SETTIMANALE anno XVII
n° 757 del 20 giugno 2021
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L’intelligenza di pochi e la stupidità di molti Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
L’INTELLIGENZA DI POCHI
E LA STUPIDITA’ DI MOLTI
Sullo scorso numero di “Trucioli savonesi” è uscito un mio articolo in cui ho citato alcune voci dissenzienti riguardo alle iniziative ecologiste e all’impegno per un futuro migliore dal punto di vista ambientale e sociale della giovane studentessa svedese Greta Thunberg; in particolare mi chiedevo come fosse possibile negare, anche da parte di persone titolate, l’urgenza e la gravità delle questioni sollevate dalla ragazzina svedese davanti ai rappresentanti di 196 Paesi, Cina e Stati Uniti compresi, riuniti a Katowice in Slesia nello scorso dicembre per la ventiquattresima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. 
 
 
 Ora, per non parlare a vuoto, prima di ogni altra considerazione riguardo alla battaglia per il clima e per l’ambiente di Greta e di quelli che graziosamente sono stati subito battezzati “gretini” dai sagaci negazionisti alla Vittorio Feltri, alla Giuliano Ferrara, alla Paolo Guzzanti, alla Nicola Porro… ritengo necessario partire dal suo breve discorso di Katowice che qui  riporto integralmente, (ovviamente tradotto dall’originale inglese ottimamente parlato da Greta):
 
“Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa  potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente. Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto posso risultare scomoda. Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino…Ma non mi importa di risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. 
La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso. Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora in tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni altra cosa, ma state rubando loro il futuro davanti ai loro e ai nostri occhi. Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Non siamo venuti qui per pregare i leader di occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.
 

 
  Ora io mi chiedo: che cosa si può obiettare a  parole così semplici, chiare e nette? Forse che mettono il dito sulla piaga? Di fronte a questa accorata denuncia di un’adolescente idealista e non violenta che combatte solo con la parola e con le armi della critica per un mondo migliore dovrebbero cadere le divisioni politiche tra destra, centro e sinistra e, oggi, tra populisti ed élite.  Non è forse vero che la nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche possano vivere nel lusso”? E non è forse vero che il cambiamento climatico sta arrivando (anzi è già arrivato), ci piaccia o non ci piaccia? Quanto all’affermazione finale di sapore rivoluzionario “Il vero potere appartiene al popolo”,  è anche quella che sta a fondamento di tutte le costituzioni repubblicane e democratiche (compresa la nostra) ma che  è rimasta finora lettera morta. E mi chiedo anche perché, invece di  rallegrarsi per questa inattesa mobilitazione giovanile in difesa dell’ambiente e per un futuro migliore per tutti, ispirata dal breve discorso e dalle iniziative di Greta,  alcuni adulti intelligenti come Nicola Porro si scandalizzano e parlano di “Bimbocrazia, l’ arma finale contro il sovranpopulismo”: “C’è qualcosa che non quadra nelle manifestazioni ambientaliste globali dei giorni scorsi. Tanti giovani  uniti in piazza senza grandi bandiere di partito. Belle e giovani facce pulite, si sarebbe detto un tempo: Per una causa che in fondo tutti condividono: rispettare il nostro pianeta”. Ma allora cos’è che non quadra? Ecco: “Poi in Italia si mischia tutto a Bella ciao e buonanotte” (il Giornale, 17 marzo 2019). Buonanotte anche alla “causa che in fondo tutti condividono (notare che Porro non scrive condividiamo che implica il noi ma “condividono”, terza persona plurale, cioè loro): rispettare il nostro pianeta” perché le note di Sing for the Climate, l’inno dei giovani gretini che manifestano per il clima sono quelle della canzone della Resistenza italiana? Qui a non quadrare a me sembra che sia la logica dell’ autorevole  giornalista  nonché conduttore di talk show televisivi: ammettiamo pure che la scelta di quella colonna sonora  denoti qualche simpatia per la sinistra internazionalista, forse che per questo la causa di un futuro migliore per tutti a cominciare dall’ambiente in cui viviamo non è più condivisibile? Allora non è una questione etica partecipata da chiunque ma ancora una questione di convenienza politica ed economica e di salvaguardia dello statu quo. Se no quale altra ratio sottende questa campagna denigratoria nei confronti di Greta e dei suoi gretini?  
 

 
 Tra gli intelligenti  detrattori di Greta e dei gretini c’è chi paventa addirittura disastri - come un docente livornese di filosofia in pensione diventato da qualche tempo una firma fissa di “Trucioli savonesi”-  a causa della “brutta aria che spira dalla Svezia” e del “tanfo di retorica e di ipocrisia” e dell’ “infantilismo culturale e politico che è rimbalzato nelle nostre piazze, nelle facce stordite di adolescenti più sensibili al richiamo della triste allegria di fischietti, tamburi, slogan e passi di danza che delle leopardiane sudate carte”, ponendosi allo stesso livello di chi sui social ha gratuitamente insolentito i gretini che sono scesi in piazza a manifestare per un futuro migliore del presente (o semplicemente perché ci sia ancora un futuro). Il succitato  docente  ha scritto, anch’egli sul numero scorso dello stesso settimanale online: “Questi ragazzi sono la nostra speranza, argomentano sui giornaloni gli opinionisti di regime con sovrano sprezzo del ridicolo. Io punto su quelli che sono rimasti a casa, visto che per la complicità di presidi e con la connivenza degli insegnanti molte scuole sono rimaste chiuse. Le scimmiette ammaestrate aizzate contro il mondo degli adulti fanno presagire poco di buono per il nostro futuro. Mi spaventano molto più loro del buco nell’ozono, dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale”. Altro che nuova primavera, altro che risveglio dei giovani, altro che lieta sorpresa per l’emergere di una nuova generazione di studenti impegnati per una nobile causa, per il docente livornese “non è con il gretinismo che si salva l’ambiente e non porta lontano la pretesa di modificare le macchie solari. Quando poi ti accorgi che in quelle cento o mille piazze colorate spuntano cartelli no border e senti ragazzine che ti vorrebbero imporre la dieta vegana allora cominci a capire il sincronismo di quelle manifestazioni, la sapiente regia che ne assicura il successo, il megafono mediatico, che, guarda caso è esattamente lo stesso cha dà fiato alla sinistra moribonda che si sforza di creare nuovi miti – nuovi specchietti per le allodole – per distrarre dai problemi concreti che lei stessa ha creato  e incanalare le masse lungo i percorsi segnati dal sistema”.
 

 
Dunque, secondo il docente livornese, questa ondata festosa e colorata di giovani e giovanissimi che ha invaso le vie e le piazze di mezzo mondo non ha niente di spontaneo ma è manovrata, naturalmente a sua insaputa, da un complotto ordito dai  vecchi compagni della moribonda sinistra italiana e mondiale per distrarla dai problemi concreti che loro stessi hanno creato e incanalarla nei percorsi prestabiliti dal sistema. Quali problemi esattamente? Forse che la salute e la qualità della vita e la vita stessa su questa terra sono problemi fittizi e rinviabili a tempi migliori? E quali sarebbero i percorsi segnati dal sistema? E da quale sistema? Quello neocapitalistico delle multinazionali di cui ormai la sinistra italiana e mondiale sarebbe parte integrante? E quali nuovi miti i compagni si sforzerebbero di creare? Il cambiamento climatico non è né nuovo né mitico, ma reale. E dire che basterebbe leggere la lettera-manifesto del movimento mondiale “Fridays For Future” per spazzar via ogni illazione su sapienti regie e manovre occulte della sinistra moribonda per incanalare le masse - in questo caso degli illusi  gretini – lungo i percorsi prestabiliti dal sistema (capitalistico-consumistico, se no di quale altro?). In quella lettera-manifesto leggiamo tra l’altro: “I peggiori effetti del cambiamento climatico colpiscono in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili. Non si tratta solo di tagliare le emissioni, ma anche di rendere il mondo più equo: il sistema in cui stiamo vivendo oggi non sta lavorando per noi ma solo per pochi ricchi. Il lusso che così pochi di noi possono permettersi nel Nord del mondo è basato sulla sofferenza delle persone del Sud del mondo.
 
 
Abbiamo visto i politici farfugliare, impegnarsi in giochetti di politica spicciola invece di affrontare la realtà; le soluzioni di cui abbiamo bisogno non si possono trovare all’interno del sistema corrente (corsivo mio). Questi politici si rifiutano di affrontare la realtà che dobbiamo cambiare il sistema se vogliamo davvero affrontare la crisi climatica…Certo, non abbiamo tutte le risposte. Ma quello che sappiamo è che dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra, eliminare progressivamente e rapidamente i sussidi per la produzione di energie sporche – carbone, olio, gas  - , investire seriamente nelle energie rinnovabili e cominciare a farci domande difficili su come impostare le nostre economie e su chi vogliamo che vinca e chi vogliamo che perda (idem)”. A giudicare da quanto scrivono nel loro manifesto (in cui, sia detto en passant, non  c’è traccia di macchie solari) questi gretini non mi sembrano per niente cretini anzi, paradossalmente, potrebbero condividere senz’altro alcuni dei suggerimenti ecologici del professore livornese il quale, sia chiaro, non nega che il problema esiste, solo non accetta che degli adolescenti secondo lui viziati, cresciuti nella bambagia e dediti al più sfrenato consumismo (ma neanche lontanamente paragonabili ai casseur che hanno devastato sabato sorso il centro di Parigi), pretendano di indicargli ”la strategia di un’autentica battaglia per l’ambiente”. Ma anche qui a smentire questa pretesa basta leggere il loro manifesto: “Gli scienziati sono stati molto chiari su cosa dobbiamo fare per affrontare la minaccia del cambiamento climatico. Ci stiamo unendo in sostegno alla scienza. Chiediamo solo che i nostri leader facciano altrettanto”. Purtroppo sono decenni che gli scienziati , questi stupidi, gridano invano nel deserto; forse sarebbe ora che gli adulti intelligenti li ascoltassero. Quanto all’ignobile vignetta di Altan, “che su Repubblica contrapponeva allo sparatore australiano i ragazzi che vogliono salvare la Terra” e ai funerali della sinistra, ne riparleremo, a Dio piacendo, fra una settimana. Assassinio o suicidio?
 
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