SETTIMANALE anno XVII
n° 757 del 20 giugno 2021
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La violenza delle donne Stampa E-mail
Scritto da GIOVANNA REZZOAGLI GANCI   
La violenza delle donne

 Oggi si sente molto spesso parlare di violenza nei confronti delle donne, giustamente perché è un crimine particolarmente odioso che la nostra cultura tende a minimizzare nell'incidenza della vita sociale se non addirittura a nascondere.

Appare evidente che non sia possibile sviscerare tutti gli aspetti antropologici che determinano questo status quo in un semplice contributo scritto, ma molto modestamente si può tentare di evidenziare qualche aspetto ai più sconosciuto. Quando si parla di violenza che vede vittima una donna si è prevalentemente portati a pensare che il responsabile sia un uomo. Non è affatto scontato, così come non è per nulla vero che esista un solo tipo di violenza. Basti pensare al fenomeno del bullismo, ben lungi dall'essere arginato: le "bulle" equiparano spesso i "bulli" per aggressività e perseveranza, con l'aggravante di essere più predisposte a porre in essere violenze di tipo psicologico.


E' di questi giorni la notizia di donne,  di probabile etnia Rom, che a Milano derubano con destrezza i passanti forti del fatto che la loro gravidanza evidente le renda di fatto intoccabili. Vittime o carnefici ? come sempre nelle umane vicende non esiste la netta distinzione. Agli occhi di chi scrive, ovvero una donna moglie e madre, sfruttare la prole nata o nascitura per delinquere è semplicemente disgustoso e definisce molto bene l'indice di pericolosità sociale di chi la pone in essere. Che dire poi di quelle donne che, per ferire o tentare di umiliare il prossimo, colpisce i figli altrui ?

Le mamme con figli in età scolare non faranno fatica a riconoscere la donna con prole che "mio figlio oh, ah mia figlia é". Essere donna è molto complicato, per certi versi oggi ben più di ieri, perchè ora si avverte prepotente la competizione sociale. Una donna che ha priorità demodé come la propria vita in famiglia è vista come perdente, quelle che hanno una o due o tre lauree si sentono superiori a quelle che invece hanno un percorso più modesto, quelle che e che e che... l'elenco potrebbe essere infinito.

Non hanno l'indispensabile coraggio di essere se stessi sino in fondo. La prima difesa contro a violenza è la pace interiore, l'unica che consente di riconoscere i tanti attori e le tante attrici che recitano un ruolo che preveda una stabilità psichica ben lungi dall'essere reale. In parole povere, coltivare serenità interiore aiuta a tenere lontano le persone pericolose.

  Giovanna Rezzoagli Ganci  Counselor in Scienze Sociali

 

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