L’ attacco USA di Trump al Venezuela e il prelevamento forzato del presidente Maduro (ormai ex)

L’ attacco USA di Trump al Venezuela e il prelevamento forzato del presidente Maduro (ormai ex)

L’economia venezuelana dipende ancora per oltre il 90% dal petrolio (PDVSA e esportazioni di greggio), anche se è in crisi nera.
Quello che c’è davvero è un grosso problema di traffico di droga: il Venezuela è diventato una delle principali rotte di transito della cocaina che viene dalla Colombia verso Europa e USA (la famosa autostrada della coca attraverso il Caribe). Coinvolti ci sono pezzi deviati delle forze armate (il Cartello dei Soli), politici e narcos colombiani/messicani.

Si parla di tonnellate che passano ogni anno, ma è tutto in nero, naturalmente coperto ed illegale: non entra nei bilanci ufficiali e non è esportazione di Stato come scrivono certi articoli sensazional- politicizzati tanto quanto quelli anti-Maduro.
La droga muove miliardi in Venezuela, ma è traffico criminale, non politica economica ufficiale, è una rotta di transito importante per la cocaina che arriva principalmente dalla Colombia, Dati più aggiornati al 2025-2026: – Stime USA (State Department e DEA): tra le 200 e 250 tonnellate di cocaina passano ogni anno dal Venezuela, su una produzione totale che supera le 2.000 tonnellate) soprattutto via mare, aereo privato o frontiera porosa. – UNODC (il rapporto ONU 2025): dice che è solo circa il 5% del totale della cocaina colombiana, ma secondo molti supera il 10% quindi abbastanza grande per essere considerato pericoloso, non solo per la droga, ma per i guadagni e per il loro uso e riciclaggio.

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È quindi una rotta minore rispetto al Pacifico (Ecuador, Panama) o al corridoio centroamericano.
La maggior parte va in Europa o nei Caraibi, poco diretto agli USA (quella per gli States viaggia quasi tutta via Messico dal Pacifico).
In classifica tra i paesi esportatori o rotte di cocaina, il Venezuela non è un produttore (quasi zero coltivazioni di coca), ma solo paese di transito. Rispetto ad altri: molto meno di Ecuador (che ora è la super-rotta), Guatemala, Honduras o Messico. È noto, sì, ma non tra i top 3-4 transiti globali.
Trump non attaccherà militarmente Colombia, Ecuador, Honduras o Messico per la cocaina.
Dopo gli attacchi mirati di Dicembre contro i narcotrafficanti venezuelani, quello che è successo oggi in Venezuela è un caso totalmente a parte: raid mirati su Caracas per rimuovere Maduro, accusato di essere praticamente un narco-dittatore che protegge Hezbollah e traffici di droga a livello statale, non solo per la coca.
Stamattina presto gli USA hanno lanciato un grosso attacco militare su Caracas e altre zone, i bombardamenti sono stati super mirati, soprattutto raid aerei veloci all’alba, durati tipo mezz’ora. Hanno colpito forte: – Fuerte Tiuna , la base militare più grande a Caracas, probabilmente dove c’erano un sacco di truppe e mezzi. – La Carlota , l’aeroporto militare in centro città, con esplosioni sulla pista distruzione quasi totale degli aerei e dell’aviazione Venezuelana – Base aerea di Miranda (o Generalissimo Francisco de Miranda). – Il porto di La Guaira , – Higuerote (aeroporto a est). – Altre zone come Baruta, El Hatillo, Charallave, e antenne a Cerro El Volcán. Per i carri armati: proprio ora a Caracas ci sono mezzi blindati della Guardia Nacional che bloccano strade verso il palazzo Miraflores e pattugliano la città quasi deserta, tipo strade principali e zone chiave.
Non è un’invasione di terra con tank ovunque, ma le forze venezuelane le hanno tirate fuori per blindare la capitale dopo l’attacco. Caos totale e quasi legge marziale.
Trump ha annunciato che hanno catturato Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, li hanno portati via dal paese e li stanno portando negli Stati Uniti per processarlo (soprattutto per narcotraffico). La situazione è tesissima, il governo venezuelano parla di aggressione grave, Russia e Iran condannano, la Colombia ed il Brasile schierano truppe al confine.
Gli altri paesi sono alleati degli USA: – Colombia è il partner numero uno nella lotta alla droga (riceve miliardi di aiuti militari). – Ecuador e Honduras collaborano stretto con la DEA. – Con il Messico c’è tensione, sì, ma Trump ha già detto che userà sanzioni mirate, taglie sui capi dei cartelli e pressione economica, non bombe.

Quindi no, non ci saranno invasioni o raid come in Venezuela.
Al massimo più operazioni speciali segrete contro i cartelli, ma non guerre contro Stati sovrani commercialmente “amici”.
Adesso per le strade di Caracas non vi è alcuna rivolta, né per, ma soprattutto contro Maduro, il popolo appare sollevato finalmente da questa situazione.
Invece sia il governo, o quanto ne rimane, si trova spaesato e diviso, è chiaro che il Venezuela non ha né la forza militare né la minima intenzione di contraattaccare o attaccare paesi confinanti.
L’esercito venezuelano è distrutto: senza pezzi di ricambio, senza carburante, senza più aerei dopo l’attacco odierno e senza un addestramento decente da anni. L’unica minaccia che Maduro continuava a fare fino allo scorso anno è stata verso la Guyana per l’Esequibo (retorica interna per distrarre), ma pure lì non si è mai mosso davvero perché sa che perderebbe in due giorni contro chiunque.
Le forze di opposizione sono pronte per fare nuovi accordi e ricostruire il paese.
Edmundo Gonzalez è sulla rampa di lancio, ma c’è cautela in attesa del discorso di Trump, sempre se vorrà parlarne…

3 dicembre 2026

Paolo Bongiovanni
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