L’Angelo custode, caso particolare di angelo Angelo

“Angelo” deriva dalla parola greca anghelos, che significa “messaggero”.
Ermes, messaggero per antonomasia della mitologia greca, è un dio-angelo, alipede, che ha un posto nell’Olimpo alla corte del padre Zeus, da cui è inviato sulla terra ogni volta che serve far sapere qualcosa agli uomini. E quel qualcosa lui riferisce.

Anche presso gli ebrei e i protestanti l’angelo è un intermediario obbediente, un esecutore senza spazi decisionali perché perfettamente conforme ai comandi divini, tanto che a volte ( si veda la lotta di Giacobbe col misterioso personaggio di Genesi 32 ) sembra essere una epifania di Dio stesso.

Nel mondo cristiano ortodosso e cattolico, invece, l’angelo ha una funzione più variegata, sebbene mantenga sempre quella di messaggero-intermediario, perché idealmente ( all’atto pratico no ) assume l’identità un poco più spiccata di chi è dotato di libero arbitrio.

E’ ora opportuno chiarire che “angelo” è un termine usato in due accezioni, da accogliere a seconda del contesto.
Lo si può intendere come un modo generico di indicare tutti gli esseri spirituali dell’al di là che non abbiano mai avuto una vita sulla terra come invece accade per i santi e i beati, e quindi alla stregua di apposizione, talché andrà scritto con la lettera minuscola: angeli Troni, angeli Cherubini, angeli Serafini….; oppure lo si può intendere in senso specifico, al fine di indicare gli appartenenti alla categoria più “bassa” della classificazione stilata dallo Pseudo-Dionigi l’Areopagita ( che è anche quella che la Chiesa ha fatto propria ), nel qual caso bisognerebbe ( ma più oltre lo daremo per scontato ) riferirvisi indicandoli con la lettera maiuscola e chiamandoli, a rigor di termini e di completezza, nella maniera un po’ strana di angeli Angeli.

Ebbene, ciò che forse appare più interessante e di primo acchito curioso, è che l’angelo a cui la gente crede di più, o per meglio dire a cui tiene di più, è quello della categoria più bassa, che assume la caratteristica di protettore, intercessore, guida: l’Angelo custode.
Una custodia che può agire proprio in virtù del margine di manovra che il libero arbitrio gli permette ( nei modi, non nei fini, poiché è tanto rapito dall’amore per Dio che non gli è possibile desiderare qualcosa di diverso da quello che Dio gli ordina, rendendo la sua libertà un concetto solo virtuale ).

Nella scala dei cori angelici, ognuno con la sua funzione più o meno definita, che dai Serafini discende agli Angeli, sarebbe appunto un semplice Angelo.
Dagli altri semplici Angeli si differenzia non per il grado gerarchico, ma solo per la specificità di vedersi assegnato in esclusiva un singolo individuo umano.
Infatti ogni Angelo custode è un Angelo, ma non vale la reciproca.

Ora, per riprendere l’osservazione precedente, perché con una gamma così variegata di esseri angelici, sono proprio i più modesti cui sùbito si pensa quando li si sente nominare genericamente come angeli? E di essi, proprio quelli che ne rappresentano una sottocategoria ( intesa non in senso gerarchico ma funzionale ) che è quella degli Angeli custodi?
Rarissimo che coloro i quali credono agli angeli invochino l’aiuto dei più famosi e prestigiosi di essi: Michele che ha sconfitto Lucifero, o Gabriele protagonista dell’Annunciazione a Maria.
Se invocano o mentalmente richiedono aiuto, protezione e consiglio, non lo fanno rivolgendosi alle Potestà, alle Virtù, o alle Dominazioni, e neppure ai Serafini e agli Arcangeli… ma al loro Angelo custode, innominato e pur percepito come vicinissimo.
Il fatto è che essendo l’ultimo degli angeli, non sta nelle alte sfere ed è quello che vive in una specie di zona di confine tra cielo e terra.
Viene sentito più umano, meno inarrivabile, più adatto per stabilire un colloquio, magari per confessargli un peccato che pesa sulla coscienza ( che lui già conosce, ma non importa: è catartico…) prima che al confessore.

Ebbene, detto così la figura dell’Angelo sembrerebbe rappresentare qualcosa di positivo.
Una guida e uno scudo. Un consigliere. Un’entità amichevole che indica la strada.

Ma sta proprio lì il pericolo: nel persistente bisogno che gli umani in quanto tali hanno di aiuto.
Un bisogno che spesso inopinatamente crea il sogno: di poter contare su un benevolo fantasma alato ed invisibile; di acquisire per reale qualcuno che è frutto di una immaginazione guidata da una tradizione religiosa secolare ormai consolidata al punto da essere inserita in modo ufficiale, così come fattualmente si constata all’articolo 336, nel Catechismo di Giovanni Paolo II, dopo aver avuto un posto in quelli precedenti di Pio V e di Pio X.

D’altra parte la Chiesa che stabilisce per dogma come gli angeli siano una verità di fede, fa un’eccezione e non lo stabilisce per gli Angeli custodi, la cui esistenza è data solo per possibile, non per certa.
Anche il versetto di Matteo 18, 10, forse la testimonianza più esplicita sull’esistenza degli angeli, non parla di angeli delegati alla cura ad personam di un individuo.
Non c’è nulla che certifichi nella Bibbia l’esistenza dell’Angelo custode; egli si può solo ipotizzare.
E la Chiesa volentieri lo ipotizza già dal medioevo, fino a che nel 1670, con papa Clemente X, riesce in maniera a dir poco originale, ad istituzionalizzarlo ( vale a dire, visto quanto si è appena affermato, ad istituzionalizzarne…l’ipotesi, riservandogli, evidentemente non per ipotesi, la giornata del 2 ottobre sul calendario liturgico ).
Se a ciò si aggiunge la preghiera dedicata:

Angelo di Dio
che sei il mio custode,
illumina, custodisci,
reggi e governa me
che ti fui affidato
dalla pietà celeste.
Amen

in cui di verbi al condizionale non se ne vede e in cui, a differenza di altre preghiere più importanti quali il Padre nostro e il Salve Regina, l’ “Amen” ( “Così è” ) finale rientra con più forza nel corpo del testo da recitare, si capisce che vi è un’interesse della Chiesa stessa a captare e capitalizzare i bisogni e la sim-patia dei fedeli.
Che tramite l’Angelo custode diventano ancora più fedeli, e ancora più custoditi.

Fulvio Baldoino

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One thought on “L’Angelo custode, caso particolare di angelo Angelo”

  1. Un pezzo interessante, che mescola teologia, storia e psicologia con una certa eleganza. Ma il punto più forte non è l’angelo in sé: è il bisogno umano di sentirsi protetti

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