La nuova sinistra rigenerata dal rapping Stampa
Scritto da PIERFRANCO LISORINI   

La nuova sinistra rigenerata dal rapping

Dagli intellettuali impegnati al popolo dei like

 Per mantenersi a galla la sinistra nostrana si attaccherebbe ai fili dell’alta tensione. Dopo aver ridicolizzato con Greta e i gretinismo un dramma serio come quello dell’ambiente, dopo che con le sardine e il loro riccioluto rappresentante ha fatto perdere ogni credibilità alle manifestazioni di piazza ora si attacca a questo Fedez, pare che sia un cantante, forte del numero di manine che premono sui suoi like, che si sommano a quelli della sua compagna, l’icona progressista testimonial di scarpe da donna; siamo passati dal radical chic allo charme di una sinistra smart.


E c’è da rimanere allibiti di fronte a certe analisi politologiche di compagni di strada come Polito, che chiosa così la polemica innescata dalle corbellerie che il “cantante”, pagato per cantare e pagato con denaro pubblico, ha sciorinato per i telespettatori Rai in occasione del primo maggio. Perché, con tutti i suoi fan (e dagli con l’inglese) non potrebbe essere Fedez supportato dalla sua consorte il leader di un partito che rilancia la sinistra tutta?


Niente di che stupirsi, secondo l’acuto commentatore: dopo Berlusconi e dopo Grillo un Fedez non sorprende nessuno, anzi completa il quadro di una democrazia da operetta. Che quella italiana sia una democrazia un po’ sui generis è chiaro a tutti, con un garante della costituzione e supremo magistrato che non si accorge che la magistratura italiana è sprofondata nel caos (il termine più appropriato sarebbe un altro) ma mettere insieme Berlusconi o lo stesso Grillo con Fedez non solo è un’operazione azzardata ma rivela il disprezzo che in certi ambienti giornalistici si nutre per il popolo italiano, al quale io per primo imputo i peggiori difetti ma ne quid nimis, non esageriamo! Non è vero che gli italiani votarono per un imprenditore televisivo grati per le soap opera che regalava loro (a parte il fatto che non c’è niente che impedisca a un imprenditore, televisivo o no, di far politica); per gli elettori Berlusconi rappresentava il successore di Craxi e l’alternativa nazionale e liberale al cattocomunismo. Che poi gli stessi elettori siano rimasti delusi è un’altra storia. E chi ha votato i Cinquestelle facendone il primo partito italiano non ha votato uno che raccontava barzellette ma l’interprete di un malessere reale e di un’insofferenza giustificatissima nei confronti di un sistema marcio dalle fondamenta; che poi quell’interprete recitasse solo una parte gli elettori se ne sono accorti dopo, succede.


Ma Fedez, secondo Polito, che cosa rappresenterebbe? L’Italia indignata, dice lui: ma indignata di che? Dell’esistenza di Salvini e della Lega o dei non allineati? La stessa indignazione delle sardine? Da che mondo è mondo chi protesta o si ribella protesta contro l’ordine costituito e si ribella al potente di turno: le sardine vanno in piazza contro l’opposizione, roba, questa sì, da fascisti della peggiore specie, da giannizzeri e servi del regime. L’Italia di Fedez sarebbe Indignata contro i vertici Rai che gli hanno chiesto di tener presente che quello è un servizio pubblico non il megafono di una parte politica? Ottimo motivo per fondare un partito! Senza dire che quei vertici li aveva nominati uno che ha sposato convintamente l’indignazione di Fedez, l’ineffabile Giuseppe Conte.


La verità è che se tutta la grande stampa gonfia questa vicenda, con tutto l’armamentario del politicamente corretto, dalle lobby gay al rinvigorito business dell’invasione preceduto dal puntuale e molto probabilmente fasullo naufragio con tanto di cadaveri galleggianti che ci devono far sentire tutti colpevoli e ci devono spingere a chiedere di spalancare porti e porte a tutta l’Africa, senza dimenticare l’Asia, è per aprire un altro fronte contro Salvini e la Lega. Che incredibilmente vengono ritenuti responsabili del comportamento, quello sì irresponsabile del piddino sindaco Sala che non ha saputo o voluto impedire i festeggiamenti in piazza per lo scudetto dell’Inter. Ma la colpa è di Salvini perché incoraggia le aperture, minimizza il pericolo e vorrebbe il liberi tutti. Con Mentana che intanto sentenzia che il rapporto causa effetto fra assembramenti e contagio non è dimostrato se ad assembrarsi sono tifosi di calcio o brave persone che partecipano alle celebrazioni di regime mentre il pericolo è certo se sono i ristoratori a scendere in piazza, specialmente se qualcuno di loro sa di leghista. 

Il Pd ha in questo momento due obbiettivi: trovare un bacino elettorale sicuro e rendere instabile la coalizione per estromettere la Lega di Salvini ripetendo il giochino riuscito il fatale agosto di due anni. Un’operazione, quest’ultima difficile da portare a termine nonostante il forsennato impegno che ci mette Letta: sia pur tardivamente Salvini si è reso conto della trappola in cui era caduto, una trappola tesa da chi in alto non aveva mai digerito il rospo gialloverde ma che era stata facilitata dall’atteggiamento irresponsabile dei fratellastri d’Italia, e non ha nessuna intenzione di caderci di nuovo. Hanno provato moltiplicando gli sbarchi, creando un caso Speranza - e alla Meloni, che ne ha proposto la sfiducia, andrebbe ricordato che errare humanum, perseverare autem diabolicum - , esasperando una polemica fra irresponsabili aperturisti e saggi e prudenti chiusuristi, provando a riproporre lo ius soli per poi riparare sul disegno di legge Zan, la cui approvazione è diventata vitale per le sorti del Paese. Dietro Fedez si intravede il ritorno all’altro obbiettivo: in attesa di riprovarci con lo ius soli e mentre le navi umanitarie sono al lavoro per dare nuovo impulso all’invasione, torna il miraggio del voto ai sedicenni.


Otto milioni di fallower del rapper bifronte: ma di chi sono le otto milioni di manine che premono sul mi piace del suo sito quando insulta i gay e quando si indigna per chi li insulta? I compagni riuniti nel loro pensatoio dopo un’accurata indagine si sono accorti che sono manine di bambocci e bambocce con una media di quattordici o quindici anni: se potessero votare il gioco sarebbe fatto: azzardiamo con gli alunni (alunne) delle scuole medie e se va male, con un compromesso diventa agevole far passare i sedici anni; si scenderà da otto a quattro o cinque milioni ma possono bastare per sopravvivere in attesa dei colored. Questo è il respiro politico e ideale della nostra sinistra. Macché lotta di classe, basta con l’invidia sociale, gli operai stiano buoni e badino a non perdere il lavoro, pensiamo a cucire la bocca ai rompiscatole, vediamo di avere un elettorato innocuo e un po’ rintronato, fumo ai ragazzini e cocaina ai grandi e al resto ci pensiamo noi, i belli buoni e giusti, la nuova oligarchia benedetta da santa madre chiesa, da Bruxelles e dalla fratellanza universale.

 Pierfranco Lisorini  docente di filosofia in pensione   

 

   Il nuovo libro di Pierfranco Lisorini  FRA SCEPSI E MATHESIS


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