Riflessioni sul concetto di verità Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI VERITÁ

 È istruttivo esplorare come le diverse culture hanno affrontato un concetto così basilare come quello di verità, che rispecchia il modo di rapportarsi al mondo, non solo attraverso i nostri sensi, ma anche per via intellettiva. Come giungere alla realtà ultima, che si cela dietro il velo – o la corazza- della realtà fisica? Come trascenderla mediante l’astrazione della mente? E questa astrazione ci fornisce davvero un quadro più vero della realtà o sono solo fantasie?

Pirrone (IV-III sec. a. C.), propugnatore dello scetticismo, è forse il filosofo antico più vicino alla nostra epoca, che ha visto vacillare secolari certezze e irrompere relativismo e nichilismo

Ho cercato di inquadrare questi tentativi dell’uomo attraverso le epoche, influenzandone la mentalità e i comportamenti anche nella vita di tutti i giorni. La verità è:

a)   data come esistente, unica ed assoluta; e inoltre già colta tramite un remoto evento rivelatore, considerato come parte della Verità Ultima, anziché come strada verso di essa. Si tratta del dogmatismo fondamentalista che contraddistingue le religioni rivelate, dette “del libro”, in quanto fanno riferimento alla Bibbia, al Vangelo, al Corano;

b)  data come esistente, unica, e tuttavia raggiungibile attraverso rivelazioni diverse, considerate pertanto come strade, peculiari di diverse culture, verso la Verità Ultima, e comunque meritevoli di reciproco rispetto: dogmatismo irenistico-ecumenico, nel ‘400 perorato da Niccolò Cusano, Giovanni da Segovia, Isidoro di Kiev e dal neopaganesimo di Giorgio Gemisto Pletone, in una summa della prisca sapientia dei grandi pensatori della remota e tarda antichità; nel ‘900 e nel secolo attuale dai papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. In realtà, questa posizione conciliante è motivata più dal desiderio di evitare i massacri delle guerre di religione che da un’intima convinzione. Aleggia comunque una visione positiva, e quindi differenziata, del Dio biblico, cristiano e musulmano; e si mostra più coerente la teologia negativa della Chiesa Ortodossa, che si astiene dal darne definizioni, limitandosi a dire ciò che Dio non è; 

Nel 1917 Einstein introdusse la costante cosmologica per adeguare le equazioni della relatività generale ad un universo che allora si credeva statico. Quando, nel 1929, Hubble dimostrò l’espansione dell’universo, Einstein considerò la costante cosmologica come il più grave errore della sua vita. Salvo essere oggi in parte rivalutata alla luce dell’energia oscura universale [VEDI]. A dimostrazione che nessuna verità riesce a cingersi dell’alloro dell’infallibilità

c)   data come esistente, ma non perseguibile dall’uomo: scetticismo tardo accademico di Filone di Larissa; scetticismo politico-filosofico alla Berkeley, Hume, Kant, Montaigne, Voltaire; scetticismo relativistico-scientifico alla Einstein, che, mentre assurse a icona del relativismo in campo cosmologico, rimase convinto dell’innegabilità di una Realtà Ultima, che solo l’incapacità strumentale impedisce alla scienza di raggiungere, sia nelle dimensioni cosmiche che submicroscopiche, arrivando ad ipotizzare “variabili nascoste” per spiegare le discrepanze tra teoria ed esperimento, e per definire come incompleta la meccanica quantistica, in quanto si regge su onde di probabilità, negando una realtà soggiacente; alla Prigogine-Tiezzi, assertori dell’indeterminismo, olismo, irriducibilità, oggettività: in un’immagine, la foresta non si riduce alla somma dei suoi alberi, ma ha una valenza superiore, che l’uomo ha difficoltà ad abbracciare;

d)  di esistenza dubbia, suggerendo quindi una sospensione del giudizio sulla sua eventuale natura, comunque non rivelabile: scetticismo antico, alla Pirrone e Timone di Fliunte, oggi riproposto da moderni pensatori, quali Jung, Hillman, Heidegger, G. Girard;

e)   di esistenza dubbia, cui ci si può tuttavia avvicinare per approssimazione: scetticismo accademico di Arcesilao, seguendo il parametro della ragionevolezza; nonché di Carneade, seguendo il parametro della probabilità che una cosa o un’affermazione sia vera;

f)    data come inesistente, e quindi a maggior ragione come non raggiungibile: scetticismo neopirroniano di Enesidemo, che criticò anche il concetto di causalità; scetticismo empirico di Sesto Empirico: attenzione ai soli fenomeni, quali essi appaiono, e all’esperienza; scetticismo quantistico della Scuola di Copenaghen: indeterminismo, probabilismo con forti accenti soggettivistici (importanza dell’osservatore, non solo dell’osservato).

Animato dal senso pratico della romanità, Marco Tullio Cicerone (I sec. a. C.), coniugò la sua vena politica e filosofica con la ricerca di quanto ci fosse di più apprezzabile nelle varie dottrine: un atteggiamento che oggi chiamiamo eclettico. Niente di più lontano dal fondamentalismo che tanto ha insanguinato il mondo. Sia pur per motivi diversi, anche Cicerone, come Pirrone, assomma tanti connotati dell’epoca contemporanea, in particolare lo spirito tollerante

Commenti

Con l’irrompere delle filosofie greco-ellenistiche nello scenario romano, finì col prevalere lo spirito pratico della romanità e, grazie anche all’azione corrosiva delle certezze propria dello scetticismo nei riguardi delle filosofie rivali, quali l’epicureismo e soprattutto lo stoicismo, i Latini ritennero che cogliere il meglio dei vari messaggi fosse l’optimum. Prese forma così l’eclettismo, di cui Cicerone fu il più autorevole esponente. Dello scetticismo Cicerone fece propria la visione probabilistica di Carneade e quella della plausibilità di Arcesilao, ritenendo di accostarsi maggiormente al vero quanto più un’affermazione o una decisione riscuotesse il maggior consenso possibile (consensus gentium). Si noti come questa ottica sia anticipatrice del moderno concetto di democrazia, che consegna al mero numero di voti conseguiti la palma della verità in campo politico, ossia della rappresentatività del volere di un intero popolo.

Dal succinto schema dei diversi approcci al concetto di verità e realtà sopra proposto, vorrei evidenziare come Einstein, pur essendo ben lungi dall’essere il corifeo della tradizione, visto il confinamento di quest’ultima negli scenari a noi più famigliari e lo svincolamento attuato con le sue teorie della relatività, rimase un tradizionalista quando ebbe da confrontarsi col mondo delle particelle elementari. Se il mondo della relatività si avverte soltanto quando sono in gioco velocità dell’ordine di grandezza di quella della luce, mostrandoci stranezze e paradossi, quello dell’infinitamente piccolo non è certo da meno, e ci confonde la mente in quanto è descrivibile soltanto con linguaggio matematico; che in certi processi assume sapore metafisico

Natura non facit saltus (la natura non procede per salti) affermava Leibniz. Ma i salti logici sono richiesti ogni qualvolta intervengano processi di infinito avvicinamento ad un limite, come nel caso di poligoni regolari iscritti o circoscritti ad un cerchio, aumentandone indefinitamente il numero di lati, fino a quasi confondersi nel cerchio. Il passaggio da poligono a cerchio avviene solo se si procede all’infinito, ossia non potrebbe mai verificarsi in un tempo finito. Eppure, nella realtà, esistono sia gli uni che l’altro: mobili i primi, fisso il secondo. Si tratta di un passaggio dalla molteplicità fisica ad una dimensione metafisica; e rispecchia, in altro ambito, il salto dal mondo dei sensi-strumenti a quello di Planck, ossia da una verità appurabile ad una presunta e insondabile [VEDI] (*); o, se vogliamo, “dal molteplice all’Uno”

Il grande interrogativo odierno è che nesso ci sia tra il mondo quantistico e quello relativistico, con in mezzo il mondo della nostra quotidianità, apparentemente così distante dall’uno e dall’altro. Come si concilia la natura probabilistica che governa l’esistenza dei componenti ultimi della materia con la causalità che si palesa alle dimensioni che l’uomo può cogliere? E come si concilia il tempo che regola la nostra vita quotidiana con quello che apparirebbe ad un ipotetico astro dal quale ci allontaniamo o che da noi si allontana (definizioni equivalenti e dipendenti soltanto dal punto di osservazione, se posto sulla Terra o su quell’astro) a velocità dell’ordine di grandezza di c? Quale è il tempo vero, il nostro o il suo? Ha più diritto di considerarsi vera la visione copernicana rispetto a quella tolemaica, o è soltanto una questione di comodità di calcoli astronomici?

Entrando negli eventi di cronaca di questi giorni, Ciro Grillo e compagni sono stati degli stupratori o la ragazza era consenziente? Se l’atto compiuto è lo stesso, le interpretazioni della stampa e della gente possono differire, ma quella dei giudici deve (o dovrebbe) arrivare alla verità, con una sentenza di condanna o un’archiviazione. Libertà o anni di galera: una grossa responsabilità! Per giunta, il clima odierno, che rivendica la parità di genere, sino a ieri negata dalla supremazia maschile, influenza ogni giudizio, inducendo a vedere nell’uomo la prevaricazione e nella donna la sua eterna vittima. Eppure, i tempi sono cambiati proprio in virtù della veloce emancipazione della donna, che la inducono spesso ad assumere l’iniziativa per vincere il timore dell’uomo di vedersi respinto se osa fare avances, spesso ignaro se saranno gradite o indesiderate. Oggi poi si moltiplicano i casi di denunce per molestie, e l’uomo è sempre più spinto ad astenersi persino da favorevoli apprezzamenti. Se poi l’uomo è ricco, aleggia il dubbio sull’interesse della presunta vittima ad approfittarne per spremere compensi riparatori. 


Video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro. Ultimo caso mediatico di due verità opposte. Solo la presenza di telecamere può aiutare a dirimere la diatriba. In loro assenza è arduo decidere quale delle due deposizioni rispecchi la realtà dei fatti, già di per sé opinabili

Insomma, i nostri atti e comportamenti sono verificabili, ma l’intenzione che li determina è spesso celata nella mente di chi li compie, ed è tutt’altro che facile farla emergere senza titubanze. La situazione non è molto diversa quando si passa dai singoli ai gruppi e alla società nel suo insieme. E ogni sentenza è sempre giudicata giusta dal vincitore e ingiusta dal soccombente. 

Oggi, gli avanzamenti tecnologici hanno portato ad apporre sulla verità una nuova etichetta: la sicurezza. Sotto questo nome la nomenklatura procede a passi spediti verso la disseminazione di telecamere (le stesse incautamente poste da Ciro Grillo per documentare le sue bravate) per ogni dove, in una moltiplicazione di filmati a documentare la verità strumentale, anziché quella opinabile delle deposizioni orali. 

Il mondo sta correndo verso l’orizzonte della verità in ogni campo e ad ogni costo, solo per accorgersi che, quanto più si allarga lo zoom, tanto più indefinita risulta l’immagine.

  Marco Giacinto Pellifroni         9 maggio 2021 

(*) Paolo Zellini: “Considerazioni sui principi matematici”: Operazioni come l’integrazione o altre simili che comportano un passaggio al limite possono essere assunte come simboli di una vera e propria realizzazione metafisica. Da “Conoscenza religiosa” 3/1971. Rivista diretta da Elemire Zolla

 

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