L’assedio

      L’Assedio

       L’Assedio

 Il numero di assedianti fuori le mura governative si sono moltiplicati; e forse ha ragione Di Maio: si fa prima a dire chi non ne fa parte. Oltre al consueto terzetto di belligeranti, tristemente denominato Troika (UE, BCE, FMI), che entra in campo sempre a difesa dei grandi creditori, si è aggiunta anche una banca d’affari, la JP Morgan, per l’ennesima bocciatura della manovra giallo-verde, per bocca del suo Ceo, Jamie Dimon.

Bene, le previsioni di tutti questi signori in doppio petto sono molto probabilmente veritiere; anche perché, uscendo dalla loro bocca, finiscono con l’avverarle.

I casi allora sono due: o siamo governati da un branco di incompetenti; o, al contrario, le loro azioni, unite a dichiarazioni provocatorie, puntano a un ben preciso obiettivo: il cambio radicale delle regole finanziarie con cui intendono governare l’Italia.

Infatti, stante le presenti regole, fatte per privilegiare i grandi (e medi) creditori, è da folli temerari pensare di spuntarla senza almeno tentare di cambiarle, queste regole.

 

 Assedio e saccheggio di Costantinopoli, 1453.
Oggi l’assedio dell’Italia è in corso, a colpi di spread

 

Se la tua vita dipende da un personaggio che ti lesina i soldi, che comunque ti presta ad interesse, sfidarlo a fatti e parole non può che portarti alla chiusura totale dei cordoni della sua borsa. Quanto accaduto in Grecia ha voluto essere di chiaro monito a chi osasse in futuro ripetere la sua originaria ribellione.

Bastò alla BCE far mancare i soldi alle banche per vedere le file ai bancomat dei cittadini greci, coi soldi quotidiani razionati come il pane in tempi di guerra. Spettacolo straziante, che determinò la capitolazione di un governo (Tsipras) che aveva vinto le elezioni promettendo di “battere i pugni sul tavolo” a Bruxelles. Le condizioni della resa furono devastanti per la popolazione, come ben noto. Ma le banche prestatrici, soprattutto tedesche e francesi, furono salve. Questa è la regola oggi imperante: prima le banche.

Oggi il nostro governo sta marciando esattamente in quella direzione, pur conscio dello scenario fosco che lo attende quando si arriverà alla resa dei conti. Conti fatti secondo le regole dei creditori, contro le quali è velleitario combattere. A meno che…

A meno che, appunto, le regole si cambino; e non intorno a un tavolo coi creditori, ma unilateralmente. Per avere una tale forza, non c’è altra strada che quella di togliere al cartello dei creditori l’arma del dominio: la loro moneta.

 

 

L’euro non è una moneta, ma un sistema di dominio delle banche sui popoli

 

La moneta non deve più essere quella decretata da una lontana torre d’avorio, bensì quella che serve gli interessi dell’Italia; mentre finora ha fatto soltanto gli interessi di una Germania, guarda caso, partita nettamente sfavorita rispetto all’Italia all’atto di ingresso nell’euro, ed oggi trionfante come un cacciatore coi piedi sulla preda abbattuta. E aggiungo, qualunque sarà la nuova moneta, deve essere pubblica; altrimenti non cambierebbe nulla.

Immagino che i due premier (e il vicepremier Conte) siano ben consci che questa sarà la battaglia campale che li (ci) aspetta. Solo così può spiegarsi la loro cocciutaggine nel tener duro contro tutto e tutti, senza fare neppure un minimo passo indietro.

Se devo dire la verità, non mi piacciono (l’ho già scritto) né il reddito di cittadinanza, né la flat taxné la quota 100; quindi non parlo condividendo i principali obiettivi di questo governo. Sono d’accordo con tutti i suoi detrattori nel ritenere che questa manovra sia tanto faraonica negli obiettivi quanto misera nei fondi per attuarli. Ma condivido invece gli obiettivi reconditi, e cioè quelli di creare una situazione tale che l’abbandono di una moneta aliena e rovinosa per l’Italia si renda inevitabile. Staremo a vedere.

 

   Marco Giacinto Pellifroni    14 ottobre 2018

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