Gli scarti agli scartati Stampa
Scritto da TEMPI DI FRATERNITA'   

GLI SCARTI AGLI SCARTATI

 

 In quel che resta della fede e cultura cristiana in occidente, questi sono i giorni dello Spirito. Uno Spirito che, secondo le scritture, sconvolge i progetti dei potenti, tanto che i giorni di Pasqua dei primi secoli dopo Cristo vedevano spesso rivolte di popolo. Una forza straordinaria che dava coraggio per rivendicare più libertà dalla fame e dalla guerra. Una forza invisibile che nessuno può imbrigliare a suo piacimento. Se lo Spirito Santo soffia e viaggia ovunque, abbattendo muri, confini e ideologie, anche ora andrebbe invocato per scoperchiare i disegni delle Big Pharma e noi umani, che siamo il braccio dello Spirito, dovremmo attivarci per ottenerlo: non si capisce come mai i vaccini anticovid non siano internazionalizzati.

 

Anche perché, se tutto l’occidente ricco viene vaccinato contro la pandemia, questo non avviene nei Paesi poveri.

Ce lo ha ricordato papa Francesco nel messaggio urbi et orbi della domenica di Pasqua 2021: «(...) Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto ad avere accesso alle cure necessarie. Ciò

è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale

per questa lotta. Nello spirito di un “internazionalismo dei vaccini”, esorto pertanto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri (...)».

 

Oltre tutto, privilegiare nella distribuzione dei vaccini i paesi ricchi a scapito di quelli poveri evidenzia sempre più la miopia congenita che caratterizza i paesi ricchi che sempre agiscono mirando ai loro vantaggi immediati, indifferenti alle conseguenze catastrofiche per il pianeta intero, come accade per l’inquinamento ambientale. Nel caso considerato, il perdurare delle infezioni da covid nei popoli dei paesi poveri non fa che aumentare le variabili

incontrollabili del virus, con conseguenti ondate di ritorno della pandemia.

Ce lo ha ricordato bene anche Gino Strada: “Ci sono Stati africani che hanno ricevuto solo 50 fiale, mentre alcune nazioni ricche hanno comprato una quantità di dosi sufficiente a vaccinare la propria popolazione cinque volte. I

brevetti cosa c’entrano? Bloccano l’aumento della produzione. Ovviamente quelli che ci sono vengono accaparrati dai Paesi più ricchi” (1).

 

Per Strada, ma anche per noi, si tratta di una grande ed inconcepibile meschinità questa discriminazione: pare che, se da noi ricchi l’immunizzazione verrà raggiunta nel 2021, per i poveri di immunizzazione si parlerà forse dal 2023 ed anche negli anni successivi.

Anche Greta Thunberg, la ragazza diciottenne svedese, attivista per il clima per avere creato il movimento globale “Fridays for Future”, si è data da fare per i vaccini per i più poveri: ha donato 100 mila euro attraverso la sua fondazione per sostenere l’equità dei vaccini. «La comunità internazionale deve fare di più per affrontare la tragedia dell’ineguaglianza dei vaccini - ha detto la giovane svedese in occasione della conferenza stampa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -. Abbiamo i mezzi a nostra disposizione per correggere il grande squilibrio che esiste oggi nel mondo nella lotta al coronavirus. Proprio come con la crisi climatica, dobbiamo prima aiutare coloro che sono più vulnerabili» (2).

 

Proprio riguardo all’OMS alcuni dati ci aprono gli occhi sulla realtà odierna e sulla necessità di intraprendere nuove strade se si vuole andare verso un domani meno disuguale.

Il bilancio del biennio 2020-2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 4,8 miliardi di dollari, cioè poco più di 2 miliardi di euro l’anno. È una cifra che corrisponde alla spesa sanitaria annuale dei cittadini della provincia

di Bergamo. Un’inezia. Affinché l’azione dell’OMS fosse davvero efficace bisognerebbe moltiplicare almeno per mille i fondi in bilancio, cioè 2.000 miliardi l’anno. Questi fondi servirebbero per fare ricerca, per prevenire

e fronteggiare le pandemie, per garantire uguali cure ai malati in tutto il mondo. In definitiva, per garantire il diritto di tutti e tutte alla salute e alla vita, senza distinzioni né di ricchezza né di nazionalità. Per non dividere l’umanità in privilegiati e scarti.

 

Ci preoccupiamo di stabilire regole per ogni cosa, ad eccezione di quella fondamentale: la casa in cui tutti abitiamo. Manca una Costituzione della Terra nella quale, oltre ai principi, ai doveri e ai diritti fondamentali, siano stabilite effettive istituzioni internazionali, con reale potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

Oggi più che mai abbiamo assoluta necessità di organismi pubblici globali, che garantiscano a tutti gli abitanti del pianeta un servizio sanitario, un’organizzazione mondiale dell’istruzione, un demanio planetario che sottragga al mercato beni comuni come l’acqua potabile e protegga le foreste, i mari e i ghiacciai, il monopolio pubblico della forza in capo ad una

polizia internazionale con la messa al bando delle armi e degli eserciti nazionali.

La Dichiarazione universale dei diritti umani assume significato e trova vero senso se questi diritti risultano di tutti, cioè uguali e indivisibili; altrimenti di fatto anche i diritti rischiano di diventare solo i privilegi di chi ha la forza di affermarli. Il principio di base di un’economia postcapitalistica è che dovrebbe

essere organizzata intorno al benessere umano e alla stabilità ecologica, piuttosto che intorno agli interessi del capitale e dell’accumulazione

da parte delle élite.

 

Non stiamo considerando utopie, ma scelte basate sulla ragione e sul buon senso. Riecheggia, osservando la storia attuale, la risposta al dilemma affrontato quattro secoli fa da Thomas Hobbes: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica sulla base del divieto della guerra e la garanzia della vita.

Questa si presenta oggi però con due aggravanti di fondo: la capacità distruttiva degli odierni poteri globali, che è enormemente maggiore

di quella nello stato di natura hobbesiano, e il carattere irreversibile delle devastazioni da essi prodotte. Le alternative esistono. Il pregiudizio

che esse non esistano è un’ideologia di legittimazione dell’esistente che è totalmente artificiale, prodotta dalle attività e irresponsabilità della politica e dell’economia. Non c’è nulla di naturale, come qualcuno vuole farci

credere, in quello che oggi sta accadendo.

 

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1)Fonte: 

https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaccini-anti-Covid-gino-Stradasospendere-

brevetti-bloccano-produzione-37b6e2f6-d6c9-4b33-8627-934bf9e98ae1.html

 

2) Fonte: 

https://www.facebook.com/corrieredellasera/photos/a.284654007529/

10159214750512530/?type=3&scmts =scwspsdd

 

Tempi di Fraternità 

 

 

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Autorizzazione del Tribunale di Torino n. 2448 dell’11/11/1974

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GLI SCARTI AGLI SCARTATI

 

In quel che resta della fede e cultura cristiana in occidente, questi sono i giorni dello Spirito. Uno Spirito che, secondo le scritture, sconvolge i progetti dei potenti, tanto che i giorni di Pasqua dei primi secoli dopo Cristo vedevano spesso rivolte di popolo. Una forza straordinaria che dava coraggio per rivendicare più libertà dalla fame e dalla guerra. Una forza invisibile che nessuno può imbrigliare a suo piacimento. Se lo Spirito Santo soffia e viaggia ovunque, abbattendo muri, confini e ideologie, anche ora andrebbe invocato per scoperchiare i disegni delle Big Pharma e noi umani, che siamo il braccio dello Spirito, dovremmo attivarci per ottenerlo: non si capisce come mai i vaccini anticovid non siano internazionalizzati.

 

Anche perché, se tutto l’occidente ricco viene vaccinato contro la pandemia, questo non avviene nei Paesi poveri.

Ce lo ha ricordato papa Francesco nel messaggio urbi et orbi della domenica di Pasqua 2021: «(...) Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto ad avere accesso alle cure necessarie. Ciò

è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale

per questa lotta. Nello spirito di un “internazionalismo dei vaccini”, esorto pertanto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri (...)».

 

Oltre tutto, privilegiare nella distribuzione dei vaccini i paesi ricchi a scapito di quelli poveri evidenzia sempre più la miopia congenita che caratterizza i paesi ricchi che sempre agiscono mirando ai loro vantaggi immediati, indifferenti alle conseguenze catastrofiche per il pianeta intero, come accade per l’inquinamento ambientale. Nel caso considerato, il perdurare delle infezioni da covid nei popoli dei paesi poveri non fa che aumentare le variabili

incontrollabili del virus, con conseguenti ondate di ritorno della pandemia.

Ce lo ha ricordato bene anche Gino Strada: “Ci sono Stati africani che hanno ricevuto solo 50 fiale, mentre alcune nazioni ricche hanno comprato una quantità di dosi sufficiente a vaccinare la propria popolazione cinque volte. I

brevetti cosa c’entrano? Bloccano l’aumento della produzione. Ovviamente quelli che ci sono vengono accaparrati dai Paesi più ricchi” (1).

 

Per Strada, ma anche per noi, si tratta di una grande ed inconcepibile meschinità questa discriminazione: pare che, se da noi ricchi l’immunizzazione verrà raggiunta nel 2021, per i poveri di immunizzazione si parlerà forse dal 2023 ed anche negli anni successivi.

Anche Greta Thunberg, la ragazza diciottenne svedese, attivista per il clima per avere creato il movimento globale “Fridays for Future”, si è data da fare per i vaccini per i più poveri: ha donato 100 mila euro attraverso la sua fondazione per sostenere l’equità dei vaccini. «La comunità internazionale deve fare di più per affrontare la tragedia dell’ineguaglianza dei vaccini - ha detto la giovane svedese in occasione della conferenza stampa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -. Abbiamo i mezzi a nostra disposizione per correggere il grande squilibrio che esiste oggi nel mondo nella lotta al coronavirus. Proprio come con la crisi climatica, dobbiamo prima aiutare coloro che sono più vulnerabili» (2).

 

Proprio riguardo all’OMS alcuni dati ci aprono gli occhi sulla realtà odierna e sulla necessità di intraprendere nuove strade se si vuole andare verso un domani meno disuguale.

Il bilancio del biennio 2020-2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 4,8 miliardi di dollari, cioè poco più di 2 miliardi di euro l’anno. È una cifra che corrisponde alla spesa sanitaria annuale dei cittadini della provincia

di Bergamo. Un’inezia. Affinché l’azione dell’OMS fosse davvero efficace bisognerebbe moltiplicare almeno per mille i fondi in bilancio, cioè 2.000 miliardi l’anno. Questi fondi servirebbero per fare ricerca, per prevenire

e fronteggiare le pandemie, per garantire uguali cure ai malati in tutto il mondo. In definitiva, per garantire il diritto di tutti e tutte alla salute e alla vita, senza distinzioni né di ricchezza né di nazionalità. Per non dividere l’umanità in privilegiati e scarti.

 

Ci preoccupiamo di stabilire regole per ogni cosa, ad eccezione di quella fondamentale: la casa in cui tutti abitiamo. Manca una Costituzione della Terra nella quale, oltre ai principi, ai doveri e ai diritti fondamentali, siano stabilite effettive istituzioni internazionali, con reale potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

Oggi più che mai abbiamo assoluta necessità di organismi pubblici globali, che garantiscano a tutti gli abitanti del pianeta un servizio sanitario, un’organizzazione mondiale dell’istruzione, un demanio planetario che sottragga al mercato beni comuni come l’acqua potabile e protegga le foreste, i mari e i ghiacciai, il monopolio pubblico della forza in capo ad una

polizia internazionale con la messa al bando delle armi e degli eserciti nazionali.

La Dichiarazione universale dei diritti umani assume significato e trova vero senso se questi diritti risultano di tutti, cioè uguali e indivisibili; altrimenti di fatto anche i diritti rischiano di diventare solo i privilegi di chi ha la forza di affermarli. Il principio di base di un’economia postcapitalistica è che dovrebbe

essere organizzata intorno al benessere umano e alla stabilità ecologica, piuttosto che intorno agli interessi del capitale e dell’accumulazione

da parte delle élite.

 

Non stiamo considerando utopie, ma scelte basate sulla ragione e sul buon senso. Riecheggia, osservando la storia attuale, la risposta al dilemma affrontato quattro secoli fa da Thomas Hobbes: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica sulla base del divieto della guerra e la garanzia della vita.

Questa si presenta oggi però con due aggravanti di fondo: la capacità distruttiva degli odierni poteri globali, che è enormemente maggiore

di quella nello stato di natura hobbesiano, e il carattere irreversibile delle devastazioni da essi prodotte. Le alternative esistono. Il pregiudizio

che esse non esistano è un’ideologia di legittimazione dell’esistente che è totalmente artificiale, prodotta dalle attività e irresponsabilità della politica e dell’economia. Non c’è nulla di naturale, come qualcuno vuole farci

credere, in quello che oggi sta accadendo.

 

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1)Fonte: https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaccini-anti-Covid-gino-Stradasospendere-

brevetti-bloccano-produzione-37b6e2f6-d6c9-4b33-8627-934bf9e98ae1.html

2) Fonte: https://www.facebook.com/corrieredellasera/photos/a.284654007529/

10159214750512530/?type=3&scmts =scwspsdd

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