La parola fondamentale è scelta

Nell’angelologia la parola-chiave è scelta.
Lucifero e 1/3 di tutti gli angeli avrebbero infatti scelto di mettersi contro Dio, divenendo così angeli ribelli.

Ora la questione è questa: quando si sceglie ci si trova di fronte a delle opzioni.
Possono essere tante, poche, o anche soltanto due. Se non ci si trovasse di fronte almeno a un bivio, non ci sarebbe possibilità di scelta.
Orbene, capitanati da Lucifero, gli angeli scelgono, si è detto. Vale a dire, mossi, secondo la Chiesa, da invidia verso il loro creatore, deviano dalla strada maestra imboccando la strada che li condurrà all’Inferno.

In un così breve racconto, tuttavia, si accumulano una serie non indifferente di aporie e contraddizioni. Ovviamente se non lo si intende come parabola o allegoria, ma come cronaca, per quanto particolarissima, di ciò che sarebbe accaduto… Ecco, appunto: quando?
E’ a questa domanda che si riallaccia la questione della scelta di cui si è detto poc’anzi. Perché per fare una scelta c’è bisogno del tempo. Magari di un tempo infinitesimale, ma non può mancare nella fenomenologia situazionale della realtà.
Devo infatti poter confrontare, soppesare, vagliare… Da esseri intelligentissimi come gli angeli la decisione potrà essere quasi istantanea ma non potrà mai parificarsi allo zero.
La scelta, insomma, implica sempre un percorso; minimale quanto si vuole, ma inevitabile.

Il percorso degli angeli ribelli è stato dal bene verso il male.
Nel bene già loro si trovavano, ma, causa l’invidia ( come facevano però a provare invidia se erano sulla strada del bene? ), hanno scelto di andare per la strada del male. La quale, e questo è il punto, per essere scelta deve esserci. A meno che non si affermi che la hanno creata loro, ovvero, implicitamente, che Dio non è il creatore di tutto, ma di tutto tranne il male.
Esso, il male appunto, sarebbe una creazione di Lucifero. Se non fosse che a sua volta Lucifero è stato, se si segue l’insegnamento della Chiesa, creato da Dio…

Da tutto ciò deriva che l’unico modo che resta per evitare l’aporia ( non l’unica, anche se ci si è concentrati su di essa ) sarebbe quello di affermare che Lucifero non è diventato diavolo, ma lo è sempre stato senza ( essendo in ambito eterno ) neppure scegliere di esserlo, il che lo renderebbe autonomo rispetto a Dio.
Cosa che scagiona Dio ma insieme lo relativizza: esiste qualcuno che per esistere ha fatto a meno di Dio.

Davanti a ciò la ragione finora è rimasta sotto scacco, sicché nessuno tra i filosofi che si sono avvicendati nel corso della storia del pensiero è riuscito a sciogliere l’aporia.
Tra i teologi neppure, se si eccettua Agostino d’Ippona che pensa di risolvere la vexata questio sostenendo che Dio ha effettivamente creato tutto, ma non il male ( o la possibilità di pensarlo ) perché il male di per sé non esiste: è solo una carenza di bene.

Alla fine riprendiamo l’assunto iniziale secondo il quale la scelta è il concetto-chiave di ogni discorso sugli angeli, e visto che senza il libero arbitrio da essa rappresentato non si può più parlare di entità spirituali libere quali essi vengono considerati dalla Chiesa, si deve provare a inserirla in ciascuno dei due scenari possibili, ovvero quello della temporalità e quello dell’eternità.

Ciò che si è visto è che nell’ambito della temporalità tali entità spirituali costringono a concepire un Dio che ha creato col bene anche il male, mentre nell’ambito dell’eternità, ne minano l’unicità.

Per convinzione o per correre ai ripari, la Scolastica, soprattutto Tommaso d’Aquino, ha pensato di sciogliere un tale nodo mettendo in campo l’eviternità, che è idealmente come una semiretta perché ha un inizio ma non ha una fine, e di presentarla come possibile “brodo di coltura” degli angeli. L’intento era annullare le contraddizioni cui si è accennato.

A questo punto il giudizio è soggettivo: dopo 800 anni c’è chi ha aderito a una simile interpretazione; ma c’è anche chi pensa che con una temporalità che è un po’ eternità, e un’eternità che è un po’ temporalità, di aporia ce ne sia semmai una in più.

Fulvio Baldoino

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