La Sicurezza in Due Atti: Più Soldati in Piazza, Meno Cimici nei Telefoni. Il Governo Sincronizza l’Offensiva sull’Ordine Pubblico (e sulle Indagini)

La Sicurezza in Due Atti: Più Soldati in Piazza, Meno Cimici nei Telefoni.
Il Governo Sincronizza l’Offensiva sull’Ordine Pubblico (e sulle Indagini)

Mentre Salvini rilancia “Strade Sicure” e chiede altri mille militari, Nordio prepara lo stop ai trojan per corruzione. La strategia di maggioranza: presidi visibili contro la microcriminalità, meno occhi elettronici sulla malavita “colletti bianchi”. E i due ministri sembrano remare, alla fine, nella stessa direzione.

Mentre a Palazzo Chigi il termometro della tensione di maggioranza segna qualche grado sopra lo zero, due ministri chiave dell’esecutivo Meloni stanno conducendo, in perfetta sincronia anche se su binari apparentemente paralleli, quella che i critici definiscono già la “grande operazione sicurezza alla rovescia”. Da una parte l’hardware, dall’altra il software. Il risultato promette di essere lo stesso: un nuovo concetto di ordine pubblico, fatto di presenza militare massiccia nelle stazioni e di privacy rafforzata per chi rischia l’intercettazione.

Atto Primo: L’Esercito in Piazza, Sempre Di Più.

Matteo Salvini non molla. Anzi, rilancia. Il tema è il contingente militare di “Strade Sicure”, i 6.800 uomini e donne in uniforme che presidiano siti sensibili in 58 province. Per il segretario leghista non solo “non è il momento per toglierli”, ma “ce n’è bisogno di ancora di più”. La sfida è lanciata in commissione Difesa alla Camera, dove giovedì si discuterà una risoluzione della Lega che impegna il governo ad “aumentare il numero dei militari del contingente”. Il primo firmatario,
Eugenio Zoffili, parla di “almeno altri 1.000 uomini e donne dell’esercito”. Una richiesta che, come un sasso nello stagno, ha fatto emergere le prime, inevitabili divergenze nel centrodestra.

Salvini e Crosetto da dagospia

Guido Crosetto, titolare del Dicastero della Difesa, prova a gettare acqua sul fuoco definendo “pretestuose” le polemiche, ma il suo annuncio – aver chiesto al Parlamento il “rifinanziamento di Strade Sicure nell’attuale configurazione” – suona come una mezza sconfitta per l’alleato leghista. Antonio Tajani, da Forza Italia, prova a tenere insieme i pezzi: “Bisogna sempre trovare i giusti compromessi”. Ma è l’azzurro Maurizio Gasparri a esprimere il vero nervo scoperto: “Oggi siamo purtroppo circondati da scenari internazionali molto pericolosi… e i militari devono occuparsi prioritariamente di questo”. Intanto, a complicare il gioco di Salvini, due defezioni nei ranghi leghisti: i deputati Attilio Pierro e Davide Bergamini sono passati al misto, pronti – si dice – per approdare a Forza Italia. Una piccola emorragia che non aiuta il clima.

Atto Secondo: Il Ministro e il “Meccanismo Diabolico”.

Mentre la discussione sui militari si infiamma, dall’altra parte del Palazzo, in un’aula gremita di ministri, sottosegretari e funzionari del suo Ministero (che alla sua entrata si alzano in piedi all’unisono, come in un tribunale d’altri tempi), Carlo Nordio va dritto al cuore di un altro pilastro della sicurezza: le indagini. Presentando il suo libro Una nuova giustizia, il Guardasigilli di Fratelli d’Italia non ha usato mezzi termini. Imbeccato dalla giornalista Gaia Tortora, ha attaccato la legge “Spazzacorrotti” voluta dal M5s di Alfonso Bonafede, definendola “il delirio moralistico di un parlamento semi-giacobino”.

Il bersaglio è micidiale: l’uso del trojan, il captatore informatico, per reati di corruzione. “Se sapessimo di essere intercettati sempre e da tutti non saremmo più liberi”, tuona Nordio, promettendo che, dopo il referendum sulla riforma costituzionale, si “rimedierà anche a questa inciviltà”. L’obiettivo dichiarato è “ridurre, se non proprio eliminare, questa vergogna che viola l’articolo 15 della Costituzione”. Le garanzie? “Non si toccheranno mai intercettazioni su mafia, terrorismo e sicurezza dello Stato, questo l’abbiamo detto un miliardo di volte”. Ma per la corruzione, la concussione, le “modestissime mazzette”? Lì, la privacy diventa sacra e inviolabile. Una posizione che, guarda caso, trova terreno fertile in una relazione della Commissione Giustizia del Senato approvata due anni fa, quando la presiedeva una certa Giulia Bongiorno, esponente di primo piano della… Lega.

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Il Merge Esilarante-Nefasto: La Sicurezza Fai-Da-Te.

È qui che le due notizie, una frizzante di polemica quotidiana e l’altra gravida di conseguenze sistemiche, si fondono in un quadro dal sapore amaro e grottesco. Da un lato, un governo che si spacca (o almeno discute animatamente) su quanti soldati mettere in strada per un’operazione nata come emergenziale ormai 15 anni fa. Dall’altro, lo stesso governo che, attraverso il suo Ministro della Giustizia, prepara silenziosamente e con determinazione un drastico ridimensionamento dello strumento investigativo più potente contro la corruzione, la vera piaga che erode la sicurezza sociale ed economica del Paese.

La sintesi è paradossale: massima esposizione visibile della forza (militare) contro i reati di strada; massima protezione dell’inviolabilità delle comunicazioni per i reati dei potenti. Più blindati in vista, meno cimici elettroniche nelle pieghe degli affari. Una sicurezza che si fa show, mentre si indeboliscono, in nome della privacy, gli strumenti per scoperchiare gli affari che quella sicurezza la minano dalle fondamenta.

L’ Accordo (Quasi) Perfetto.

E qui viene il sospetto – che molti in Parlamento già ventilano “sotto banco” – di un super accordo Salvini-Nordio prossimo venturo. Un patto non scritto ma perfettamente funzionale agli umori delle rispettive basi elettorali e alle sensibilità della maggioranza: alla Lega, l’iconografia rassicurante e muscolosa dei militari in assetto antisommossa nelle piazze; a Fratelli d’Italia e agli ambienti conservatori più ampi, la promessa di un argine allo “stato intercettatore”, visto come oppressivo e liberticida. Ognuno ottiene il suo capitolo nella narrazione della “sicurezza restaurata”. Il costo? Forse, quello di aver creato due pesi e due misure nella lotta alla criminalità: mano pesante e visibile per le strade, guanto di velluto (e di costituzionalismo molto opinabile) per le stanze del potere.

Ignazio La Russa

Mentre Ignazio La Russa, presidente del Senato, si gode la rivendicazione della paternità di “Strade Sicure” e scherza su sorteggi di sentenze, il bilanciere dell’esecutivo oscilla. Ma sull’essenziale, il duetto Salvini-Nordio potrebbe presto trasformarsi in un concertato. Con l’Italia che, tra un pattugliamento aggiuntivo e un trojan in meno, prova a immaginarsi più sicura. O almeno, così le raccontano.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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