Italia a un bivio: reale Made in Italy sotto attacco e politica in stallo a luglio 2025

Italia a un bivio: reale Made in Italy sotto attacco e politica in stallo a luglio 2025

Luglio 2025 trova l’Italia e l’Europa in un delicato equilibrio, con l’Unione Europea che ha congelato le ritorsioni contro i dazi annunciati da Donald Trump, in attesa di una trattativa dell’ultim’ora. Questa situazione espone una verità scomoda per la politica italiana: Trump sembra comprendere meglio la reale composizione del “Made in Italy” rispetto a chi lo dovrebbe difendere, colpendolo con precisione chirurgica nelle sue filiere più strategiche. Nel contempo, la scena politica interna si dibatte tra lotte di potere e la difficoltà di affrontare sfide cruciali in un contesto globale sempre più instabile.

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Il Vero “Made in Italy” Sotto Tiro

I dati Istat sul commercio con gli Stati Uniti nel 2024 rivelano una realtà ben diversa da quella narrata nelle campagne promozionali. L’Italia ha esportato beni per 64,8 miliardi di euro, ma i settori trainanti non sono il Parmigiano o il vino. Al primo posto si trovano i macchinari industriali (12,8 miliardi), seguiti dai prodotti farmaceutici (oltre 10 miliardi), dall’automotive (7,9 miliardi) e solo al quarto posto dall’alimentare (7,7 miliardi). Il folklore legato all’agricoltura, al legno e ai minerali rappresenta meno dell’uno per cento del totale.

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Donald Trump ha chiaramente identificato i punti deboli, mirando non solo ai prodotti agroalimentari, ma soprattutto a macchinari, motori, componenti di precisione e materiali chimici. Sono queste le filiere che rendono l’Italia un elemento indispensabile della manifattura globale, quelle che, pur non essendo visibili nei talk show, generano crescita dell’export, occupazione qualificata e innovazione. Di fronte a questa minaccia, la politica italiana rimane in silenzio. I partiti che si schierano contro i cibi sintetici non proferiscono parola sui dazi che rischiano di colpire l’automotive piemontese, la meccanica lombarda, la chimica emiliana o la farmaceutica toscana. Manca una strategia condivisa, un pressing diplomatico, lasciando l’Italia vulnerabile e costretta a riflettere sulla sua vera identità: un paese che si racconta con il folklore o che difende la sua forza manifatturiera?

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Una Politica Interna Frammentata e Inefficace

In parallelo alle sfide economiche esterne, l’Italia si trova a gestire una politica interna che appare più concentrata sulla lotta per il potere che sul servizio al Paese. I problemi da affrontare, in un contesto geopolitico in rapida trasformazione, superano le appartenenze ideologiche, ma la dialettica politica continua a essere dominata da schermaglie partitiche.

Mentre il governo è chiamato a decisioni complesse, l’opposizione sembra più interessata a rivendicare il proprio spazio politico che a costruire soluzioni reali. La polemica sulla spesa militare al 5% del PIL ne è un esempio lampante: l’idea che l’Italia possa permettersi una “posizione diversa” in un’Europa sotto pressione è irrealistica. Contare in Europa significa fare scelte comuni, anche difficili, non restare alla finestra.

Anche il tema dell’immigrazione e dell’integrazione continua a dividere. Decenni di politica di accoglienza improvvisata, senza un piano strutturale di integrazione, hanno alimentato tensioni sociali. Episodi come la sfilata dell’Ashura a Milano, con la separazione per sesso e l’imposizione di modelli culturali esterni, sono segnali di un’integrazione problematica. La contraddizione di una parte della politica che si proclama paladina dei diritti ma si mostra indulgente verso regimi fondamentalisti mina i valori democratici che dovrebbero essere difesi. L’accordo con l’Albania per la gestione esterna dei richiedenti asilo, sebbene discutibile, è un tentativo di alleggerire un sistema nazionale al collasso, ma viene spesso etichettato come “fuga dalla responsabilità” senza proporre alternative realizzabili.

Infine, il sistema giudiziario mostra segnali di affaticamento, con la percezione diffusa che i diritti dei colpevoli superino quelli delle vittime. La certezza della pena e la sicurezza dei cittadini meritano un dibattito che vada oltre la contrapposizione ideologica, in un quadro normativo che spesso appare inefficace, alimentando la sfiducia nelle istituzioni.

La Necessità di una Visione Strategica

L’Italia si trova a un bivio. Continuare a giocare sulla difensiva, ignorando la sua reale forza manifatturiera e consumandosi in risse verbali interne, o ritrovare una visione di lungo periodo. È imperativo per la politica italiana guardare oltre le divisioni, costruire convergenze su dossier strategici e restituire credibilità alla funzione pubblica. Le scelte non saranno facili, ma richiedono una leadership responsabile, coerente e pragmatica, capace di mettere al centro l’interesse collettivo. Se non si riconosce e non si difende la vera identità industriale del paese, quando le filiere che contano – quelle che costruiscono macchine, curano malattie, progettano motori – saranno colpite dai dazi, sarà troppo tardi per spiegare cosa si è perso. La vera domanda è: chi vogliamo essere e dove vogliamo andare?

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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