SETTIMANALE anno XVII
n° 757 del 20 giugno 2021
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Fronte Colline di Savona Stampa E-mail
Scritto da Mario Guastavino da A Campanassa   

 FRONTE COLLINE DI SAVONA

Che cosa fare per fermare la desertificazione e trasformare le colline in patrimonio della città?

Occorrono interventi mirati alla salvaguardia dellambiente, per trasformarlo da pinete spontanee in agro-forestale. Nel rispetto della biodiversità bisogna inserire specie arboree mirate a valorizzare il bosco e a sostegno del reddito di possibili nuovi operatori agricoli e limitare la propagazione naturale delle pinete con l’inserimento di latifoglie e alberi da frutta o da legno di maggior valore come olivi, castagni, nocciole, noci da legno, ciliegi, vigneti, gaggie per il pascolo delle api e la produzione di miele, ecc.

Parte di queste varietà erano già presenti fino agli anni 1950/60. Questo cambiamento di colture renderebbe più difficoltosa la propagazione degli incendi e più facile lo spegnimento degli stessi.

 Un ritorno nel passato, ma con il supporto di macchinari, strade interpoderali, acquedotti e applicazione di nuove conoscenze biologiche, faciliterebbe il presidio umano con nuovi occupati in agricoltura.

Prendiamo in considerazione il territorio compreso fra la sponda destra del torrente Lavanestro e via alla Strà, con al centro il forte di monte Ornato e la chiesa di Madonna Degli Angeli, che sono un balcone sulla città e con vista sulla Corsica: territorio che in poco più di cinquanta anni è stato devastato quattro volte da incendi, l’ultimo l’otto e il nove Agosto 2003.

È auspicabile che i proprietari di questi terreni siano favorevoli a vedervi rifiorire l’agricoltura. I terreni non dovranno subire cementificazioni, ma bonifiche fondiarie, con abitazioni concordate fra Comune e gli stessi proprietari allo scopo di ospitarvi persone occupate in conduzioni agricole o allevamento di bestiame. Le costruzioni saranno prefabbricate, con basso impatto ambientale e buona tenuta termica, riscaldate a legna e con pannelli fotovoltaici.

Una rinnovata agricoltura nostrana in terreni aridi e collinari, commercialmente non potrà certo sostenere la concorrenza delle importazioni sui costi o sulla quantità, ma sulla qualità avrà un valore di genuinità facilmente verificabile, a chilometri uno dalla città. Un mercatino agricolo vicino ai luoghi di produzione, non gravato dai costi del trasporto e dai vari passaggi intermediari, potrebbe affermarsi con un buon gradimento dei produttori e dei consumatori.

Un agricoltura nostrana vicino a una città che vive oramai tutta sulle importazioni potrebbe rappresentare unalternativa al modo di vivere basato tutto sulla globalizzazione, con una sensibile riduzione dellinquinamento provocato dai trasporti, maggior sicurezza sulla genuinità dei prodotti, rieducazione alla stagionalità degli stessi.

Anche per uso didattico, un centro agricolo diventerebbe appetibile per le scolaresche e consentirebbe di sperimentare nuove colture adatte allambiente.

In questo contesto potrebbero inserirsi un agriturismo e unoasidi verde attrezzato, inesistente nelle colline savonesi, con possibilità di bivacco per famiglie e gruppi organizzati, tipo Scout, ecc. Basterebbe uno spiazzo pianeggiante, alberato, con piazzuole per montarvi tende e accendervi il fuoco per cucinare, dotato di sedili in pietroni o panche a prova di vandali. Le prenotazioni per bivacchi, di breve periodo, con un responsabile, potrebbero essere registrate dal gestore dellagriturismo, con eventuale versamento di cauzione, restituibile al momento del pagamento della legna e dellacqua consumata. In assenza del gestore, le prenotazioni potrebbero essere registrate dai Vigili Urbani.


 Queste proposte, un po’ fantasiose, non sono realizzabili con gli attuali amministratori del Comune di Savona, sia per fine mandato, sia per mancanza di fantasia progettuale, in parte dovuta allindebitamento accumulato negli anni passati, in parte perché è oramai consolidata la prassi di dare tutti i progetti e relativi lavori, fuori, ad aziende partecipate, cooperative e studi professionali esterni.

Negli anni 70 e 80 Savona, ancora città industriale con parecchie migliaia di occupati e ledilizia in espansione disordinata, dove era facile trovare lavoro, aveva richiamato tanti contadini che preferirono abbandonare la terra magra e sempre... troppo bassa.

Questo esododalla campagna verso la città industriale, sommato ad altri fattori, spopolò le campagne e le colline, rendendole più vulnerabili agli incendi e alle alluvioni e provocando un degrado del territorio, oggi difficile da rimediare.

Dalla presentazione del piano comprensoriale nel 1972 in Comune a Savona, presenti, oltre al dottor Zanelli sindaco di Savona, i sindaci di altri cinque Comuni limitrofi, è apparso evidente che nel territorio di Savona, Vado Ligure, Quiliano, Bergeggi e le due Albissole non sarebbe rimasto spazio per coltivare la terra. Dopo qualche anno il comprensorio si sciolse, probabilmente per non alimentare una burocrazia costosa e senza risultati, liberi tutti di poter cementificare gli spazi non ancora occupa ti. Da quegli anni fino ad oggi tutti gli amministratori che si sono succeduti hanno sempre considerato lagricoltura e la forestazione come un fatto residuale o, peggio, come terra da occupare e cementificare... per chi? Per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, per gli arredi urbani, per favorire investimenti e occupazione temporanea, per un ritorno elettorale; forse un podi tutto questo, ma spesso senza un attenta valutazione delle conseguenze e delle potenzialitàt sacrificate nell interesse di pochi. La terra e tutto lambiente che ci circonda li abbiamo ricevuto in prestito per viverci e poi lasciarli a chi verrà dopo di noi: possiamo lavorarli, sfruttarli, ma non distruggerli. Dopo decenni di abbandono dellagricoltura, con le terre fertili di pianura sacrificate, restano le colline, più faticose e problematiche da lavorare, ma con un clima ancora favorevole per tanti tipi di colture e allevamenti.

Certo non sarà facile trovare i finanziamenti e i nuovi “pionieri”, preparati a sudare oggi per raccogliere i frutti fra qualche anno; e non sono queste le difficoltà più dure da superare, ma la mancanza progettuale degli amministratori savonesi, disabituati a pensare all’agricoltura e a porsi come interlocutori credibili a chi volesse fare progetti.

Mario Guastavino da  A Campanassa

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