La ricchezza del passato che si sbriciola Stampa
Scritto da MIlena Debenedetti   
 Complesso S. Giacomo
Resoconto Commissione Seconda del 7- 2- 12:
 la ricchezza del passato che si sbriciola

 Questo sarà forse un po’ meno resoconto, un po’ di più filo logico di una serie di considerazioni personali su un discorso che, credo, dovrebbe starci a cuore. 

Martedì scorso si è tenuta la Seconda Commissione.

Il primo argomento era una interpellanza di Pongiglione, Noi per Savona- Verdi, in merito allo smaltimento dell’eternit, ai suoi costi e ai problemi per i cittadini. Rispondevano l’Assessore Costantino e il dirigente Pesce.

Mi perdonerà la consigliera se non dedico spazio all’argomento, di cui comunque è ampio resoconto sui giornali, e passo diretta al secondo punto: l’audizione degli assessori Lirosi e Martino sulle azioni previste per il complesso S. Giacomo.

Seguiva l’audizione della Consulta Culturale savonese sullo stesso tema.

Il tutto per l’appassionata iniziativa del consigliere Aschiero di API UDC, a cui va reso merito per questo impegno.

Merito perché? Non solo perché si preoccupa dei beni culturali savonesi, del loro uso intelligente e recupero, ma anche perché sfida costantemente, per questo motivo, l’insofferenza della sua stessa maggioranza, spesso impermeabile all’argomento.

Si è visto anche in Commissione.

Cominciamo dall’illustrazione della pratica. Ci si vergogna e ci si sente ignoranti, da savonesi, nel non conoscere abbastanza quella zona, sulla collina di fronte alle ex-funivie.

Abbiamo uno stupendo complesso rinascimentale, fatto costruire da papa Sisto IV e risalente al 1472. Una chiesa, con affreschi del Semino e capriate lignee vecchie di sei secoli, il campanile, il convento, un chiostro, altri edifici di servizio. Un bene che dappertutto, in città meno miopi di Savona (da questo punto di vista degna di una talpa con una benda sugli occhi, all’interno di un Paese, l’Italia, già di suo ipovedente in merito ai beni culturali, il tutto detto senza offesa per gli ipovedenti…) sarebbe restaurato, valorizzato, tenuto nella considerazione di un gioiello. Sembra che si tratti di uno dei tre più importanti esempi di architettura rinascimentale in Liguria.

Sconsacrata la chiesa, era stato destinato a caserma, più tardi dismessa e ceduta dal Demanio al Comune. Ma non è stato il periodo-caserma a fare il grosso dei danni, bensì gli ultimi anni. Come spesso accade, come già successo per il Priamar, prima che si decidesse se e come farvi qualcosa, si è dato tempo ai rovi di sommergere tutto e si è transennato e proibito l’accesso al pubblico, giusto per non sbagliarsi. Forse questo, di aver chiuso e sbarrato, giustifica almeno in parte il fatto che i savonesi non ne sappiano niente. Nel 2008 si vedevano crepe sul soffitto di un lato del chiostro. Nel 2009 quella parte è crollata. Nel 2010 erano stati stanziati 400.000 euro, poi ridotti a 300.000 per la messa in sicurezza, ma secondo Aschiero non si è fatto niente. Gli affreschi sono parzialmente rovinati dal salnitro e dall’umidità.

Il tetto della chiesa ha un buco da cui ormai entra la pioggia.

Negli edifici laterali han trovato posto, dopo alcuni lavori minimi, il circolo culturale Artisi, un’associazione ricreativa della polizia e il Solar technology group dell’ingegner Suetta, che si occupa di ricerche nel fotovoltaico. Ora, per quest’ultimo, con tutto il rispetto, anzi, proprio per questo, non mi pare la sede idonea. Sa tanto di averlo messo lì così, per impegnare una zona di cui non  si sa che fare, e va già bene, certo, se contribuisce a un minimo di manutenzione e  a dargli spazio per le ricerche, ma ci vorrebbero sedi più appropriate, magari nei tanti capannoni e uffici  che si costruiscono un po’ a casaccio, più vicini a centri di ricerca e all’università.  

Intorno al complesso poi c’è da registrare la presenza di una zona verde, di un ponte anch’esso del 1400 utilizzato come stradina carrabile, e poco più  a est l’edificio dell’ex albergo Miramare, di proprietà della Provincia che ovviamente l’ha messo in vendita per sbarazzarsene prima possibile.

L’assessore ai lavori pubblici Lirosi, pur ammettendo di aver visitato da poco, per la prima volta, (!) il complesso, e di esserne rimasto colpito, illustra alquanto svogliatamente. Parla dei vari lavori e stanziamenti nel tempo, sul prospetto esterno, sul tetto del convento, sul salone al primo piano, e la modifica della stradina d’accesso. In pratica è proprio sulla chiesa che non si è fatto molto.

E’ stata interessata la Sovrintendenza ai beni culturali e artistici della Liguria. Dopo una visita, hanno proposto di destinare al recupero parte dei fondi dell’8x1000 e di fornire assistenza nella progettazione. Due successive mail,  a dicembre e gennaio dell’assessore Lirosi al sovrintendente Rossini per perfezionare l’accordo e la richiesta prima che scadano i termini non  hanno avuto risposta. L’assessore, non particolarmente turbato da questo,  si stringe nelle spalle: a questo punto il mio l’ho fatto, dice, mica posso telefonargli.

E certo, mica può telefonargli. Pare brutto. Ancor meno espansivo è l’assessore Martino, che, smettendo solo per un attimo di pigiar tasti sul cellulare, come sua relazione accenna appena a uno stanziamento di bilancio. Ci sarebbero 300.000 euro, dicono entrambi gli assessori.

Il condizionale è d’obbligo, visto che poco dopo negheranno che ci siano: probabilmente si tratta di uno di quegli stanziamenti ipotetici che può sempre essere dirottato su altro punto più urgente e che comunque garantirebbe solo le emergenze, probabilmente troppo per un “tappullo” di messa in sicurezza ma un niente per qualsiasi intervento che abbia senso.

Brevi interventi dei consiglieri: Vignola PD dice che è colpa della Sovrintendenza, Frumento Gruppo Misto parla di fare dei progetti, Pongiglione ricorda che ci sono già.

Infatti nel 1984 era stato bandito dal Comune un concorso per il recupero, erano stati scelti dei finalisti e un progetto vincitore. Nulla era stato fatto o stanziato. Ora molti di quei disegni fanno mostra di sé negli uffici urbanistici, oppure non si trovano più! A dimostrazione che non si può dar tutta la colpa agli attuali amministratori, è una questione genetica che si tramanda nelle generazioni, questa incuria e indifferenza soprattutto per i beni culturali. La miopia sta nel fatto di non rendersi pervicacemente conto che quelle quattro pietre tanto disprezzate, a saperci investire sopra con lungimiranza, possono diventare una miniera dal punto di vista economico, del turismo culturale, della vita della città, tanto da ripagarsi qualsiasi spesa.

Ma niente. Entrambi gli assessori, uno per l’hockey l’altro per un bocciodromo, parlano di un milione di euro come niente, di mutui già fatti o da fare, mentre qui si strilla al centesimo.

Forse perché questa miniera d’oro per la città, per la sua vita, la cultura, le generazioni future, non interessa al loro bacino di votanti. Solo questo conta.

Lirosi voleva addirittura andarsene quando è iniziata l’audizione della Consulta, dicendo che lui parla per i lavori pubblici ma non c’entra con la cultura.

In realtà entrambi gli assessori si fermeranno ancora per un po’, defilandosi poi prima che inizi il dibattito concreto.

Le immagini del complesso proiettate testimoniano impietosamente sia le potenzialità e la bellezza, sia l’attuale stato di degrado.

Si snocciolano idee. Coinvolgere i privati: fra gli enormi pregi del complesso, oltre il valore storico artistico vi è la stupenda, impareggiabile posizione, altre alla vicinanza  sia con l’eventuale porticciolo in zona Funivie, sia con lo stesso terminal crociere: potrebbe diventare un riferimento importante al loro servizio. Un sinergia fra Comune, Provincia, Autorità Portuale, permetterebbe di ideare un recupero condiviso, con zone a carattere alberghiero, turismo congressuale, altre aperte  ai cittadini. Insomma, una meraviglia di opportunità di sfruttamento anche economico
Fa rabbia che questo sia un sogno ancor più per la conflittualità, la mancanza di programmazione condivisa fra gli enti, il peso della burocrazia, che per questioni di soldi.
 

Scendendo a più miti consigli, Dell’Amico di Italia Nostra spiega che con poco più del doppio degli eventuali 300.000 si farebbe un tetto nuovo in ardesia per la chiesa, intervento minimo.

Lirosi a quel punto infastidito al massimo (in una precedente Commissione aveva affermato: va bene ascoltare la Consulta, ma non è detto che dobbiamo fare quel che dicono!) ribadisce seccamente che i soldi non ci sono, non ci sono i 300.000, non c’è niente, che già il bilancio è lacrime e sangue e si fatica a trovare soldi per il sociale che è più importante.

Se continuiamo così, penso io, a impoverire il Paese sempre più senza reagire, presto di soldi per il sociale ce ne vorranno a badilate, dato che ci saranno frotte di savonesi impoveriti ad aggirarsi in mezzo alle tante costruzioni semivuote, residenziali o commerciali che siano, l’unica cosa che cresca in questa città.

Comunque, dopo che se ne sono andati alcuni consiglieri e gli Assessori, i rimasti, maggioranza e opposizione, sembravano intenzionati a prendersi a cuore la questione.

Romagnoli PDL propone di creare una sottocommissione che esamini proposte e progetti.

Siamo tutti d’accordo. Speriamo si faccia e possa funzionare.

Si concorda tristemente sul trovare una miseria di 50.000 euro al massimo, per un telone che copra il buco nel tetto.

La Sovrintendenza non vuole, dice il dirigente Pesce. In generale, da  vari accenni che ho sentito finora nelle sedi e riunioni amministrative, le prescrizioni di questo ente sembra che siano viste solo e soltanto come dannate scocciature che impediscono un uso disinvolto degli immobili.

Il Sindaco in un dibattito mi aveva detto che è per le prescrizioni della Sovrintendenza, che Canavese aveva rinunciato a fare la sede a palazzo S.Chiara.

Che noia, non poter far quello che si vuole: meglio impiegare milioni di euro, beato chi ce l’ha e può spenderli come gli pare (ma non era un ente pubblico, l’Autorità Portuale?), per fare qualche altro cubo in porto. Utile come tutti quei nuovi edifici colorati a corredo dei vari centri, utile come il tunnel artificiale del porto o altri corollari delle maxispeculazioni.

Ora poi, che il Sindaco aveva lanciato grandi progetti di biblioteca e invece il Demanio non cede le aree, che ne sarà di quest’altra “scocciatura” in centro?

Che ne sarà di villa Zanelli e del suo “fastidioso” parco sul mare? 

E’ logico – nell’ottica degli amministratori -  che ci si metta le mani nei capelli all’idea di trattare gli edifici d’epoca, che non si veda l’ora di liberarsene. Martino in Commissione aveva detto che lui venderebbe tutto.

Logico poi  che gli immobiliaristi non ne vogliano sapere, poverini, di cotali scocciature.  Non li si biasima se rifiutano di acquistare immobili gravati di cotanti vincoli, fino a che il Comune, di asta in asta, di bilancio in bilancio, non glieli tira praticamente dietro per buttare tutto il ricavato nella spesa corrente. Con gran gioia di tutti noi cittadini, dei quali in teoria questi immobili sarebbero patrimonio. Non li si biasima certo, questi immobiliaristi: chi farebbe diversamente, sapendo che comunque alla fine l’avrà vinta, basta aspettare?  

E aspettiamo, fiduciosi, che crolli anche il complesso S. Giacomo. Marciscano le travi del ‘400, non rimanga un semino degli affreschi del Semino, rovinino i chiostri dalle eleganti colonnine, i rovi trionfino sulla vegetazione e sulle mura.

Aspettiamo che il bel prospetto colonnato liberty del complesso Miramare rovini al suolo, sbiadisca l’elegante facciata a strisce orizzontali, tipica ligure.

A quel punto tutti grideranno al degrado. Ben venga un bel palazzone ad anfiteatro, ben vengano lastricati di cemento a massimo rendimento e minimo sforzo, un altro quartierino. E certo, la vista è splendida, di prestigio, e poi magari ci sarà il porticciolo lì sotto, slurp, che affare per chiunque si farà avanti, benemerito e con il plauso di amministratori benedicenti.

E come per miracolo si accorderanno, come un sol uomo, Comune, Provincia (se ci sarà ancora) e Autorità Portuale.

Io invece penso fermamente che volendo si può tutto, persino in tempi di crisi drammatica come questa.

Pensiamo che sono stati spesi, per esempio, ben 11.000 euro (undicimila!) solo per far fare all’ATA una pulizia e disboscamento parziale della zona del campo da tiro dove doveva sorgere, nel primo progetto, il campo da hockey. Così, a fondo perduto. (Fra l’altro, poveri alberi, sacrificati senza un perché). Pensiamo ai soldi del POR, della regione, destinati altrove, come lamentano quelli della Consulta.

Se si cercassero i privati e le fondazioni giuste, e i fondi di varia natura, anche europei. Privilegiando l’esistente sul nuovo, sia in edilizia sia sulla conservazione. Se ai privati non si consentisse tutto e sempre, ma si ponessero precisi vincoli. Se si fosse fermi nel non cedere al ricatto degrado-svendita- cementificazione. Se si impiegassero gli oneri di urbanizzazione non in altri edifici inutili (ho sentito parlare di un auditorium in relazione al complesso di piazza del Popolo), ma impegnando fermamente i costruttori al recupero e restauro dell’esistente, in una vera contropartita per la città.

Se ci si credesse, se si avesse un minimo di attenzione, di sensibilità, di amore.  E di lungimiranza anche economica.

Anche e SOPRATTUTTO economica. Perché non ci si riesce a render conto, o forse non si vuole, perché, come dicevo, non monetizza voti immediati, dell’IMMENSA ricaduta a lungo termine che ha, sull’economia di una città, di una nazione, la salvaguardia e l’uso intelligente del patrimonio storico, artistico, culturale.

Perché, come ho detto in Commissione, se non facciamo niente è ben più di un tetto di una chiesa, che ci crolla sulla testa.

 

Milena Debenedetti, consigliere del  Movimento 5 Stelle Savona 

 

 

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