Odio politico e abbracci mortali Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   
ODIO POLITICO E ABBRACCI MORTALI

 Per conciliare e tenere stabilmente insieme il diavolo con l’acqua santa ci vuole un potere superiore all’uno e all’altra, in mancanza di questo superpotere i due soggetti antitetici sopra ricordati continueranno a guardarsi in cagnesco e a combattersi fino a che l’uno non distruggerà l’altro, così in cielo come in terra. Per i credenti cattolici e cristiani alla fine dei tempi sarà l’acqua santa a prevalere, perché come sta scritto nell’Apocalisse (o Rivelazione) del servo di Dio Giovanni: “(Uno dei sette angeli) mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.


Fra la piazza e il fiume, di qua e di là, vi sono alberi di vita, che portano frutto dodici volte, una ogni mese, con foglie che hanno virtù medicinali per la guarigione delle genti. E ogni maledizione verrà meno; ma il trono di Dio e dell’Agnello sarà in mezzo a lei, i suoi servi a lui presteranno culto, contempleranno il suo volto e porteranno sulla fronte il suo nome. E poiché non vi sarà più notte non hanno bisogno di luce di lampada né della luce del sole, poiché il Signore Dio spanderà su loro la sua luce, e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22, 1-5). Tutto questo avverrà per chi crede, ma per chi non crede? Per chi non crede tutto si giocherà, anzi si gioca,  su questa Terra, in questo mondo, nel tempo breve della nostra vita e della nostra storia, dove non regna la pace ma il conflitto permanente anche in tempo di cosiddetta pace, poiché non si può considerare in pace un mondo basato sulla produzione illimitata di beni spesso inutili quando non dannosi e sul profitto dei più forti a danno dei più deboli, un mondo in cui regna la disuguaglianza economica, la competizione tra individui, tra aziende, tra partiti, tra Stati nazionali e anche, ahimè, tra religioni e credi diversi, come se anche le diverse divinità fossero in conflitto tra di loro, configurando, di fatto, un politeismo universale e perenne nonostante i professati monoteismi (a meno di non voler ridurre tutto nichilisticamente al Capitale come unico vero Dio). Ad ogni modo,  credenti o non credenti, viviamo tutti in un mondo senza pace, su questo non ci sono dubbi.

 

Ma se proviamo a chiederci perché dobbiamo constatare che non è facile rispondere, anche se ognuno può darsi delle risposte, perché le cause sono molteplici e spesso oscure. Proviamo allora ad ascoltare, per esempio,  le parole di Papa Francesco tratte dal libro  Pace in Terra. La fraternità è possibile appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana: “Con la scomparsa della generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, velocemente dimentichiamo le lezioni della storia ‘maestra di vita’, ho scritto nell’enciclica Fratelli tutti. Nel mondo globale, frastornato e omologato da tanti contraddittori messaggi, si rischia di archiviare la storia, che ricorda gli orrori della guerra o di lasciarla sbiadire nel disinteresse. Si resta segregati in un presente permanente, senza storia e senza sogno del futuro. La decisione per la violenza e per la guerra nasce spesso in una ‘coscienza isolata’ fissata sul presente. Nel Novecento, l’umanità ha conosciuto tanti conflitti: due guerre mondiali, la Shoah e vari genocidi. Nei primi due decenni del XXI secolo ha vissuto lutti, stragi, terrorismo, propaganda dell’odio. Ogni guerra lascia un’eredità avvelenata e dolorosa.


La dimenticanza dei dolori delle guerre – ogni popolo, purtroppo, ne ha esperienza – rende indifesi verso la logica dell’odio e facilita li sviluppo del bellicismo. L’oblio soffoca la genuina aspirazione alla pace e porta a ripetere gli errori del passato. E quale errore più grande della guerra? Oggi si sta pericolosamente rivalutando la guerra. Ma siamo consapevoli della sofferenza di tanti per la guerra? Siamo coscienti dei rischi per l’umanità? Cerchiamo in qualche modo di spegnere il fuoco delle guerre o di prevenirle? O siamo distratti e ripiegati sui nostri interessi? O appagati dal fatto che la guerra non ci tocca da vicino?”. Ecco, se provassimo a rispondere con onestà intellettuale a queste domande del Papa, ma anche di alcuni uomini di buona volontà non omologati al pensiero unico dominante, faremmo già un bel passo avanti verso la pace universale. Ma quanti sono disposti a mettere da parte i propri interessi personali o di casta o di partito o nazionali per il bene comune della pace (interna ed esterna)? Quanti sono disposti a deporre, se non altro, le armi verbali della retorica, o meglio, dell’eristica, nell’età dei social e della onnipervasività dei media dove imperversa il linguaggio dell’odio?

Umberto Curi
 
Quanti sono disposti a rinunciare ai propri previlegi solo per amore della giustizia? E’ evidente che le parole del Papa sono destinate a cadere nel vuoto in una società in cui i pochi che le ascoltano sul serio vengono definiti dai molti che nemmeno lo stanno a sentire (o gli prestano attenzione solo quando fa loro comodo, come Salvini e la Meloni) spregiativamente “buonisti” o “anime belle”! Il fatto è che viviamo in un mondo in cui le pecore vengono mangiate dai lupi, le colombe sono uccise dai falchi, le galline dalle volpi, i nidiaci dai serpenti, le mosche dai ragni e il destino dei vermi è quello di essere schiacciati. Non per niente Eraclito diceva che sul mondo, come nel pensiero degli umani, regna Pòlemos, la guerra (cfr. Umberto Curi, Pòlemos. Filosofia come guerra , Bollati Boringhieri, 2000). Che cosa dobbiamo dedurne? Che la guerra, come la morte, è parte ineliminabile della vita umana (anche quando è disumana)? Certo è che gli uomini non riescono a starsene in (santa) pace a lungo e trovano sempre dei motivi o pretesti più a meno validi e credibili per attizzare il fuoco che cova sotto la cenere . per riprendere la metafora del Papa – e scatenare nuovi conflitti. Contro chi? Ma contro i nemici, che diamine!, e se non ce ne sono allora bisogna crearli. E’ quello che fanno, ad esempio, tutti quei “patrioti” che parlano di “invasione” a proposito degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste meridionali, e di “sostituzione etnica” o, erroneamente, di “Piano Kalergi”, considerando la prolificità degli africani rispetto a quella molto inferiore degli europei, oppure di aumentato pericolo di contagio in seguito all’arrivo di immigrati non vaccinati…


Tutto questo saldamente basato sella logica dell’amico o nemico, del o noi o loro, del di qua il bene di là il male, o con noi o contro di noi e del tertium non datur. Come se il nostro destino fosse già segnato. E dire che questa inaspettata (ma per chi è abituato a scrutare i sintomi e i segnali premonitori che la natura stessa e gli animali ci trasmettono, era ovvio che qualcosa di grave dovesse prima o poi succedere) pandemia dovrebbe metterci di fronte ai pericoli derivanti dal nostro antropocentrismo illusoriamente dominatore e della Natura, oltre che degli esseri umani e non umani considerati inferiori come se esistessero solo per essere usati e abusati da noi.  


Ma ora vorrei proporre ai docenti di filosofia in pensione che parlano di morti che afferrano i vivi per trascinarli con sé nella tomba o nel loro ossario e definiscono eufemisticamente solo “malefatte” gli esperimenti sui gemelli e sugli altri bambini rom del criminale nazista dottor Mengele e scrivono di proposito la nostra Costituzione antifascista con la ‘c’ minuscola, il brano di una delle maggiori scrittrici del XX secolo, di cui non pronuncio volutamente il nome, perché dovrebbe essere noto a chiunque abbia insegnato nelle nostre scuole superiori: “Non credo che la guerra sia causata solo dagli uomini grandi, dai governanti e dai capitalisti. No, il piccolo uomo la fa altrettanto volentieri, altrimenti i popoli si sarebbero ribellati già da molto tempo! Nell’uomo c’è proprio l’impulso di distruggere, di uccidere, di assassinare e infierire, e finché tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subito una grande metamorfosi, la guerra continuerà ad infuriare, e tutto quello che è stato costruito, coltivato e cresciuto, sarà di nuovo distrutto e disintegrato, per poi ricominciare da capo”. Il dottor Freud in persona non avrebbe potuto dir meglio. E Papa Francesco lo sa, sa che il male esiste e che non lo si combatte con le prediche, per questo ci richiama alle nostre responsabilità morali e intellettuali e ci indica l’indifferenza come la maggiore alleata del male. E chi ha orecchi per intendere, intenda.

      FULVIO SGUERSO

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