Ogni acquisto è un trasferimento di ricchezza Stampa
Scritto da Pierangelo Marchetti   
"Il rilancio dell'economia italiana"
03 "Ogni acquisto è un trasferimento di ricchezza"
04 "L'esempio tedesco"
05 "Il cittadino italiano imprenditore"
06 "Il modello tedesco che non c'è"
LA CRISI ECONOMICA ITALIANA VISTA 
DA UN SAVONESE
EMIGRATO IN GERMANIA
(02) Ogni acquisto è un trasferimento di ricchezza

E dove venga trasferita questa ricchezza, lo decide sempre (per l'Italia è meglio un "purtroppo"!) l’acquirente!

La lezione del passato

Il 25 marzo 1957 l’Italia, membro fondatore del Mercato Comune, turgida di ideali e dichiara-zioni altisonanti, ratificò la creazione ed il suo ingresso nella Comunità Europea.

E dopo pochi anni, già nel 1964, l’economia italiana cominciò a barcollare. La bilancia dei pagamenti era crollata in una serie di disavanzi negativi. Gli italiani compravano spesso e volentieri prodotti esteri e “snobbavano” quelli loro paese.

Per risolvere il problema i governi italiani vollero incrementare i consumi e così negli anni ’60 introdussero il famoso “sistema delle cambiali”. Lavatrici, frigoriferi, televisori ecc. tutto veniva comprato a credito con pagamento rateale dilazionato nel tempo.

I consumi s’incrementarono davvero, ma il problema non fu risolto, poiché la parte del leone sul fronte delle vendite la facevano sempre le ditte estere…

Arrivammo così alla gravissima crisi economica all’inizio degli anni ’70. L’Italia era gravemente indebitata con l’estero. Cominciò allora la sistematica svalutazione della Lira.

I governi italiani speravano infatti che gli italiani comprassero prodotti italiani se essi costavano meno. Ma lo spirito "europeista" degli italiani era irriducibile, come mai?

A quei tempi, per i sindacati italiani l'Italia era divisa in due blocchi, i capitalisti e gli operai, e tutto quello che i capitalisti producevano non era per il benessere nazionale, ma solo per incrementare il loro potere!

Appena un’industria italiana aveva successo, era in espansione e produceva benessere per il paese, essa doveva essere subito avversata, poiché  gli imprenditori italiani erano tutti  capitalisti e imperialisti, con in prima fila naturalmente la Fiat di Agnelli.

E per combattere il capitalismo italiano si evitava così di acquistare prodotti italiani e si preferivano comprare prodotti stranieri...

Ecco qui cosa scrisse un noto economista tedesco in merito alla crisi italiana 06/11/1976:

L’Italia non ha alcuna ragione di essere ottimista

Rattoppi del governo di Roma

Il corso della Lira è in caduta libera

- Il problema di base dell’Italia, paese di manifatture industriali, è che la sua bilancia dei pagamenti perde immediatamente il suo equilibrio appena inizia una fase di ripresa dei consumi. Cosicché ci si vede costretti ad emanare nuove misure di restrizione, le quali a loro volta soffocano la nascente ripresa industriale.

La lezione del presente
  
Dal secolo scorso ad oggi, la situazione non è cambiata per niente! Noi italiani continuiamo ad essere assolutamente in-coscienti di cosa provochiamo con le nostre scelte negli acquisti.


 

Infatti “Nessuno” ci ha mai educato a pensare che, comprando una Golf, finanziamo:

 un pezzo di strada in Germania,

 una pensione tedesca,

 una mutua tedesca,

 lo stipendio di un parlamentare tedesco,

 il potere di acquisto di un cittadino tedesco,

 e che così facendo sottraiamo benessere al nostro paese...

Ma noi italiani non siamo colpevoli della nostra "ignoranza", poiché:

a. “Nessuno” ci spiegò l’interazione di un acquisto con il benessere nazionale.

b. “Nessuno” ci inculcò ad essere orgogliosi dei prodotti italiani.

c. “Nessuno” ci insegnò ad essere fieri dei successi delle imprese italiane.

Ma, pensando ad Ulisse e ad un film western di Sergio Leone, ritengo sia meglio, poiché con il termine “Nessuno” non si possono addire delle colpe, “convertire” questo elenco come segue:

 “Qualcuno” non ci spiegò l’interazione di un acquisto con il benessere nazionale

 “Qualcuno” non ci inculcò ad essere orgogliosi dei prodotti italiani.

 “Qualcuno” non ci insegnò ad essere fieri dei successi delle imprese italiani.

Anzi “Qualcuno” ci ha sempre insegnato il contrario, a degradare ed a disprezzare tutto quello che viene prodotto dall'industria in Italia… ogni riferimento alle sinistre è puramente casuale…

Infatti per esistere le sinistre italiane ebbero sempre ed hanno purtroppo ancora oggi bisogno di nemici stigmatizzati e demonizzati! Allora i nemici erano i capitalisti, con in prima fila la Fiat di Agnelli. Oggi però è vero… è cambiato qualcosa!

In prima fila c'è adesso Silvio Berlusconi, mentre al secondo posto è passata la Fiat… di Marchionne!

PIERANGELO MARCHETTI


 

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