Le Olimpiadi dell’illusione [Il Flessibile]

Fin da bambino ho sempre vissuto le Olimpiadi con trasporto ed emozione, estive o invernali che fossero.
Ero un po’ come la volpe del Piccolo Principe che chiede di essere addomesticata per poter essere felice nell’attesa dell’appuntamento.

Si sono aperte le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 che raccolgono ben 92 nazioni dai 5 continenti.
Tre sono i Paesi al debutto: Benin, Emirati Arabi Uniti e Guinea Bissau per un totale di 2958 atleti in gara che si contenderanno 116 titoli cioè 348 medaglie.
Non saranno presenti Russia e Bielorussia, gli atleti gareggeranno ma senza la bandiera di appartenenza.
Saranno invece presenti tutte le altre bandiere.


Eppure c’è qualcosa che non mi torna.
Lo sport espresso ai massimi sistemi, che sembra essere rimasto uno dei pochi baluardi sopravvissuti di democrazia e rispetto reciproco, veicola anche stonature.

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Ricordo come negli anni Ottanta soprattutto lo sport contribuì a lanciare forti segnali politici.
Ricordate anche voi?

Nel 1980, gli USA e altri 64 paesi boicottarono i Giochi di Mosca per stigmatizzare l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Nel 1984 l’ex URSS e il blocco orientale (tranne la Romania) risposero boicottando i Giochi di Los Angeles.
Tutto quanto fu vissuto con clamore e preoccupazione, i giornali e i tiggì raccontavano le cronache e tutti seguivamo con pensiero critico, chi da una parte chi dall’altra ma riflettendo.

La cerimonia inaugurale di pochi giorni fa è stata galattica e ricca di contenuti; del resto il nostro Paese sa raccontare attraverso l’arte, la poesia, la danza e la musica anche perché migliaia di anni di storia non possono essere negati o cancellati.
Ora però mi trasformo in direttore artistico dell’evento.
Personalmente avrei evitato di invitare cantanti stranieri e avrei selezionato diversamente gli ospiti italiani.
Se è vero che quelle tre ore e passa di spettacolo in mondovisione avrebbero dovuto rappresentare la vetrina del genio italico (così ha detto il telecronista), avrei giocato meglio le carte a disposizione.
Ma siamo pur sempre in Italia.
E ciò che accade a livello locale accade anche a livello globale.

Oggi mi sento proprio come la volpe del Piccolo Principe, illusa di essere addomesticata.

Dario B. Caruso da Corriere AL

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