La primavera del ‘26 [Il Flessibile]

La primavera del ’26 si apre con una struggente nevicata, una nevicata che chiude un inverno di guerre e spalanca le porte a un futuro incerto.
La primavera del ’26 fila via con il voto ad un referendum confermativo che potrebbe cambiare il destino di un Paese e le sorti di generazioni presenti e prossime.
La primavera del ’26 incede con l’incedere dei miei dubbi, dubbi che dovrò dipanare con il volo della Colomba di Pasqua.


Nella primavera del ’26 mia nonna aveva da compiere quattordici anni.
Era una ragazzina solare e canterina che lavorava duramente in campagna, come tanti ragazzini in quegli anni.

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Nella primavera del ’26 mio nonno compiva diciott’anni e aveva già sulle spalle un grande fardello.
Nella primavera di quel ’26 venne istituita l’Opera Nazionale Balilla che si sarebbe occupata dell’educazione fisica e morale della gioventù. Negli stessi giorni nacque il sindacato unico fascista e vennero vietati gli scioperi.

La primavera del ’26 vide la nascita di Dario Fo.
Al termine della sua lunga e complessa vita, disse:
“In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste”.

La mia primavera del ’26 contiene numerosi progetti musicali, carichi di significato e nuovi entusiasmi, con collaborazioni consolidate e fresche innovazioni.
Mettere in pratica i buoni insegnamenti.
Ecco la mia primavera.

Dario B. Caruso da Corriere AL

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