbe accaduto dopo tre secoli di sedicente progresso. Intanto che cosa ha fatto la Minetti per meritarsi rinvii a giudizio, processi e una condanna a tre anni di carcere? C’è una sola inequivocabile risposta a questa domanda: nulla, assolutamente nulla di penalmente rilevante, nulla che abbia nociuto a chicchessia o che abbia direttamente o indirettamente nociuto alla collettività o alle istituzioni. Ha semplicemente esercitato i suoi diritti e la sua libertà come privata cittadina; come consigliera regionale è accusata di essersi permessa di usare il taxi: semmai ci sarebbe da eccepire con quali criteri il suo partito, Forza Italia, avesse scelto i candidati alla regione Lombardia o quali meriti avessero spinto don Verzé a sostenere l’ex ballerina diventata igienista dentale. Ma la verità è banale: si colpisce la Minetti per continuare a colpire Berlusconi anche da morto, soprattutto ora che viene ventilata l’idea di intitolargli il principale aeroporto di Milano. E, d’altra parte, c’è però il rischio che qualche schizzo di fango colpisca dove non dovrebbe, e per non correrlo la cosa migliore è che la signora esca di scena, tanto più che il reato per cui è stata condannata è motivo di ludibrio non solo per la magistratura ma per tutto il Paese.

Berlusconi, Minetti, Mattarella, Nordio
Ed ecco la via d’uscita: la grazia, sulla quale i primi ad essere d’accordo sono i magistrati e che Mattarella si affretta a concedere. Ma i motivi non sono l’inconsistenza del reato o la follia robespierrista di aver bollato come prostitute Ruby rubacuori, le “olgettine” e la stessa Minetti con l’aggiunta di lenocinio ma la dichiarata necessità di assistere un figlio adottivo in precarie condizioni di salute. E sulla confutabilità di questo argomento ha fatto leva il solito Fatto, il cui direttore dopo aver indossato il saio di Torquemada ha anche pensato bene di mostrare ai suoi lettori che Nicole non si è redenta ma persevera nella sua vita peccaminosa e si mostra in abiti discinti. A questo punto la situazione è diventata grottesca, con la sinistra sanfedista all’attacco, la maggioranza in confusione e Mattarella infilato in un cul de sac che se la prende con i suoi collaboratori. Spicca in tutto questo l’idiozia di piddini e pentastellati che spingono per le dimissioni di Nordio senza accorgersi di fare un grosso favore alla Meloni che finge di difenderlo.
Insomma va bene tutto per distrarre l’opinione pubblica dalla demenziale politica estera della Meloni centrata sul trasporto appassionato per l’ex comico ucraino e il conseguente irragionevole odio verso la Russia ma un po’ più di prudenza non guasterebbe, se non altro per non rendere così evidente il controllo sui media e il gioco delle parti fra opposizione e governo. E se in aggiunta fra i distrattori ci devono a essere non solo la “truffa sportiva” (?!), le beghe interne alla lobby degli arbitri di calcio ma anche le feste private con prostitute (quelle sì) dei giocatori di serie A, che sono affari loro perfettamente leciti e squisitamente privati fatti passare per corruzione se non addirittura reati, si supera non solo la soglia della decenza ma anche quella della legalità.
Post scriptum
Io non so se se i militanti e le militanti di F.I. che aspiravano ad un posto prestigioso e ben retribuito in Consiglio regionale avessero accettato con entusiasmo di essere scavalcati dall’avvenente igienista dentale ma sono propenso a credere il contrario. E certi rancori continuano a covare negli anni aspettando il giorno della vendetta.
FRA SCEPSI E MATHESIS Il libro di Pierfranco Lisorini acquistalo su… AMAZON

