Israele deve potersi difendere

Quello a cui si assiste di solito nei dibattiti TV o su Internet quando viene discusso qualcosa che mette in campo una scelta politica da difendere a tutti i costi per motivi strategici, elettorali, economici, partitici ecc., succede in maniera ancora più smaccata se il tema è la questione palestinese: l’onestà intellettuale viene subito confinata per cedere il passo agli “ordini di scuderia”.
E’ altresì straordinario e persino interessante vedere, per chi ponga attenzione al riguardo, con quanti e quanto vari escamotage ciò viene realizzato.

Tra quelli a cui ci si rifà per riuscire a nascondere o sminuire o ribaltare le sempre più gravi ed imbarazzanti colpe di Israele, da difendere sempre e comunque perché alleato di ferro del nostro potente e prepotente alleato di ferro americano, alcuni sono diventati dei veri e propri leit motiv ( “tutto nasce dal 7 ottobre”, “non è colpa di Israele se i civili palestinesi vengono usati come scudi umani”, “l’IDF tutte le volte che può prima di bombardare, per minimizzare il numero di vittime lancia volantini”…  ), pertanto chiunque partecipi ad un confronto radiofonico o televisivo, tenga una conferenza o intervenga in una tavola rotonda, deve sapere che prima o poi durante la discussione verranno tirati in ballo.
Se non ne è ben consapevole, rischia di vedere deviato o frantumato il discorso in una ridda di affermazioni appositamente confuse per essere più confusive.
Se invece ne ha contezza e se non verrà interrotto troppo, avrà qualche probabilità in più di portare a termine con coerenza il suo ragionamento, il quale in definitiva è quello non tanto di dimostrare, ma di mostrare. Cioè di invitare il pubblico a prendere atto della semplice lampante realtà, ormai innegabile se non da chi piuttosto che ammetterla è disposto a sostenere ciò a cui ci sta abituando Trump, ovvero il superamento del principio di non contraddizione: A, se torna utile, non è A.
Di una realtà che ha raggiunto il suo limite, se è ancora possibile credere che Israele nel suo agire fuori da qualsiasi regola e legalità conservi ancora uno sbiadito simulacro dell’idea di limite, in qualcosa di secondario rispetto ai massacri e ai soprusi protratti e quotidiani che perpetra, ma di paradossalmente più emblematico ed esplicativo su che cosa Israele sia diventato; addirittura più delle bombe e dei missili che colpiscono moschee, ospedali, scuole, chiese, famiglie appena fatte evacuare in posti dati per sicuri, tendopoli…, tutte cose per le quali ci sono sempre pronte le scuse ( a cui nessuno crede, ma che continuano ad andare bene perché l’Occidente ha convenienza a fingere di crederci ) del “ci siamo sbagliati”, “c’era un pericoloso terrorista”, “ci risulta che i nostri soldati abbiano sparato in aria, ma se c’è stato qualche morto, apriremo un’indagine”…
Più emblematico ed esplicativo, si diceva, proprio perché non essendo di per sé micidiale, mostra la volontà di Israele di presentare quella dei palestinesi come una sottospecie, di restringere sempre più in un angolo di quel risicato angolo di terra la loro già minima libertà fino ad animalizzarli: in gabbia, a lottare tra loro per un pezzo di pane quando viene elargito gettandolo tra la calca, imbruttiti dalla fatica, dall’avitaminosi, dalle malattie, dalle cancrene e, questo soprattutto il punto, sporchi di ogni tipo di sporcizia che, sappiamo dagli psicologi, seppure non volontaria finirà per farli vergognare di se stessi.
Affiancato a quello di non poter pescare a più di 700 metri dalla costa ( che ha tuttavia la logica del calcolo politico di affamare ulteriormente la popolazione ), come altrimenti intendere il divieto di…
fare il bagno in mare?

La motivazione ufficiale è un disco rotto: la balneazione mette a rischio la sicurezza di Israele, che deve potersi difendere. Cosa che fa il paio con quell’altra per la quale nonostante molti bambini gazawi ormai siano rachitici, non si fa entrare il latte in polvere perché rappresenta un pericolo per Israele.
Così adesso sappiamo che il latte in polvere può polverizzare i carri armati.

Fulvio Baldoino

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