LA CORSA DI AI È (IN)ARRESTABILE? (I)

Una storia vera. Il crash di AI ieri in Borsa ha dato la prima virata ad U alla sua marcia, sin qui trionfale, con $ 730 miliardi evaporati in una sola seduta. Il primo commento, a caldo, l’ho trovato su un sito, History of Finance, che, in insieme all’italiano Ingegneri in Borsa, è uno dei più lucidi commentatori finanziari. Poiché il video [VEDI] dura solo 12 minuti, ma in inglese, ho ritenuto utile riportarne i tratti salienti, con l’aggiunta di commenti che chiamerei di “filosofia finanziaria”. Essendo il sito adornato di disegni ad hoc, adornerò queste pagine con qualcuno dei più intuitivi, in un formato simile a un fotoromanzo.

Per mesi la Silicon Valley sembrò, più che un centro di innovazione, un casinò, dove ogni puntata convergeva su AI. Start up, con nulla più di una semplice piattaforma, valevano improvvisamente milioni; fabbricanti di chip, motori di ricerca dedicati, piattaforme cloud, se includevano l’acronimo AI, c’erano schiere di investitori pronti ad investirci i loro soldi.

NVIDIA sembrò l’emblema di una novella conversione alchemica del silicio in oro. Palantir, Amazon, Microsoft personificavano la nuova rivoluzione dell’intelligenza; e il mondo credette che fosse iniziata una nuova era. Ma questa settimana la ruota ha cessato di girare: in un solo giorno sono evaporati, come accennato in apertura, $ 730 miliardi in tutte le Borse, da Wall Street a Tokyo.

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L’effetto scatenante (trigger) dietro questo tonfo? Un singolo personaggio, con la fama noir di chi riesce ad anticipare le bolle, e a trarne profitto, prima di chiunque altro: Michael Burry, lo stesso investitore che anticipò, a suo vantaggio, lo scoppio della bolla immobiliare del 2008.

Per capire i motivi di questa caduta dobbiamo tornare all’euforia dei primi mesi del 2025, quando tutti i titoloni osannavano l’AI

I venture capital, nel biennio 2023-2025, vi riversarono soldi con rapidità persino maggiore di quanto avvenne nella bolla del dot.com del 2000: Nvidia superò $ 5 trilioni di capitalizzazione; mentre Palantir crebbe del 63%, firmando contratti con vari Governi e società private; Amazon firmò un contratto da $ 38 miliardi di partnership con OpenAI, consolidando la sua presenza nella corsa alle armi.

Il flusso di denaro sembrava non avere limiti…

…mentre HYPE* [fanfara pubblicitaria e ingannevole] sembrava un’asserzione affidabile. Finché i numeri hanno cessato di sommarsi…

…perché per ogni dollaro di profitto ne venivano spesi decine di volte tanti all’inseguimento del prossimo miracolo AI [e quelle mani protese verso la Fata Morgana del prossimo guadagno bene esprimono l’ingordigia umana, che guida quasi totalmente l’istinto di chi gioca in Borsa; un istinto sintetizzato nell’acronimo FOMO**, Fear of Missing Out, ossia quell’urgenza che spinge ad unirsi ad eventi che appaiono vincenti per timore di restare esclusi dai frutti della vittoria: vedi Mussolini nel 1940, mentre Hitler collezionava un successo dopo l’altro. NdT]

Finché, pur prevedibile, arriva la correzione. E solo pochi, forse solo uno, sa approfittarne:  il succitato Michael Burry. Subentra il generale segno meno, con punte del -10% per titoli come Soft Bank, un impero costruito su scommesse nell’area Tech: – $ 23 miliardi in un solo giorno
A bocce ferme, si scoprì chi aveva provocato il terremoto: l’hedge fund di Michael Burry, che aveva silenziosamente scommesso al ribasso (short) $ 1,1 miliardo, in previsione della brusca frenata di vari titoli, soprattutto Nvidia e Palantir

Un’altra immagine dell’”eroe negativo”, Michael Burry, che ha replicato l’impresa del 2008, scommettendo contro l’euforia immobiliare. Hollywood immortalò la sua sfida in un film, The Big Short

Quando la gente sente la parola shorting (gioco al ribasso) si immagina complicate alchimie di Wall Street. Ma il gioco è insieme elementare nel suo svolgimento, quanto rischioso.
 Immaginate di farvi prestare da un amico il suo cellulare per 1 mese. Subito lo vendete per $ 6.000.  1 mese dopo, il suo prezzo è sceso a $ 4.500. Allora, lo riacquistate e lo rendete all’amico con tante grazie. Avete guadagnato la differenza tra vendita e acquisto di $ 1.500. In sostanza, non avete puntato sul successo, bensì contro l’hype che magnificava quel cellulare oltre ogni ragionevole valore.Il film è stato tradotto subito in italiano (2015) col titolo La Grande Scommessa [VEDI], prodotto da Brad Pitt.

Il rischio evidente è che, se avete sbagliato le vostre previsioni e il prezzo del cellulare continua a salire, dovrete ricomprarlo ad un prezzo maggiore di quanto l’avete pagato. E potrebbe darsi che non abbiate a disposizione la maggioranza di prezzo, ancor peggio se avete preso in prestito in leva i soldi per l’acquisto. Potreste così essere gli artefici della vostra stessa rovina economica. Michael Burry era ovviamente ben consapevole del rischio; ma, possedendo l’intuito indispensabile per azzeccare quando le quotazioni sono prossime ad un forte ribasso, ci punta con successo, contribuendo a determinarlo. Quando la notizia di questa scommessa trapela, i mercati vanno in panico e i traders si chiedono: se l’uomo che ha previsto il crollo nel 2008 prevede un crollo imminente di AI, è segno che potrebbe ripetersi. Alcuni cominciano a vendere, innescando un effetto domino. La sua è una previsione che si auto-avvera
Era stato lo stesso Michael Burry a postare un criptico messaggio online nella sua silenziosa partita a scacchi, uno contro tutti. A volte la miglior mossa è quella di lanciare un avvertimento, lasciando che gli altri si chiedano se è davvero tale o è un bluff

Michael Burry davanti al monitor del suo computer, che potremmo leggere come una scacchiera o un tavolo da poker: gli ingredienti sono simili, dopo tutto. È una guerra psicologica
Se tutto questo suona come un déjà vu, ebbene, lo è. Già 25 anni fa…

(continua)

Marco Giacinto Pellifroni   7 novembre  2025

 

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