L’enigma dell’Arancio Pernambucco

C’è un mistero, in questi giorni di tensione internazionale e repliche parlamentari, che nessuna risoluzione di maggioranza o di opposizione sembra voler affrontare. Un enigma che giace silenzioso tra gli ulivi e i terrazzamenti della Riviera di Ponente, e che forse, più di qualsiasi intervento al Senato, custodisce la verità sulla nostra classe dirigente.

Stiamo parlando dell’Arancio Pernambucco.

La Presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni, ha parlato di coerenza, di strabismo, di propaganda a buon mercato. Ha sfidato le opposizioni sul loro altalenante amore per gli interventi militari USA, ieri in Serbia, oggi in Iran. Ha rivendicato la scelta di non entrare in guerra, pronta però a tassare gli speculatori. Un quadro nitido, apparentemente. Eppure, come la buccia vescicolata di questo agrume, la superficie della politica nasconde una polpa ben più complessa e irregolare.

Prendiamo la questione della “coerenza”. La Presidente la rivendica come una dote personale, contrapposta alla “propaganda a buon mercato” di Conte e del Pd. Ma il mistero del Pernambucco ci insegna che la coerenza è come il suo profumo: persistente e gradevolissimo quando si manipola il frutto, ma volatile, destinato a svanire nell’aria. Allo stesso modo, le parole “mai sostenitrice dell’esportazione della democrazia” rilasciano un aroma nobile, ma appena ci si allontana dall’Aula, resta solo il ricordo di un odore.

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E che dire dell’opposizione? Il Pd accusa Meloni di fare Ponzio Pilato, di commentare la storia da osservatrice esterna. I pentastellati sventolano cappellini rossi “No alla guerra” in stile Maga, in una sintesi pop e dissacrante che lascia interdetti. Ma anche qui, il mistero si infittisce. Il Pernambucco, ci dice la scheda, ha una “spicchiatura secondaria interna”. Gli spicchi sono irregolari e facilmente staccabili. Una metafora perfetta per le opposizioni, divise in tre risoluzioni diverse, ognuna con i suoi 26 impegni, i suoi 23 punti, le sue condanne unilaterali. Spicchi che si staccano con facilità dal frutto intero, incapaci di ricomporre un’unità.

Poi c’è la “vena di acidità” che rende l’arancio gradevole a fine pasto e stimolante per la digestione. Dove trovarla, in questo dibattito? Forse nella proposta della premier di un tavolo a Palazzo Chigi. Un’offerta che sa di dolce, ma con quella punta aspra che lascia intendere come la digestione delle opposizioni potrebbe non essere così agevole.

Ma il vero cuore del mistero, ciò che rende questo frutto una chiave di lettura patologica della nostra politica, è la sua storia. Un tempo la Superba Repubblica di Genova commerciava questi agrumi con il nord Europa. Li raccoglieva acerbi, li cucinava in melasse, li conservava come riserva di vitamine. Oggi, di quelle floride coltivazioni restano esemplari sporadici nei giardini dei palazzi nobiliari. La gloria passata, ridotta a memoria e a sporadica produzione in piccoli appezzamenti.

Non è forse la stessa sorte che tocca ai grandi principi? Il diritto internazionale, un tempo baluardo, oggi secondo Meloni “di fatto non c’è più”, calpestato. Le regole di ingaggio dell’Unifil, non più sufficienti. L’unanimità in Europa, messa in discussione. Come il Pernambucco, anche le nostre certezze geopolitiche sopravvivono in esemplari isolati, in risoluzioni che si auto-assolvono o si condannano a vicenda, fragili di fronte alle gelate primaverili della realpolitik e al caldo secco e eccessivo delle crisi internazionali.

Alla fine, mentre la maggioranza vota compatta e le opposizioni si dividono, mentre si discute di basi Usa, accise mobili e libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, rimane questo enigma ligure. Un’arancia dalla buccia spessa, dal succo saporito, che rilascia oli essenziali di profumo persistente. Si manipola, si annusa, si cerca di afferrarne l’essenza. Ma appena si prova a morderla, a capire se il suo sapore è davvero quello della coerenza o della propaganda, ci si ritrova con le mani sporche di quel profumo inafferrabile, e la bocca piena di una domanda senza risposta.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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