Giustizia e malizia Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
GIUSTIZIA E MALIZIA

La riforma della Giustizia penale, firmata Cartabia, ha superato l’esame nel Consiglio dei Ministri, contemperando le aspre divergenze iniziali tra i partiti, in particolare sulla dolente nota della prescrizione.

Non ho intenzione di entrare nel merito, in quanto mi mancano le competenze elementari; pertanto mi limiterò ad esprimere il mio parere, anziché sulla base di aulici principi, attingendo a fatti di cui la cronaca non cessa di informarci, inclusi “incidenti di percorso” di cui sono stato vittima, testimone o informato.

Il primo punto su cui ritengo doveroso soffermarmi concerne il comportamento dell’organo, diciamo così, preparatorio dell’intervento della magistratura: la polizia, intendendo con questo termine tutto il ventaglio di ispettori, controllori, inquisitori preliminari.

 

Una delle tante scene di giocatori in ginocchio in memoria della barbara uccisione di George Floyd, ennesimo episodio di violenza su un sospettato da parte di forze di polizia. Peraltro, la violenza, oltre che fisica, può essere psicologica. E non è meno devastante

 

Il primo impatto con la legge il cittadino lo sperimenta con questi organi dalle variegate divise e competenze. Il loro comportamento è spesso dettato da senso di superiorità e arroganza, dando per acquisita la colpevolezza di chi si ritrova a dover subire i loro atteggiamenti, i loro apprezzamenti, che vanno dall’ironia alla brutalità. La presunzione d’innocenza, vanto di ogni civile ordinamento giudiziario, svanisce in pratica sia durante gli interrogatori polizieschi sia su giornali e TV.

Su questo versante mi sento di unirmi a quanti si sono polemicamente inginocchiati negli stadi in segno di solidarietà a George Floyd. Naturalmente quello fu un caso estremo, ma i resoconti di maltrattamenti, fisici e/o morali, nei confronti di persone innocenti fino a prova contraria, ci hanno accompagnato per decenni. E la riforma Cartabia non ha sfiorato la vergogna della detenzione preventiva, anche nei casi di pericolosità sociale nulla. Garantismo zero, mentre delinquenti assodati escono di galera a velocità accelerata, in spregio alla più elementare giustizia.

Nei primi anni ’90, nella tetra atmosfera di “Mani Pulite” -e qui cito me stesso- subii un interrogatorio di polizia del genere riservato ai delinquenti conclamati; e non per mie colpe, se non presunte, ma poiché il mio nome compariva sul taccuino di un mio occasionale conoscente che aveva subito la denuncia di aggressione sessuale da parte di una ragazza straniera. Non so come sia finita l’accusa a suo carico. La sua eventuale colpevolezza, però, costituiva una valida giustificazione a considerare stupratori, o quanto meno molestatori, tutta la gamma dei suoi amici e conoscenti, sia pur alla lontana.

 

Renzi è sulla graticola da quando è diventato premier, direttamente o tramite i genitori. Proprio oggi sua madre è stata prosciolta dall’accusa di bancarotta fraudolenta, dopo 9 anni di angustie. Ma nel contempo, altri 2 processi si aprono contro di lui. Calenda commenta: “La magistratura ha perso ogni credibilità […] Bassolino ha avuto 19 inchieste da cui è uscito assolto, rovinandogli la vita”. E l’ex sindaco di Roma, Alemanno, è stato assolto dopo 7 anni di pubblico ludibrio

 

L’ispettore di polizia aveva toni e domande da mettere in soggezione anche il più scafato delinquente, impugnando, come una Bibbia nei processi alle streghe, il codice penale, leggendomi estesamente vari capitoli. In quei momenti mi sentivo, in effetti, come un depravato per il solo fatto di aver fotografato alcune ragazze, magari in topless (che all’epoca dominava, senza problemi, su tutte le spiagge). Tra le varie amenità a cui l’ispettore si sentiva autorizzato in virtù del suo ruolo, questo ironico commento: “Eh, certo, ha scelto belle ragazze come soggetti, mica i bambini della Prima Comunione!”. Non ebbi l’ardire di ribattergli che in tal caso mi avrebbe sospettato di pedofilia… Ero in uno stato di totale soggezione: un oggetto, su cui quell’uomo, anzi quell’orco, infieriva per suo godimento, tipico del forte sul debole alla sua mercé. Chiesi flebilmente di poter bere un bicchier d’acqua. Mi fu negato per un’interminabile mezz’ora, finché mi fu concesso di accedere al bar esterno, beninteso piantonato da una poliziotta, la cui unica frase nei miei riguardi fu “Altro che brava persona!”. L’azione della polizia si estese alla convocazione di varie ragazze fotografate, separatamente, da me ed altri della “lista nera”, una delle quali mi riferì che la polizia insisteva che presentasse denuncia: un invito, quasi un ordine, che lei ebbe l’onestà di non compiacere: “Se si sono comportati tutti bene con me, perché dovrei denunciarli?”. 

I soprusi nei miei riguardi non finirono qui: fui trasferito su un’auto della polizia, coi vetri posteriori chiusi affinché non potessi disfarmi di materiale “compromettente”, fino in Questura, dove mi fecero le impronte digitali! Un modo per schedarti alla pari di un malavitoso.  

 

La lotta ai trafficanti di droga, organi umani, migranti è molto impegnativa e pericolosa. Perciò sarebbe opportuno non perdersi in indagini che spesso sfociano nel nulla e concentrarsi contro queste piaghe sociali

 

Questo basti per dipingere, di prima mano, come si divertano alcuni poliziotti quando si tratta di casi di questo genere, che permettono loro di entrare in argomenti “pruriginosi”, violando la privacy altrui. Magari non danno seguito alle denunce di mogli o fidanzate che subiscono violenze dal loro partner, evitando che si giunga al femminicidio; ma massima vigilanza quando si entra in mondi come quelli della moda, del cinema, dello spettacolo in genere, dove si presume di dover interrogare e visionare filmati di modelle, ballerine o comunque belle ragazze. 

Come andò a finire? Dovetti nominare un avvocato, che mi costò 1 milione di lire; il quale non servì a nulla, in quanto il giudice, in questo caso dimostrando equanimità e saggezza, non prese neppure in considerazione la mia persona, e il mio caso fu archiviato, ma solo dopo essere passato sui giornali, sia pure col mio nome cifrato: sappiamo bene quanto queste notizie alzino le vendite e gli ascolti in TV. Senza una scusa, naturalmente, o almeno una rettifica stampa; e figurarsi un rimborso per il danno psicologico e d’immagine subito. Senza che il bieco inquisitore pagasse in prima persona per abuso di potere e soggiogamento di persona. Un analogo comportamento, fatto da un marito o fidanzato, ad una donna è oggi considerato reato, ma non se lo fa un uomo in divisa su un cittadino maschio, specie se bianco ed eterosessuale.

 

Nell’attuale clima liberale

c’è una sola forma di libertà:

quella dei mercati

 

Un mio amico, all’epoca (ca. 2010) direttore di un night club, è tuttora sub judice e corre il rischio di 6 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Accusa che mal si concilia con la strana tolleranza dell’attivismo nel Mediterraneo delle varie ONG, vere o fasulle, che incorrono nello stesso reato su scala ben maggiore.

Conosco un piccolo produttore cinematografico indipendente che, visto il campo di attività, non ha mancato di subire, attraverso gli anni, indagini, perquisizioni, sigilli agli uffici, processi: tutti conclusi con l’assoluzione ("perché il fatto non sussiste"): un Berlusconi in formato ridotto, insomma. 

 

Sono costati cari a Berlusconi la passione per le donne e il senso di impunità che la carica di premier gli infondeva, finendo con l’inciampare nell’ostacolo più insuperabile: la minore età di Ruby. Anche se era donna fatta sotto il profilo fisico; ma non per la dura lex e per i giornalisti, sempre a caccia di notizie eclatanti

 

Un altro mio amico, che gestiva una finanziaria, in base ad una denuncia si vide piombare in ufficio un drappello di funzionari di polizia giudiziaria, che gli sequestrarono tutto, dai documenti ad assegni e cambiali, per un valore di parecchi milioni di lire. Come atto finale, la poliziotta portò in bagno la moglie per un’indagine intima, alla vana ricerca di droga, senza che ci fosse il minimo indizio a giustificare l’abbominevole pratica. La relativa causa sfociò nel nulla e tutto gli venne riconsegnato oltre 7 anni dopo, per prescrizione, quando i titoli di credito erano ampiamente scaduti, quindi inesigibili. Ma il sistema nervoso della moglie rimase disturbato per mesi ed anni, per la vergogna delle accuse infamanti. Ma, nonostante i danni economici, morali e d’immagine, nessun risarcimento. Da nessuno. A nessuno. 

 


Cartabia e Draghi a S. Maria Capua Vetere promettono la riforma del sistema carcerario, dopo i recenti abusi sui detenuti. È auspicabile anche una revisione –o la creazione- di un regolamento circa gli ammissibili comportamenti delle forze dell’ordine quando fanno improvvise irruzioni nella vita degli altri, subendo, nei casi di infrazione, procedimenti giudiziari pari a quelli riservati ai normali cittadini

 

Urge quindi una legge, tanto ventilata quanto insabbiata, che contempli la responsabilità civile dei giudici; e, aggiungo io, anche degli organi ai polizia, per comportamenti contrari alla dignità della persona e all’attività economica dei danneggiati senza circostanziati motivi, ben oltre una semplice denuncia, che chiunque può fare, non sempre per validi motivi. Con relativo risarcimento, non tanto da parte dello Stato, ma delle stesse persone fisiche responsabili dei danni, così come chi fa denunce false incorre nel reato di calunnia/diffamazione. Solo così ci andranno più cauti in quelle che sono spesso incursioni inutili e ostili. Se nulla cambierà, si inasprirà il cupo clima di sospetto di tutti verso tutti che già caratterizza gli ultimi anni, sempre più liberticidi.

Tra le varie cause della lunghezza dei processi c’è da annoverare, a mio parere, anche la leggerezza con cui le forze “dell’ordine” originano i procedimenti, ingolfando i tribunali di cause che finiscono nel nulla, archiviate o prescritte. La libera espressione artistica è ammessa, magari postuma, soltanto ai grandi talenti, mentre si ironizza se l’autore non è riuscito a “sfondare”, magari con le sue opere battute alle aste di Christie’s o Sotheby’s. Quanto al cinema, l’abolizione della censura è stata solo un’operazione di facciata, per dimostrare una tolleranza calpestata invece dal moralismo di ritorno.

 


 

“Atti impuri” (Immodest Acts), il libro scandalo da cui il sempre discusso regista Paul Verhoeven (Basic Instinct, 1992) ha tratto il film “Benedetta”, presentato a Cannes 2021. Tratta dell’amore saffico tra due monache del Seicento. Verhoeven risponde così alle critiche di blasfemia (!): “Negli anni 80 le donne giravano sulle spiagge in topless. Oggi c’è un nuovo puritanesimo”. 

 

Anche grazie al Covid, l’atmosfera è sempre più prossima a quella intimidatoria delle repubbliche “democratiche” d’oltre cortina, come magistralmente descritto ne “Le vite degli altri”, Germania 2006. 

Premio Oscar per miglior film straniero. Trailer [QUI e QUI]

 

Se, per le mie idee sovraniste, vengo spesso catalogato come “di destra”, sono invece molto “di sinistra” quando si tratta dei tutori dell’ordine, a cominciare dai fatti di Genova di 20 anni fa, fino alle botte mortali a Stefano Cucchi e ai recenti pestaggi ai reclusi di Santa Maria Capua Vetere. Ci sarebbe davvero da inginocchiarsi, ogni mattina e sera. Altro che osannare a prescindere, sempre e comunque, gli uomini in divisa, minimizzando i loro comportamenti, come non mancano di fare Matteo Salvini e Giorgia Meloni, mentre Marco Travaglio e i grillini ostentano un plauso incondizionato alla magistratura, nonostante i recenti scandali ne proiettino un’immagine molto impietosa. Salvo poi ripensamenti, come nel caso di Grillo, toccato in prima persona per le pesanti accuse al figlio Ciro. Tutti rigoristi quando dei soprusi sono vittime gli altri. 

  

 Marco Giacinto Pellifroni         18 luglio 2021 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/27/amazzonia-attacco-mortale-ad-ambiente-e-indios-lecocidio-della-foresta-e-il-genocidio-dei-suoi-popoli-iniziato-500-anni-fa/6243149/
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