Lasciamo in pace il Milite Ignoto Stampa
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   

Lasciamo in pace il Milite Ignoto.

Nello scorso Consiglio Comunale savonese è stata presentata dall’assessore Santi, su indicazione Anci, la proposta di delibera per il conferimento della cittadinanza onoraria al Milite Ignoto.

Le prime ovvie considerazioni, diciamo asettiche, sono sul perché mai l’associazione dei comuni dedichi il suo tempo a un argomento attuale come il grammofono, di interesse comunale quanto i razzi di Elon Musk. Quando tantissimi sarebbero gli spunti di attualità, per non parlare dei drammatici problemi che gli enti locali si trovano ad affrontare, dalle crisi di vecchia data, alla carenza di risorse, ai debiti di bilancio, fino all’attuale pandemia. 

 


 

Significa che la squisita abitudine a lunghe discussioni su questioni di lana caprina, o di “principio”, discutibili od obsolete, diffusa in tanti consigli, mentre si tace quasi sulle pratiche di impatto diretto sui cittadini, arriva proprio dall’alto. E anche che un sinistro processo di fascistizzazione-restaurazione procede a passi spediti. 

E non mi si parli di qualunquismo, quando ormai è palese, evidente, plateale che la retorica divisiva destra-sinistra è applicata come un teatrino distraente, per parlare e far parlare del nulla e muovere gli elettori “ideologici”, laddove ci sono invece affari e interessi incrociati da salvaguardare. 

Seconda considerazione, già applicata in altre circostanze: il regolamento comunale prevede giustamente la cittadinanza onoraria per figure reali, viventi o recenti, particolarmente benemerite. 

Qui parliamo invece di un simbolo. E ahimè, di un simbolo di esaltazione del valore sublime della guerra. 

"Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria."

 


 

Tutto questo è anacronistico come non mai, cent’anni dopo.  Questa figura simbolica ha già avuto i suoi onori, giuste o no che siano le motivazioni. Lasciamolo riposare in pace nella tristezza di tutti i caduti. 

Per chi crede nella pace e nel progresso civile questi pseudo onori postumi ulteriori a un figlio del popolo sacrificato, mandato al macello, costretto a uccidere o essere ucciso suonano come una ulteriore beffa. 

Lasciamolo quieto nel rispetto solidale dei posteri e non tiriamolo più in ballo. 

Dopo aver analizzato che razza di spaventosa e sordida carneficina sia stato il primo conflitto mondiale. Le cui macerie economiche, morali e sociali sono divenute le pietre fondanti dei più oscuri totalitarismi, e quindi il germe prodromico della seconda guerra mondiale. 

Dopo aver fatto luce sulle pagine oscure, il ruolo degli ufficiali, i fanti al macello, le incompetenze lavate dal sangue, e non solo quello delle trincee, ma anche quello delle fucilazioni di sbandati, dei reparti in rotta trattati da disertori, delle decimazioni ed esecuzioni sommarie.

Tutto questo lo descriveva già Hemingway in “Addio alle armi”. E noi ancora a parlare di patria e onore e virtù guerriere?

Naturalmente per molte persone con idee di un certo tipo le mie considerazioni sono sacrilegio.  Ma in qualche modo, pur non condividendo, lo comprendo. 

In consiglio ho dovuto ascoltare i riferimenti alla retorica nazionalista e patriottica, ma non è neppure questo il peggio. Almeno le destre sono coerenti.

 


 

Il peggio è ascoltare gli esponenti di partiti con radici opposte (solo radici, e solo, ahimè, ostinati votanti di ideologie tradite) arrampicarsi sugli specchi per collegare un evidente simbolo di retorica prefascista, cupo e anacronistico, con la dolente e significativa cerimonia dei rintocchi della campana di piazza Mameli, con la guerra dei poveracci e dei proletari. Cercando di giustificare un voto favorevole che in alcun modo era giustificabile. 

PD e Italia Viva non perdono occasione per prendere le distanze da qualsiasi anche velata, anche minima e flebile considerazione di sinistra. Quasi vergognandosene. Quasi fosse disdicevole e incresciosa e contraria al galateo. 

Mi si permetta, a dimostrazione del discorso “teatrino” di cui sopra: molti fieri esponenti di sinistra che esternano per ogni dove, che aborriscono monumenti in divisa fascista o nefandezze vere o presunte del centrodestra regionale e genovese, sempre pronti a salire sul fiero piedistallo, non emetteranno un belato in casi come questo.  E non solo: in ogni caso in cui i partiti ex sinistra contraddiranno le loro origini perdute. Specie ora che l’alleanza-mescolanza del candidato Russo mette insieme i più improbabili compagni di avventure, alleanza che peraltro queste sinistre e questi fieri opinionisti mai scalfiranno di critica. 

Dunque solo noi 5 stelle e Ravera di Rete a sinistra abbiamo espresso dissenso. La proposta alla fine è passata. 

Per non dimenticare la guerra degli umili, dei poveracci, dei fucilati per disobbedienza (!), poveracci coinvolti nella turbolenta ritirata di Caporetto, posto qui un ricordo, la preziosa lettera del primo fidanzato di mia nonna, sfuggita alla censura perché recapitata a mano da un commilitone in licenza a Savona.  Mia nonna non lo rivide più, non fece più ritorno. Seppe solo che era stato fucilato come disertore. 

So che ora ci sono proposte per riabilitare quei soldati vittime della ritirata e della loro disobbedienza civile, perché i loro nomi siano aggiunti agli elenchi dei caduti.

Petizioni che ho firmato anch’io: quella sarebbe, ai nostri giorni, una azione molto più sensata, dignitosa e contemporanea. Ridare loro la pace e la dignità. 

Per parte mia, mai celebrerò la giornata del 4 novembre, se non come la fine (temporanea) di qualcosa di spaventoso. 

Ecco la lettera, scritta a matita, riportata con tutte le sgrammaticature. 

Rimpiango solo di non aver avuto la prontezza di averla sottomano in consiglio, per poterla leggere di fronte a quella pubblica assemblea.

 

 

 

" K....  (luogo non leggibile),  27-6-915

carissima famiglia,

approfitto di questo mio compagno che si reca a Savona nella siderurgica per 

il governo, vi conterò i giorni scorsi in queste terre austriache.

I° combattimento l'abbiamo avuto la notte del 30-31 maggio sul monte  H...., 

 e poi la mattina stessa del 31, si siamo ritirati, lasciando sul 

campo morti e feriti, e per tutta la notte l'abbiamo passata sotto l'acqua 

ed i proiettili del nemico, e alla fuga del mattino abbiamo lasciati zaini, 

e tutta la robba che contenevano.

Il loro asciugatoio che mi hanno dato, serve ai austriaci e non a me, che è 

rimasto lassù insieme a tutto il resto.

2° combattimento, siamo partiti il giorno 2 giugno, per andare di nuovo a 

occupare il suddetto monte, assieme ai Regg. ti 12mo Bersaglieri, 89 

Fanteria, 3° Alpini. E tutto il 41 Regg.to, ben tutti i sforzi fatti, il 

mattino del cinque l'una dopo mezzanotte, si siamo ritirati tutti i regg.ti, 

lasciando di nuovo morti e feriti, nonché quasi tutto il Regg. to 

Bersaglieri che è stato decimato adirittura di ufficiali e di soldati che 

ben pochi indietro sono ritornati.

I giorni del secondo combattimento l'abbiamo fin passati, con una mezza 

pagnotta che l'abbiamo mangiata a poco a poco sotto le palottole del nemico 

che a tutta forza scaricavano sopra noi.

Scometto che in Italia i giornali mettano, che da noi abiamo sigarette 

vino caffé e .... (parola incomprensibile), e che gli ufficiali mangino il 

stesso rancio di noi.

Tutto viceversa, vino dal giorno 12 di maggio che siamo passati le terre 

italiane non ne abbiamo più bevuto, nonché qualche fiasco, pagandolo cinque 

lire.

I nostri sig.ri ufficiali mangiano; polli agneletti, che abbiamo preso in 

questi paesi.

Ecco il bello trattamento che abbiamo in guerra.

Per le sigarette non mi posso lagnare perché un mio compagno, me le 

provvede, che due volte alla settimana torna in Italia. Quando la presente 

l'hanno letta, la tengono nascosta, se no andrei a passare dei brutti guai.

In Italia pubblicano che noi mangiamo bene e tanto, invece non ci sfamano 

nemmeno di pagnocca.

Per adesso tralascio che ne avrei ancora, ma temo.

Non ho più che dirvi il mio buono stato di salute e del cugino Antonio. Una 

stretta di mano a tutti e alla famiglia Giuseppe.

Attendo risposta

Gilio (cognome illeggibile)"

 Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

 

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