VILLA ZANELLI E LA VIABILITA' DI VIA STALINGRADO Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   

 

COMUNE DI SAVONA
Commissione Seconda del 17 luglio 2012:
Villa Zanelli a rischio sfregio, e la viabilità mal progettata di via Staligrado

 Il primo argomento affrontato in Commissione, presenti il vicesindaco Gaggero e l’arch. Macario, è relativo purtroppo alle solite tristi dismissioni di beni pubblici. La legge regionale ligure finanziaria prevedeva, all’art. 29, la necessità di “valorizzare” i patrimoni immobiliari per risistemare il bilancio, in particolare in relazione alle spese sanitarie.

 In questi beni regionali rientrano villa Zanelli con il suo parco, e un terreno di fronte alla Playa a Zinola, utilizzato come deposito di servizio e vivaio dal Miglio Verde.

 

Sono stati assegnati entrambi ad ARTE Liguria, e ora parte il processo di valutazione, destinazione d’uso e messa in vendita, in cui il Comune può dire la sua. Avrà diritto a un 10 % sull’incasso, e avrà voce in capitolo sui progetti che l’acquirente presenterà.

 

La Regione è ente distante e ignora bellamente le peculiarità dei beni in questione, solo rettangolini su una pianta e cifre astratte, tanto che nei lotti in vendita ha inserito anche una parte del parco già sacrificata da tempo per gli uffici dei Vigili del Fuoco. Equivoco che il Comune si ripromette di chiarire. Gaggero afferma che, inserendo il vicolo di destinazione turistico ricettivo sulla villa, si è cercato di scongiurare il rischio della valorizzazione residenziale, cioè il frazionamento.

 

Quanto al terreno di Zinola, anche lì volevano tirarci su un’altra bella palazzata fronte mare, ma il Comune li ha convinti a lasciare a parcheggio pubblico di superficie e fare box interrati. Meravigliosa alternativa.

 

In ogni caso il vicesindaco esprime ragionevoli dubbi che, coi tempi che corrono, si riesca a vendere un bene così particolare come la villa, con tanto di vincoli della Sovrintendenza, per un albergo, con dubbia possibilità di park interrato. Che forse sarebbe il caso di immaginare anche altre destinazioni possibili.

La legge prevede che il Comune o approvi, o chieda una conferenza dei servizi per discuterne: Gaggero sembra almeno orientato per la seconda possibilità.

 

Nel mio intervento parto dalla premessa che l’idea migliore sarebbe sempre quella che un bene pubblico resti tale, e non rischi la vendita o peggio la svendita, magari pensando anche a una collaborazione con privati. Che anche in caso di vendita, sarebbe bene mantenesse una destinazione compatibile con la sua storia, per esempio inerente la sanità, come centro rieducativo, convalescenziario o simili. Si possono trovare tante soluzioni appetibili al privato. Un albergo lì, come tanti, che senso ha, quando ce ne sono molti nel raggio di pochi km, anche in apertura, e altri se ne stanno pensando?

Villa Zanelli

Una cosa per me è molto chiara: si deve smetterla di accettare il linguaggio degli speculatori, e vedere sempre come fastidi e problemi i vincoli, sia ambientali sia storico artistici. Il vero valore di quel complesso parco-edificio liberty sul mare è proprio la sua peculiarità unica, e non va distrutta.

Un concetto che in altri paesi è molto chiaro, un concetto moderno, lungimirante e intelligente, che guarda all’autentico interesse, anche economico, e ribadisco economico, non nostalgico, che non è quello di storpiare e arraffare il massimo con la speculazione, ma di guadagnare di più e per tutti, valorizzando veramente e preservando. Ma possibile che proprio in uno dei paesi più belli per arte e natura questa sensibilità manchi del tutto?

 

Ci sono alcune criticità nella delibera di Giunta, che evidenzio:

 

- si parla chiaramente di “flessibilità” nella realizzazione di box interrati nel parco, temendo chiaramente (ricatto di speculatori rozzi come le loro anime) che senza non si possa vendere. Il tutto vincolato a parere della Sovrintendenza e se si riesce a superare la bazzecola che siamo sul mare e che lì vicino sfocia il rio Molinero. Bene, secondo me non dovrebbe essere ammesso neppure come ipotesi, si dovrebbe essere rigidi sul fatto di non sacrificare un solo albero e non snaturare le caratteristiche della villa.

- si parla di destinare a residenziale la casetta del custode, ampliandola del 20%. Sappiamo come finiscono queste cose, non ci si accontenta mai di restaurare. Porto ad esempio lo scempio alla foce del Letimbro: prima di metter mano alla palazzata ex-Enel fronte mare, ristrutturata con criteri di risparmio energetico e massima suddivisione (prezzi di conseguenza e largamente invenduta n.d.r.), e di passare al restauro della vecchia centrale, si è dovuto “realizzare” tirando su un enorme blocco rosa alla foce. Se si cominciano a concedere modifiche, si rischia inevitabilmente anche qui di snaturare la bellezza e l’armonia.

- Si accenna poi ad altre strutture incongrue da demolire. Non è che magari si recuperano i volumi? Alla mia domanda l’architetto Macario guarda le carte e scuote la testa. Speriamo sia davvero così.

 

Pongiglione, che non ha potuto esser presente, manda una sorta di memoria sulle caratteristiche uniche della villa, del parco e della cancellata da preservare.

 

Riguardo gli interventi degli altri. Per un po’ la mia richiesta su altra destinazione “va di moda” , si pensa anche a un odg con delle raccomandazioni del Consiglio, ne accenna il vicesindaco su dubbi di Aschiero.

 

Poi interviene Bagozzi dell’IDV (con la sua esperienza di agente immobiliare) che pone riserve sulla possibilità di destinare la struttura a usi sanitari e afferma, senza mezzi termini, che la soluzione migliore per lui sarebbe un miliardario che si comprasse il tutto come villa privata. In ogni caso fa capire che c’è poco da discutere, e gli altri si allineano.

Via Stalingrado
 Aschiero chiede che sia possibile prevedere una fascia destinata alla passeggiata sul mare.
Molti (Frumento, Arecco che aveva già fatto una interpellanza) esprimono dubbi sui parcheggi interrati nel parco. Frumento anche su quelli del terreno di Zinola.
De Montis chiede (osservazione interessante) se l’area di Zinola non era fra quelle prese in esame dal Comune per farci l’area di sosta dei camper.

Romagnoli si chiede se non sarebbe meglio davvero vendere a un privato per residenziale per mantenere il bene indiviso.

Vignola dice che sarebbe triste per i cittadini vedere la villa solo da fuori. Sono d’accordo con lui, ma vederla crollare o assediare dal cemento è peggio.

Arecco pur esprimendosi cautamente pone il sospetto che un domani, si sa che da turistico a residenziale di ritorno, frazionando, il passo è breve, basta dimostrare che non è redditizio l’albergo… e oplà, lo scempio è servito.

Aquilino di SEL fa solo la considerazione politica che è amaro vendere beni per comprare medicine, e quando non ci saranno più beni che ci vendiamo? Per il resto si allinea rapidamente senza obiezioni di sostanza, e con lui Zunino.

In pratica, qualche dubbio, qualche sospiro, ma rapidamente e senza neanche troppa fatica si ricompattano tutti per il voto. Favorevole. Tranne Aschiero che annuncia astensione in attesa di chiarire i dubbi.

Astenuto il centrodestra.

 

Quando intervengo per dire che noi votiamo contro, per le criticità già espresse, e il voto potrà essere riconfermato o meno a seconda che emergano indicazioni di direttive diverse, in Consiglio, gli altri consiglieri non mi stanno neanche a sentire, il brusio sale rapidamente, tanto che devo alzare la voce per farmi registrare dal microfono.

Si son già disinteressati della questione, o non ritengono più interessante il mio punto di vista. Anche se il mio primo intervento, al contrario, era stato seguito.

Continuo a raccomandare di trovare una soluzione migliore, di non svendere e storpiare quel bene di tutti, so che si può e si deve. Al contrario di Parino, che sosteneva come la crisi lasciasse poche scelte, io credo invece che proprio perché c’e’ la crisi, anche dell’immobiliare, occorre più che mai cambiare rotta finché siamo in tempo. Perché lo scempio e la svendita rischierebbero pure di essere inutili.

 

Il secondo argomento è l’audizione, richiesta da Parino, di un comitato di via Stalingrado, che ha raccolto firme per segnalare la pericolosità della nuova viabilità, in particolare degli attraversamenti e del semaforo pedonale che, preceduto come è da un leggero dosso, non sarebbe rispettato da automobilisti che arrivano dalla rotonda a velocità troppo sostenuta.

 

Rispondono l’assessore Apicella e il comandante dei vigili Aloi.

Da una parte si ammette che le rotonde sono strette, che i camion non imboccano la bretella parallela ma continuano a intasare via Stalingrado, con il traffico ingolfato anche dal centro commerciale. (Non molto, però. Segnale preoccupante, coglie Romagnoli, e Apicella precisa che intendeva solo dire che il traffico dopo la novità dei primi giorni si è stabilizzato.)

Si riconosce che forse qualche difetto di progettazione c’è stato, ma ormai non rimane che adeguarsi e cercare di migliorare.

L’idea è quella di trasformare il più possibile via Stalingrado in una strada di quartiere e deviare la maggior parte del traffico sulla bretella.

Tutte le soluzioni proposte da vari consiglieri per rendere più sicuro il semaforo, come dossi, scritte per terra, lampeggiante, semaforo più evidente ecc, sono bocciate da Aloi per vari motivi.

Ci saranno ulteriori lavori per fare un’altra pista ciclabile, in questa occasione si cercherà di allargare la prima rotonda (se ho capito bene) spostando un muro.

Aloi ribadisce comunque che le rotonde sono a norma, che la maggior parte di responsabilità se ci sono incidenti o problemi è degli utenti della strada.

 

Romagnoli solleva il problema della pista ciclabile già esistente, ritenuta pericolosa, dicendo che se si fanno così è meglio evitare.

 

In generale, vengono promesse soluzioni o almeno miglioramenti, ma il succo è quel che abbiamo sotto gli occhi: un centro commerciale e artigianale ipertrofico, sovradimensionato, per massimizzare lo sfruttamento del territorio e gli utili di edifici e capannoni, una viabilità sottodimensionata, sacrificata all’osso: era l’occasione per ampliare via Stalingrado, renderla più sicura, creare ampi spazi per pedoni e piste ciclabili, invece è stata ristretta, sono diminuite le corsie, e la cosiddetta bretella, che ai tempi, mi ricordo, era stata presentata in pompa magna come un vero e proprio passante per l’autostrada, non è che una stradina parallela di relativa utilità.

Tra l’altro, si ammette che anche dopo i lavori certi veicoli, come i trasporti eccezionali per esempio, dovranno continuare a passare per via Stalingrado per limiti di curvatura.  

Chi dobbiamo ringraziare, per cotanta lungimiranza, l’IPS di Ruggeri, che or si appresterebbe a scempiare il resto di Parco Doria magari in compagnia delle solite ditte? 

Milena Debendetti  consigliera del MoVimento 5 stelle

 

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