La legge del contrappasso: come Meloni perde un punto e ne guadagna uno (di popolarità)

La politica è una scienza esatta, a patto che non siate italiani. Qui, le leggi della fisica newtoniana non si applicano, e il principio del contrappasso sembra l’unico dogma in vigore. Prendiamo il caso di Giorgia Meloni.

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Il primo sondaggio post-ferragosto la dà in calo, una perdita del 0,3% che in termini normali, nel mondo dei comuni mortali, sarebbe vista come una piccola crepa. Un leggero scricchiolio alla stabilità del regno. I guru delle previsioni si sfregano le mani, pronti a leggere il futuro nelle viscere di statistiche, tabelle e grafici, e a gridare al crollo imminente.

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Eccoli, gli esperti di numeri, che già vedono il PD di Elly Schlein in risalita (+0,4%), con Giuseppe Conte (+0,6%) che si rianima come un vampiro al crepuscolo, pronto a succhiare qualche consenso. I titoli dei giornali sono un coro di “Rialzano la testa”, “La pausa estiva non ha giovato a FdI”, una sinfonia di speranza per le opposizioni.

Ma, e qui arriva il bello, un politico di razza sa che un calo non è mai solo un calo. A volte, un -0,3% è solo la quiete prima della tempesta, o meglio, la tempesta perfetta di un alleato inaspettato. E qui entra in scena la Francia.

L’amico François Bayrou, primo ministro francese, si sveglia un bel mattino e pensa: “Come posso aiutare la premier italiana a recuperare un po’ di popolarità?”. La sua risposta, geniale nella sua assurdità, è accusare l’Italia di **dumping fiscale**. Traduzione: siete troppo bravi a far soldi, e questo non ci piace.

È un gesto di rara generosità. Di fatto, è un complimento camuffato da offesa. Un’accusa che suona come una medaglia al valore, un’auto-certificazione di successo che nessun ministero delle Finanze avrebbe potuto sognare. Non solo, il politologo francese Emmanuel Dupuy, con il tempismo di un metronomo impazzito, ci mette il carico da novanta: “Parigi teme il successo economico dell’Italia”, “la stabilità politica irrita Parigi”, “il rapporto debito/Pil è calato”, “l’Italia ha un avanzo primario di bilancio”.

È la legge della politica italiana: se un politico straniero ti attacca, l’opinione pubblica nazionale, indipendentemente dalle ideologie, si stringe attorno a te. È una questione di orgoglio nazionale, di “non toccateci la premier, ci pensiamo noi a criticarla”.

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Così, mentre i sondaggisti ancora si chiedono se Azione e Italia Viva ce la faranno a superare il 3%, Giorgia Meloni si ritrova con un nuovo alleato: il governo francese. Loro si lamentano del successo italiano e, senza volerlo, le offrono il più grande spot elettorale della stagione.

È un paradosso degno di un fumetto: perdi un punto nei sondaggi e ne guadagni dieci in credibilità internazionale. La dimostrazione che il successo, in politica, non si misura solo in percentuali, ma anche in quanto riesci a far arrabbiare gli altri. E, come insegna la storia, se la Francia ti critica per i tuoi successi, forse stai facendo qualcosa di molto, molto giusto.

Nel frattempo, in Puglia, Antonio Decaro stravince contro tutti. Ma questa, in fondo, è un’altra storia. E, si sa, in Italia, i sondaggi nazionali sono una cosa. Le regionali, un altro universo. E la legge del contrappasso, beh, quella vale per tutti.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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