King Kong, l’imbuto tappato e noi alla finestra: storia semplice per capire un mondo complicato
King Kong, l’imbuto tappato e noi alla finestra: storia semplice per capire un mondo complicato
Guardate, facciamo così: immaginiamo una scena da cinema, ma di quelli che si vedevano una volta al Cinema Diana, quando si usciva con due lire e si commentava tutto al bar. Sullo schermo c’è Donald Trump, ma non vestito da presidente: no, è proprio come King Kong, enorme, agitato, che batte i pugni e non si capisce bene se sta difendendo il suo territorio o se sta solo facendo casino perché sì.
Dall’altra parte del mondo, invece, c’è una cosa che sembra lontana ma che in realtà ci riguarda pure qui tra Savona, Vado e Albissola: lo Stretto di Hormuz. Ora, per capirci bene, pensatelo come un imbuto di quelli che usate per travasare il vino. Se l’imbuto si tappa, il vino non passa più. E qui non parliamo di vino, ma di petrolio, cioè benzina, gasolio, bollette, tutto quello che poi vi fa dire “ma perché pago così tanto?”.
Adesso veniamo al punto, senza fare i professoroni, ma usando tre idee semplici semplici, che però sono roba seria, mica fuffa: il principio di non contraddizione, quello di causalità e il terzo non dato. Paroloni? Sì, ma li traduciamo subito.
Il primo, non contraddizione, vuol dire che una cosa non può essere vera e falsa allo stesso tempo. Tipo: non puoi dire “Trump vuole la pace” e poi vedere che fa mosse che agitano tutti come un’ape nel bicchiere. O è una cosa o è l’altra. Qui il nostro King Kong politico spesso dice una cosa e ne fa un’altra, e la gente resta lì a dire “ma allora com’è?”. Ecco, qui già c’è puzza di contraddizione.

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Il secondo, causalità, è ancora più terra terra: ogni cosa ha una causa. Se nello stretto succede casino, non è che il prezzo della benzina sale per magia. No. Succede perché da lì passa una quantità enorme di petrolio. Se qualcuno minaccia di chiuderlo, o anche solo fa finta, i mercati si agitano, i prezzi salgono, e voi al distributore bestemmiate in savonese stretto. È una catena: causa ed effetto. Come quando il capo ti cambia turno all’ultimo e ti salta la domenica: non è sfortuna, è una decisione che ha conseguenze.
Il terzo principio, quello del terzo non dato, è il più bastardo ma anche il più chiaro: o una cosa è vera o è falsa, non c’è una via di mezzo comoda per salvarsi la coscienza. O lo stretto resta aperto oppure no. O Trump sta cercando davvero di controllare la situazione oppure la sta complicando. Non esiste “un po’ sì e un po’ no” quando si parla di certe tensioni: perché poi, alla fine, qualcuno paga sempre il conto, e di solito non sono quelli che decidono.
Ora, torniamo ai personaggi. Trump, il nostro King Kong, è uno che funziona molto a colpi di scena, come quei capi che alzano la voce per farsi rispettare. Solo che qui non siamo in officina o in porto: siamo sulla scena mondiale. Ogni mossa, ogni parola, può spostare equilibri. E quando uno così entra in una situazione già delicata come quella dello stretto di Hormuz, è come mettere uno col piede pesante su una strada ghiacciata.
Dall’altra parte ci sono i paesi della zona, gente che non scherza, che vive da anni in tensione. Non sono comparse: sono attori veri, con interessi veri. E lo stretto è il loro imbuto. Se decidono di stringere, il mondo intero lo sente.
E noi? Noi siamo quelli che guardano dal molo, magari con le mani sporche di lavoro, che non hanno girato il mondo ma che il mondo lo subiscono comunque. Perché quando si muove qualcosa lì, si muove anche qui: bollette, lavoro, prezzi. Non serve essere laureati per capirlo, basta collegare i punti.
E allora il senso di tutto questo discorso tragicomico è questo: non fatevi incantare dalle urla, dai personaggi sopra le righe, dai King Kong di turno. Guardate le cose con quei tre criteri semplici: non contraddizione, causalità, o bianco o nero. Perché alla fine, anche se il mondo sembra complicato, spesso la verità è più semplice di quello che vogliono farci credere.
E come si direbbe qui, tra una focaccia e un caffè: “se u garbu l’è tappou, l’ægua no passa”. Se l’imbuto è tappato, non passa niente. E quando non passa niente, prima o poi, qualcuno resta a secco. Di solito noi.
