L’abiura del porta a porta

Ebbene sì, le mie certezze di vita stanno crollando. Sono sempre stata più ecologista di Greta Thumberg, ma se la medesima fosse alle prese col porta a porta come realizzato a Savona, credo che si convertirebbe immediatamente alle lobby fossili, cospargendosi il capo con cenere di termovalorizzatore, in ginocchio su pezzi di carbone.
Sì, confesso e faccio outing e constato: questo sistema mette a dura prova la fede dei più scrupolosi amici dell’ambiente. Gli incivili ci son sempre stati, e di certo vengono incoraggiati da questo caos. Gli ignoranti, coloro che non si vogliono o possono informare, pure, così come gli antiambientalisti per principio, cause perse. A loro si aggiungono le discutibili “proteste” di chi ritiene che depositare rifiuti a caso sia il modo migliore per manifestare il proprio disappunto, anziché un darsi la zappa sui piedi, favorire il degrado e mettere in croce quei poveretti incolpevoli lavoratori che effettuano la raccolta. E sta bene, anzi, sta male.

Cassonetti intelligenti

Ma i corretti, i civili, gli informati, e sono tanti, che come me hanno sempre differenziato scrupolosamente tutto ciò che si poteva, prima solo vetro, poi cercando i contenitori di plastica o carta quando ce n’erano pochi sparsi, in una marea di grigi capienti cassonetti comuni, oscenamente invitanti, quelli che hanno sempre conferito gli ingombranti, i raee ai camioncini itineranti, le pile nei tubi dai tabacchini, i medicinali scaduti dai bidoni delle farmacie, l’olio esausto ai contenitori sempre più rari, avviati per un “esperimento” mai diventato prassi, insomma, i virtuosi, cosa devono pensare ora?
Il sistema è faticoso, punitivo oltre misura, inefficiente, diverso per zone, facendo figli privilegiati, figliastri e figli di nessuno, dei tanti cittadini dalla Tari equipollente e salatissima. L’impressione è di confusione totale, e pure di inutilità del discutibile risultato, al di là di roboanti percentuali. (Ma quanto di questa massa di differenziato è puro e avviabile effettivamente al riciclo? Non si sa.)

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I gestori, impermeabili a critiche e suggerimenti, cominciano a multare, e cosa? I conferimenti sbagliati nella plastica. Gli unici visibili dalla trasparenza del sacchetto. Quando semmai, a patto di effettuare una raccolta ineccepibile, e sottolineo, ineccepibile, sarebbero anche ben altre le irregolarità da multare.
Così è un po’ come aver perso la chiave nel vicolo buio, ma cercarla sotto il lampione perché c’è più luce. Così è procedere imperterriti secondo un percorso prestabilito, facendo finta che tutto funzioni, quando non funziona niente, quando i disagi e i problemi non sono momentanei, ma strutturali.
Mi unisco dunque alla desolazione del savonese medio, alla delusione di chi credeva fermamente nel sistema porta a porta, ne ha sempre predicato i vantaggi, come aumento del riciclato, diminuzione del residuo in discarica, diminuzione della Tari e alla lunga, possibilità di tariffazione puntuale e conseguente minor esborso per i virtuosi del riciclo.
No, così no. Così si stava meglio prima. Duole dirlo.
Le difficoltà sono tante, troppe. I contro superano i molto discutibili pro.
Un sistema del genere può funzionare ed essere il migliore possibile al momento laddove esistano spazi adeguati adiacenti alle case, e la raccolta abbia precisione, efficienza e puntualità da orologio svizzero. Ma qui è stata progettata nel delirio, senza una giusta gradualità, come se questi spazi esistessero, e non ci sono, addirittura delirando di bidoni nell’atrio e addetti condominiali al ritiro e lavaggio. (Volontari masochisti o persone da pagare. Oltre la Tari.) Si è andati avanti a tentoni, cambiando in corso d’opera, pasticciando, improvvisando. Occupando infine enormi spazi sottratti ai già pochi parcheggi. Come ci si può aspettare civiltà, puntualità e precisione dal cittadino che conferisce, quando lo stesso gestore non dà il buon esempio e non mostra di avere idee chiare?
Sono tanti i disagi, dalla sporcizia che attira animali e animaletti, al vento che disperde (anche prima, coi cassonetti troppo pieni, succedeva di veder volare carta e plastica, e allora, perché non pensarci in anticipo?) e rovescia i contenitori. Per non parlare del conferimento secondo giorni e orari, veramente vessatorio per chi non abbia, appunto, spazi adeguati di stoccaggio temporaneo, per chi lavori a turni eccetera.

Cassonetti condominiali

Poi c’è da dire che la riduzione del rifiuto al diretto interessato ha senso solo se viene attuata nel suo complesso, che comprende sacchetti identificabili e tariffe puntuali. Altrimenti è solo disagio.
A volte si producono rifiuti anche quando si è in giro: che fare quando si scartano pacchi, si sbuccia frutta, si mangiano merende nella plastica eccetera? Prima si conferiva ai cassonetti stradali dedicati, umido, carta eccetera. Ora ci si rivolge solo agli insufficienti cestini stracolmi. Ed è altro materiale non riciclato. Per non parlare delle deiezioni canine: prima si gettavano nei cassonetti grigi, ora se non ci sono abbastanza cestini è quasi tristemente ovvio che i sacchetti siano gettati per strada.
Fare le cose così tanto per, è ben peggio che non farle. Le risorse ci devono essere, e non solo per una raccolta veramente tempestiva ed efficiente, compreso lo svuotamento di capienti cestini stradali differenziati, ma anche per l’araba fenice del decoro urbano, lo spazzamento e pulizia stradale, ormai diventato “straordinario” e sbandierato come grande conquista, da ordinario e dovuto che era.
Le origini e cause di tutto questo richiederebbero uno scritto a parte, ma qui si valutano le conseguenze. Francamente sono stufa dei fan della giunta che a prescindere fanno lezioncine ecologiche a chi ne sa ben più di loro e da più tempo, come se criticare significasse essere contro l’ambiente, enorme scemenza.

Mastelli individuali

Evidentemente loro sono ciechi e privi pure di olfatto, se non vedono il tristerrimo degrado cittadino. Mai ridotta così, Savona.
E allora sì, faccio outing: abbasso il porta a porta. Abbasso QUESTO porta a porta.
Ma la riflessione è più profonda: davvero è il cittadino, sempre e comunque, a doversi fare carico delle storture di una civiltà basata, per profitto di pochi, sui consumi inutili dei molti, sugli imballi, sui monodose, sugli usa e getta, sui materiali scadenti? Pagare caro il prodotto e poi essere vessato a separare, a conferire, a fare un vero e proprio lavoro non retribuito, ma costoso a sua volta?
Prima di adesso, con la serietà e il senso del dovere che molti ecologisti hanno, non mi ponevo il problema, s’ha da fare e basta. Ma adesso, ora più che mai, a fronte di questo disastro, comune anche ad altri luoghi, mi chiedo se non si dovrebbe cambiare qualcosa. La famosa riduzione alla fonte, per produrre meno rifiuti, ma anche maggiore responsabilità di chi, a monte, da questa marea di rifiuti, da queste responsabilità e costi scaricati sull’ultimo anello della catena, trae profitto.

Insomma, il disastro di Savona è solo un esempio dei peggiori, ma non è che altrove questo delirio di spreco funzioni tanto meglio. In cinquant’anni o poco più abbiamo avviato un meccanismo di inarrestabile degrado, che rischia di essere irreversibile. Mondialmente irreversibile. Evviva.
Mi permetto di dare un unico timido suggerimento: è ormai conclamato, da esperimenti carcerari a test nella società civile, che premiare funziona meglio di punire. Studiamoci sistemi che incoraggino il riciclo e la correttezza, una premialità che non sia solo promessa e sbandierata per un chissà quando, ma parta da subito. Non solo sulla tassa dei rifiuti, ma a monte, con il vuoto a rendere per esempio, (l’avevamo già proposto tempo fa e fatto approvare un odg, senza seguito) con altre forme di riciclo che prevedano buoni spesa, eccetera. Cambiare prospettiva potrebbe essere una prima soluzione, un piccolo passo in avanti. Ma occorre una società capace di pensarlo e accoglierlo. Non, purtroppo, la Savona del 2026, con amministrazioni, qualunque colore abbiano, di una pochezza e arretratezza devastanti.

Milena Debenedetti

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