Comune di Savona: Commissione Prima (bilancio) Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   
Comune di Savona
Commissione Prima (bilancio): viva le dismissioni!

***Nota per chi legge: se per le prime volte compilavo un resoconto puntuale delle sedute di Consiglio e Commissioni, da oggi in poi cercherò di limitarmi ai punti salienti. Un po’ perché le riunioni sono veramente tante e lunghe ed è difficile starvi dietro con la cronaca, un po’ perché i vari argomenti si ripropongono, o non sono sufficientemente importanti nel merito, un po’ per non essere prolissa e non annoiare (troppo). Si sa che comunque noi Consiglieri, come tutti gli attivi del MoVimento 5 Stelle, siamo a disposizione dei cittadini per informazioni e chiarimenti.***

Vari gli argomenti di questa seduta della Prima Commissione, tenuta mercoledì 21 settembre.

-Poiché sono nate molte nuove vie, specie in zona porto, e altre non esistono più, è stato modificato lo stradario che le divide in categorie per l’occupazione di suolo pubblico e relative tariffe.
Le vie in categoria 1 pagano il 100%, se 2 il 90, 3 il 70, fino a 4 che dimezza.
C’è stata un po’ di discussione sui criteri di classificazione ed è stata proposta una revisione.

Si vedrà, perché probabilmente questa imposta potrebbe sparire assorbita da altre. Anche se per i tempi si parla del 2014 ed è lecito dubitare che non intervengano cambiamenti o dilazioni nel marasma che stiamo vivendo. Al voto mi astengo insieme con la minoranza.

- si è discusso di equilibri di bilancio. Illustra l’assessore Martino.  Alcuni tagli dei fondi da Roma relativi ai costi della politica (minori spese stimate per riduzioni consiglieri e assessori e circoscrizioni abolite), tagli ritenuti ben più gravosi dell’effettivo risparmio, sono stati bilanciati da una tantum relativa al 2008 di compensazione per mancati introiti da abolizione ICI prima casa, da fondi per gli uffici giudiziari, da un incasso per il rinnovo di una convenzione con l’Italgas.
Nello scorrere la lista dei minori introiti e delle entrate compensative ci si imbatte anche nel cruccio di palazzo Pozzobonello, messo in vendita e inserito a bilancio per 600000 euro, che stenta a trovare compratori. E nella “fortuna” di un terreno comunale in zona via Tissoni via alla Rocca richiesto da privati e per la cui vendita a 300000 euro le trattative sono a buon punto.
Soddisfatto l’Assessore, un po’ meno io che (spero di sbagliarmi, controllerò l’ubicazione) con il pensiero vedo uno dei pochi orti superstiti di quella zona un tempo verde e solatia, trasformato nell’ennesimo palazzotto o nei sempiterni squallidi box.

La discussione si impantana sul debito del Comune, sugli scellerati tagli del governo agli enti locali, sulla difficoltà a mantenere i servizi, sulla svendita del vecchio S. Paolo, si fa filosofica e politica con il consueto scenario di rinfacciamenti destra sinistra.

Le uniche che sfuggano a questa logica e rimangano ancorate al locale siamo io e Pongiglione, che sia pure in termini diversi esprimiamo preoccupazione per il debito, per la mancanza di una politica costruttiva volta a sanarlo e ripartire anziché scaricarlo sulle nuove generazioni, e allarme sulle dismissioni del patrimonio comunale.

In particolare io ci tengo a ribadire che una politica di svendita dei beni pubblici per tamponare le falle ha il fiato corto e si presta alla speculazione.

 Infatti non si tratta di fare entrare i privati assecondandone gli interessi, come afferma qualcuno. Si tratta, è evidente, di arrendersi al ricatto della speculazione, che a forza di lasciar cadere a pezzi gli immobili e di mandare deserte le aste costringe ad accontentarsi di una miseria e a consentire le peggiori devastazioni del territorio, umiliando e impoverendo i cittadini.

Si può e si deve, penso io, arrestare questo fenomeno, mostrarsi più decisi coi privati, trovare nuove vie per ridurre gli sprechi e incrementare le entrate.
Anzi, mi offro in futuro di segnalare soluzioni ed esempi concreti di chi cerca di resistere alla difficoltà, nonostante la crisi. Perché sarà sempre peggio.

Tutta la mia foga e il mio spirito propositivo e benintenzionato subiscono una immediata doccia fredda.

Nella replica (io mi aspettavo l’ennesimo discorso sull’inevitabilità di vendere per far cassa) l’Assessore afferma con fierezza che lui è pienamente favorevole alle dismissioni. A suo dire il Comune non dovrebbe avere un patrimonio immobiliare, a parte eventuali case da affittare ai giovani o simili, e gli immobili destinati al Comune stesso per la propria attività e i propri uffici.
Insomma, traduco io, è soltanto un bene liberarsi di tanti vecchi palazzi che cadono a pezzi e causano solo grattacapi. Alla richiesta della Pongiglione di mantenere, almeno, in stato decoroso palazzo Pozzobonello risponde infastidito che per farlo dovrebbe accendere un mutuo e aumentare quel debito che lei critica tanto.

Altre strade no, eh? Fondi per i beni culturali, progetti, alternative, collaborazioni…macché. Via, vendere il vecchio, fare cassa, liberarsi dalla zavorra.

Se il criterio fieramente conclamato è questo, mi arrendo. Se il concetto di patrimonio comunale come bene pubblico, di tutti, preziosa dotazione della cittadinanza, inestimabile per il suo significato, da preservare e curare sentendone la responsabilità, indipendentemente dal valore freddamente utilitaristico, non entra fra queste mura, rien da fer.
Voto contrario, minoranza compatta con grande gioia di Arecco che evidentemente ignora o finge di ignorare che si può essere contrari per motivi ben diversi.

-Ulteriore punto, ulteriori parole nel vuoto. Un contenzioso di una ditta di manutenzione contro il Comune, sentenza persa in primo grado e rimborso dovuto di 190000 euro circa, è un debito fuori bilancio e richiede spostamenti di fondi per essere ottemperato.

E va be’. Qualcuno vorrebbe farne una discussione politica, qualcun altro ricorda che tutti i Comuni hanno di questi casi legali. Io mi limito a chiedere (osservazione più tecnica e amministrativa che politica) se il Comune, essendo certificato, applica criteri di miglioramento continuo. Se episodi come questi sono analizzati da chi di dovere per catalogarli in un’ottica di azioni correttive e preventive. (Vedere la ricorrenza dei casi legali, cosa si poteva fare per impedirlo, eventi che si ripetono…) Per ridurne l’impatto, che è evidentemente anche economico sui cittadini.

Esprimo il concetto in un paio di interventi variando i termini. Registro, da chi illustrava il caso e dal presidente di commissione, volti di pietra e occhi sbarrati. Nessuna risposta.

Come non detto. Mi astengo e taccio.

Il tempo di istituire velocemente un paio di commissioni aggiuntive sull’immigrazione e sulle barriere architettoniche, la consulta sul Priamar e sulla casa, con voto all’unanimità, e si va a casa.

Milena Debenedetti  Consigliere comunale del  gruppo "MoVimento 5 stelle"

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