JFK CINQUANT’ANNI DOPO Stampa
Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   

JFK  CINQUANT’ANNI DOPO

Se io commettessi un delitto, e poi cercassi di depistare la ricerca del colpevole, mi affiderei alla più classica delle strategie: la moltiplicazione dei moventi, cioè dei possibili autori del crimine –nel nostro caso mandanti-, essendo il delitto stato commesso da un oscuro esaltato, Lee H. Oswald, peraltro freddato due giorni dopo per tappargli la bocca.

È precisamente quello che è stato fatto nei 50 anni seguiti alla morte di John F. Kennedy, commemorata due giorni fa in vari servizi televisivi ed articoli di stampa. Ho scelto di guardare la lunga rievocazione dell’evento su History Channel di Sky, che vantava di aver condotto la più esaustiva indagine demoscopica sulle convinzioni che gli americani si sono fatti sulla morte del loro presidente più amato. In realtà non è stato chiesto agli intervistati quale fosse il movente più probabile dell’assassinio, bensì è stato loro sottoposto un elenco preconfezionato di moventi, più di quaranta, tra i quali scegliere quello ritenuto più probabile. Un metodo infallibile per confondere le acque, e le idee. L’elenco includeva anche un pre-giudizio, nel senso che cinque moventi erano dati come “principali”, mentre si accennava per sommi capi ad una lunga lista aggiuntiva che aveva tutti i connotati di  “marginalità”, ossia di fantasia, per disorientare ulteriormente i giudizi.


Vediamo dunque l’elenco dei mandanti più credibili, sulla base dei loro possibili moventi, alcuni in verità molto convincenti:

- la Mafia;   - l’URSS;  - la CIA;  - Fidel Castro;  - il Pentagono.

Seguiva poi una lista di mandanti improbabili, come ad es. un’associazione ufologica, la Federal Reserve (Fed), il Governo USA, addirittura il Vaticano, ecc.

Non mi soffermerò sulle buone ragioni che i primi cinque avrebbero avuto per eliminare JFK, bensì su quella, accennata di sfuggita, e inclusa nella lista delle improbabili, che potrebbe aver spinto la Fed, ossia la privata banca centrale USA, ad eliminare un ingombrante ostacolo sulla sua strada, intrapresa con uno strattagemma l’antivigilia di Natale del lontano 1913, quando fu istituita da un Senato svuotato per le vacanze natalizie. La motivazione suggerita era una mezza verità, e cioè che Kennedy volesse il ritorno al gold standard, ossia ad un dollaro fissamente agganciato alla riserva aurea: un’evidente limitazione all’emissione di valuta dal nulla che tanto piaceva –e piace!- ai banchieri di ogni continente. La motivazione viene subito scartata nel servizio di Sky in quanto si dice che JFK non avrebbe mai espresso una tale intenzione (che 8 anni dopo Richard Nixon la realizzerà… al contrario, sganciando ufficialmente il dollaro dall’oro).


Dollaro "di Kennedy", statale, senza debito né interessi

Qui l’importante non è ciò che viene detto, ma ciò che viene taciuto, pur trattandosi di un fatto documentato e di assoluta rilevanza, proprio per la stessa Fed. Ossia, la seconda mezza verità, che JFK il 4 giugno 1963 ebbe l’ardire imperdonabile di autorizzare, con l’Ordine Esecutivo 11.110, l’emissione di $ 4,3 miliardi con la scritta UNITED STATES OF AMERICA anziché FEDERAL RESERVE, davvero contro riserve in oro ed argento. Una differenza abissale, perché significava che quei dollari erano statali, pubblici, senza debito né interessi verso nessuno. In altri termini, nelle intenzioni di JFK, ciò era l’inizio dell’estromissione dei banchieri privati, proprietari della Fed, dalla stampa di denaro, addebitandolo al popolo americano. Quanto bastava per ripetere con Kennedy, 5 mesi dopo, gli attentati ad altrettanti presidenti scomodi: A. Jackson, W. McKinley, J. A. Garfield, A. Lincoln (a proposito, anche nel filmone su Lincoln non si fa il minimo accenno a questa pur validissima motivazione del suo assassinio) e forse altri, a testimonianza della più che secolare lotta dei presidenti contro i banchieri, che essi vedevano come ignobili parassiti. Questi precedenti avrebbero dovuto essere ben soppesati, e indicati agli intervistati come indizi della mancanza di scrupoli da parte dei signori del denaro, posti di fronte alla possibile perdita della gallina dalle uova d’oro. Invece, silenzio tombale.

L’omertà dei mezzi d’informazione e di spettacolo quando si tratta di toccare i banchieri è, alla Guareschi, “cieca, pronta e assoluta”. Eppure, le conseguenze dell’assassinio di JFK, cui seguì l’immediato ritiro da parte del suo vice L. Johnson di tutti i “dollari di Kennedy”, le stiamo pagando ogni giorno di più, a partire da quell’infausto 22 novembre 1963, con il progressivo indebitamento di tutti gli Stati, Italia in testa, verso una cricca di criminali legalizzati che emettono moneta senza possedere nulla che ne rispecchi il valore, addebitandocela attraverso i BOT, BTP, CCT, ecc., con la servile connivenza delle c. d. forze politiche, spesso cooptate in circoli esclusivi come il Bilderberg.


Nuovo dollaro "privato".
Notare l'inganno di USA scritto a caratteri cubitali, mentre Fed appare in piccolo, pur essendo la reale emittente

Quando vedo sfilare ogni giorno nuovi lavoratori sull’orlo del licenziamento, o già licenziati, o cassintegrati, o disoccupati, che reclamano il reinserimento nel mondo del lavoro, mi chiedo se non sarebbe più efficace che marciassero chiedendo che la moneta sia pubblica, senza debito né interessi: significherebbe 85-90 miliardi di euro in meno da dare ai “mercati” come interessi, e nessun rientro da un debito fasullo col pagamento di oltre 1000 miliardi in 20 anni a partire dal 2015. Cifre che fanno impallidire il cicaleccio che da mesi i governanti fanno sui 2 miliardi “da trovare” per evitare l’IMU, per reperire i fondi per la cassa integrazione, ecc. Miliardi che poi “trovano” aumentando tasse e accise (quasi non fossero già insopportabili), facendo fallire o scappare i pochi imprenditori rimasti, lasciando i loro dipendenti a sfilare per le strade con patetici striscioni e fischietti, e svendendo il patrimonio della nazione, dalle imprese di Stato ai beni demaniali (persino le spiagge!), già devastati da un’economia basata sulla cementificazione e il degrado del nostro valore primo: il territorio più bello del mondo per natura e cultura.

Immagino un futuro tribunale del popolo che condanni quanti hanno permesso dal dopoguerra ad oggi questo scempio umiliante per l’Italia: partito come saccheggio del territorio sta finendo come saccheggio delle nostre tasche attraverso l’esasperazione finanziaria. Quella incentivata da quel genio della svendita che è Mario Draghi, premiato proprio per queste sue doti dal mondo della finanza, dal cui pulpito massimo oggi inonda di euro facili, allo 0,25% di interesse, non già imprese e famiglie alla fame, ma le banche d’Europa; le quali, almeno in Italia, non fanno colare una goccia di tale profluvio, investendolo, tanto per non sbagliare, in altra finanza, soprattutto in Titoli di Stato, che meglio sarebbe chiamare Debiti di Stato. Verso le banche, ovviamente.

Marco Giacinto Pellifroni                                         24 novembre 2013

 

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