Il coronavirus in soldoni Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
IL CORONAVIRUS IN SOLDONI
(Verso un mondo de-statalizzato)

 

Prologo

Il mio precedente articolo titolava “Nella morsa dell’usura”

Questo governo nacque per annientare Salvini e il suo semi-sovranismo. Una battaglia vinta dai giallo-rossi, ma persa dagli italiani “non protetti”, abbandonati dallo Stato e finiti in pasto agli usurai. Questo governo è la rovina dello Stato, mentre il suo capo tace, sbigottito e inerte. Un bengodi per usurai, mafie e scafisti, liberi di ingrassare su mezza Italia in ginocchio. 

. Quest’altro articolo [VEDI] conferma la situazione prefallimentare di ristoranti e bar, che non ricevono aiuti, ma solo email di usurai e continue restrizioni al loro lavoro. Il 9 dicembre si voterà MES sì o no. A cosa servono i soldi europei se poi chi non può lavorare non riceve un euro? Un governo degno di questo nome non vive delle elemosine UE, ma con i proventi che arrivano da chi lavora

*     *     *

Mezza Italia boccheggia per la perdita del lavoro o di un reddito autonomo, e anela il giorno in cui tutto questo sarà soltanto un brutto ricordo. 

Guardiamo la situazione a mente fredda. Il governo, con già sulle spalle un poderoso debito pubblico, lo ha vistosamente aumentato per rallentare –sia pur a casaccio e in maniera irrisoria- la ripida caduta della metà suaccennata ed evitare una guerra civile.

Don Livio Fonzaga, direttore di Radio Maria, non segue l’onda del governo e del Vaticano parlando della grande messinscena del Coronavirus, bollandolo come opera di un disegno mondiale per ridurre l’umanità a un gregge di zombie, senza libertà e senza Dio. Aspettate a ridere dopo aver visto la prossima immagine e relativo video. Del resto, i sintomi dell’Apocalisse di cui Don Livio parla ci sono già; e questo governo è molto zelante nel portarci a subirla

Nei primi 9 mesi dell’anno sono stati sfornati a iosa titoli Stato per un totale di € 173 miliardi; sommati ai precedenti 2410 il debito pubblico è salito a 2583 miliardi [VEDI], al ritmo medio di oltre 19 miliardi al mese. I dati di ottobre e novembre non sono ancora noti, ma, essendo mesi investiti dalla seconda ondata, le cifre saranno certamente peggiori.

In questi mesi abbiamo visto il volto assistenziale dello Stato, intento ad annunciare ristori (?), mentre ha sospeso il pagamento di tasse e contributi, indebitandosi sui mercati. Ha potuto farlo grazie alla favorevole attitudine della Banca Centrale (BC) ad assorbire i nostri Titoli del Tesoro a tassi dello zero virgola.  

Quando l’emergenza rientrerà i creditori presenteranno il conto alla metà più disastrata, affondando anche i pochi sopravvissuti. Si dà il caso che la parte disastrata, oggi abbandonata, sia la parte produttrice del paese. Chi manterrà la parte parassitaria?

Un inciso: ho detto creditori. Vogliamo chiarire una buona volta cosa significano un credito e un corrispondente debito? Domanda stupida, penseranno in molti. Vediamo se è proprio così stupida. 

Questo video illustra in maniera semplice che il can can sul Coronavirus, promosso dal governo e ingigantito dai media, ha ripetuti precedenti negli anni scorsi, senza che, pur a parità di morti, si sia raggiunta l’isteria del 2020, calpestando la Costituzione, tarpando i diritti dei cittadini e affossando l’economia in modo forse irreparabile. Non è credibile che ciò non obbedisca ad un disegno scellerato, ovviamente occulto. Complottismo? 

 Il falso in bilancio delle banche

Bisogna innanzitutto precisare che i conti di uno Stato NON equivalgono a quelli di una famiglia o di un’azienda. Se una di queste ha un debito verso qualcuno per un passato prestito, cioè di un bene o di una somma in danaro di cui qualcuno si è privato per darlo ad essa, solo allora stiamo parlando di un vero debito, ossia di una somma monetaria che può essere ridotta pagandola in toto o a rate fino alla sua estinzione. Si tratta qui di debiti/crediti tra privati o aziende: il totale della moneta circolante non cambia. Si può quindi parlare di debito se il creditore ha prelevato la somma dal suo patrimonio, riducendolo in proporzione. Ovvio, forse. Ma non nel caso sia coinvolto una BC (e vale anche per le banche commerciali). [VEDI]

Se infatti il rapporto debito/credito si instaura tra la BC e lo Stato, le cose sono molto diverse, poiché la prima non preleva la somma prestata dal proprio patrimonio, semplicemente la crea dal nulla. In tal caso il nome di creditore non le si attaglia, perché ha immesso nel mercato nuovo denaro, non di sua proprietà. Il risultato è un aumento della massa monetaria che, in teoria, avendo diminuito il valore assoluto della moneta già circolante, prelevandola virtualmente dalle tasche dei cittadini, a questi ultimi dovrebbe semmai essere restituita. Tant’è vero che non viene restituita; non lo è mai stato e non dovrà mai esserlo. Ad ogni scadenza, i Titoli di Stato vengono rinnovati, cioè si pagano con l’emissione ex novo di altri Titoli, secondo il medesimo sistema con cui sono stati emessi quelli in scadenza. 

Le banconote NON sono un debito dell’emittente da quando non sono più convertibili in oro e argento. Quindi apporle in contabilità come passivo è un falso in bilancio. È un’inerzia contabile dai tempi in cui questa apposizione era giustificata, un modo subdolo di sostituire la proprietà dei beni, che le banconote sono poi chiamate a rappresentare, dai produttori di quei beni ai produttori delle banconote stesse, cioè il sistema bancario; e lo stesso principio vale per la moneta elettronica, ormai dominante, che dovrebbe avere a garanzia un equivalente deposito di moneta legale presso la BC, che invece non ha, se non in minima parte (riserva frazionaria). Quindi “si è finito per appaltare quote sempre maggiori di signoraggio a privatissime società per azioni.” [VEDIL’intera economia si regge su colossali falsi in bilancio, il cui esclusivo fruitore è il sistema bancario

Quindi il debito pubblico è tale solo in ragione degli interessi che vi vengono applicati arbitrariamente. Interessi che sono cresciuti in maniera abnorme dal 1981, quando il Tesoro, ossia la nostra classe politica, scelse di abdicare al controllo dei Titoli di Stato, lasciando che vi provvedesse la Banca d’Italia, privata allora come oggi, nonostante si fregi del titolo di Istituto di Diritto Pubblico (e dell’appellativo “d’Italia”). Una faina a guardia del pollaio.

Questioni di lana caprina? Non proprio. L’unica immissione di denaro legale (ricordo che sono legali solo le banconote e le monete metalliche, coniate dallo Stato) avviene mediante la creazione di nuovo debito pubblico (solo per la parte in banconote). Se tale immissione venisse meno, l’economia languirebbe (pareggio di bilancio!). Se addirittura si decidesse di tagliare il debito pubblico, ciò avverrebbe solo mediante tagli rovinosi alla spesa dello Stato, quindi di tutti i servizi essenziali che rappresentano il risultato concreto del progresso degli ultimi cent’anni ed oltre. 


Un’Italia senza più debito pubblico è possibile? Sì, o azzerandolo o consegnando ai privati ogni funzione pubblica. Ma non sarebbe più Stato, bensì esecutore passivo di ordini estranei. Stiamo già marciando a passi spediti lungo questa strada

L’Italia sa già cosa ciò significhi, essendone stata vittima a partire dalla foga privatizzante degli ultimi 18 anni, dal 1992. Infatti, è lì che si vuole arrivare, a sostituire lo Stato con i privati in tutti i servizi essenziali. L’attacco allo Stato mira a screditarne la capacità di fornire quei servizi a prezzi calmierati, per portarli ai prezzi di mercato. L’esempio dell’acqua è di per sé molto eloquente. Portiamo le cose al limite, per meglio capire il concetto: se lo Stato venisse sostituito in toto da fornitori privati per quanto riguarda i servizi pubblici, dalla scuola ai trasporti, dalla difesa alla sanità, e così via, la sua dimensione e importanza verrebbero ridotte ai minimi termini e non avrebbe più necessità di chiedere tanti soldi ai mercati, indebitandosi. Già è stato incanalato su questa strada con lo scippo della sua moneta da parte dei privati. Alla fine, rimarrebbero a malapena: un apparato giudiziario, un Parlamento e un esecutivo, naturalmente pilotati da chi detiene i cordoni della borsa. Già oggi, anche se non formalmente, siamo prossimi a questa situazione aberrante. In un quadro simile, non ci sarebbe più un debito pubblico, sostituito da un debito privato di famiglie e imprese verso quanti si sono sostituiti allo Stato. Secondo le sinistre, divenute nemiche acerrime dello Stato (tranne per sbolognargli i risultati delle sue rovinose gestioni, vedi Montepaschi) e amiche della finanza privata, questo sarebbe il glorioso traguardo di una nazione senza più il gravame dell’attuale debito pubblico.

Se acquisto un appartamento con € 400.000 di un mutuo bancario, è vero che io ne divento legittimo proprietario; ma è altrettanto vero che, dopo averlo io ripagato, la banca si ritrova i miei soldi (più gli interessi), che le permettono di acquistarne un altro equivalente, diventandone illegittimo proprietario. Questo secondo acquisto è infatti stato fatto con soldi apposti originariamente a passivo nel proprio bilancio, per poi compensarlo con l’attivo dei soldi rientrati. Ergo, il mutuo originario non è un debito, un passivo della banca, ma un suo attivo, un suo capitale di fatto, come giustamente sostenuto nell’articolo già citato [VEDI], estendendo ai mutui quanto già detto sulle banconote

Come il governo uscirà dall’emergenza

Tutto ciò detto, torniamo al Coronavirus. Quando l’emergenza cesserà, il ministro del Tesoro, pressato dai “mercati”, ci dirà che, se sinora lo Stato ha rinviato le scadenze fiscali e dato ristori (?), è giusto che adesso venga risarcito: 

a) aumentando le tasse e le sanzioni (di numero e importi per infrazione, esacerbando l’attuale situazione usuraria);

b) tagliando i servizi essenziali, cedendoli ai privati; 

c) imponendo una patrimoniale sul mattone e sui conti correnti, cioè trasformando il credito privato dei correntisti minori (i maggiori se la saranno già data a gambe fuori d'Italia) in una mangiatoia pubblica per placare gli appetiti di altri privati: gli assi pigliatutto della finanza e i colossi del web, che sono gli unici ad aver rimpinguato le già stracolme casse durante il Covid. Quando mille soffrono c’è sempre qualcuno che ne gode, o, come si sente dire da quelli del “bicchiere mezzo pieno”, sa trasformare una crisi in opportunità. 

 

 Altri tempi. Gli eredi del PCI oggi sostengono il contrario, andando a braccetto con la finanza, che di fatto pilota le scelte dello Stato, il cui pletorico apparato serve soprattutto a perseguitare i cittadini con tasse e sanzioni sempre più rovinose e assurde. E le previsioni sono di una loro ulteriore crescita. Populismo? O fotografia della realtà?

Quando si sente parlare di “moderati”, in termini ben diversi dal in medio stat virus che elogiavo nel mio ultimo articolo, ebbene, costoro sono quelli con la pancia piena, che vogliono cristallizzare l’esistente, tanto benevolo con loro. Gli “estremisti”, per costoro, sono tutti quelli che, per invidia, vorrebbero detronizzarli e prenderne il posto. E’ chiaro che non coltivano progetti di rinnovamento sociale e morale mostri finanziari come Microsoft, Amazon, Google o Facebook; * perché mai dovrebbero, in un mondo ormai tagliato su misura per loro? 

Ci sono due modi per fiaccare 

la resistenza di un popolo: ricatto 

sanitario e ricatto economico

Il primo, tuttora in corso, prepara 

la strada al secondo, col pretesto 

della scarsezza dei mezzi monetari,

quasi fossero materie prime, 

al fine di trasformare i cittadini in

 debitori perenni, quindi docili 

schiavi della moderna 

aristocrazia banco-finanziaria.

“Non vogliamo più i tuoi soldi, quelli 

li facciamo noi, ci basta la tua libertà

Intanto, ripetute pubblicità in rete promettono di risolvere i nostri problemi di soldi incitando all’acquisto di azioni Amazon, creando con soli € 250 un secondo stipendio! [VEDI] È l’ormai noto schema Ponzi, per cui le azioni crescono non per virtù intrinseche all’azienda, ma per il continuo afflusso di nuovi sottoscrittori; finché un giorno, d’incanto, coloro che escono superano i nuovi arrivati e il castello di carte crolla d’un botto.

Leggo anche [VEDI] che: “Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook”. Pensate a quanti lavoratori sono impiegati nel totale delle nostre imprese e quanto pochi sono impiegati (altrove) in Facebook, che ha portato l‘economia di scala a livelli mai visti prima. Quanto alle nostre banche, leggo dalla stessa fonte (Sole-24 Ore): “Le banche italiane rimettono solo parzialmente in circolazione nell’economia reale i depositi della clientela”. Beh, mica sono sovraniste! 

Cosimo e Lorenzo de’ Medici, grandi mercanti e banchieri del ‘400, disponevano di ricchezza reale, tanto da finanziare persino il Papato. La loro munificenza ci ha lasciato opere d’arte che ancor oggi sono tra i vanti di Firenze e dell’Italia a livello globale. Cosa lasciano al mondo i banchieri di oggi, venditori di fumo?

Tra la minaccia di prelievi in piena notte e lo scarso uso pro-nazione dei nostri soldi in banca, sarebbe davvero il caso di rimetterli nel materasso: il rischio di furto penso sarebbe inferiore al rischio di prelievo “legale”. Oltre tutto, non servono per le nostre imprese, alle quali vengono lesinati, ma per scorribande in Borsa, o per fare fusioni sciagurate, tipo quella tra Unicredit e la succitata Montepaschi, con la prima che crolla e l’altra che rimbalza, per arrivare al punto di equilibrio, in cui una piange e l’altra ride. Un po’ come quando sbarcano barconi carichi di africani sorridenti, di contro allo sgomento degli italiani chiamati a pagare per loro.

Secondo l’OCHA, [VEDI] Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, il numero di persone bisognose di aiuti aumenterà del 40% a causa del Coronavirus, e la povertà estrema è tornata a crescere per la prima volta dagli anni ’90 a causa degli aumenti di prezzo del cibo, del crollo dei redditi, della chiusura delle scuole e dell’interruzione delle vaccinazioni. Ciò si aggiunge ad altre concause: guerre, effetto serra, altre malattie. Inoltre: 

“It’s not the pandemic, but its economic impact that’s having the greatest effect on humanitarian needs. These all hit the poorest people in the poorest countries hardest of all.”

[Non è la pandemia stessa, ma il suo impatto economico che provoca i maggiori effetti sui bisogni umanitari; effetti che colpiscono i più poveri nelle nazioni più povere con maggior forza.] Il concetto è chiaro: affama e uccide di più il dissesto economico che non la pandemia stessa. E questo non vale solo per le 56 nazioni elencate come soggette a maggior rischio, ma anche per l’Italia. A questo punto c’è davvero da chiedersi se tutte queste restrizioni non siano il rimedio peggiore del male. Secondo il Censis, gli italiani (57,8%), presumibilmente perlopiù i “garantiti” (dipendenti pubblici, pensionati) “preferiscono essere sudditi che morti”. Lo Stato non garantirà più nessuno, neppure se stesso, se i non garantiti, gli unici che producono, smetteranno di produrre. 


Il mese migliore dell’anno per i commercianti, dicembre, bruciato sul falò del Coronavirus. Ma col commercio si spegne tutto il resto delle attività di cui vive una nazione [VEDI]

Scusate se le mie prospettive non sono improntate all’ottimismo, ma i presupposti non mi inducono a professarlo.

 Marco Giacinto Pellifroni         06 dicembre 2020 

·      Per inciso: questo articolo, visto che anche la censura è passata da Chiesa e Stato al vaglio dei colossi del web, potrebbe venire oscurato, se si tentasse di farlo circolare in rete: dissente dallo story telling. Eppure, si noti, i miei riferimenti sono sempre a dati certi, non a congetture o fake news

 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information