Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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La rivoluzione nella carta stampata Stampa E-mail
Scritto da P.A. PERINO   
LA RIVOLUZIONE NELLA CARTA STAMPATA
CON LA FUSIONE STAMPA REPUBBLICA
Analisi critica e obiettiva di questo accordo.
Le sue ricadute sui lettori sui giornalisti a livello locale

In Italia ormai i giornali sono tutti uguali anche se con testate e titoli diversi, constatiamo che gli articoli sono perfettamente identici, in poche parole sono omogenei per cui risultano sovrapponibili sia quando esaltano una notizia oppure quando sono vaghi ed omissivi sulla stessa notizia.


Un giornalista dovrebbe sempre scrivere la verità, o quello che lui ritiene essere la verità, se invece un giornalista, asservito al potente o al potere di turno, tarocca, omette o scrive false notizie si crea una suggestione della realtà visto che una spudorata menzogna riportata due volte dalla stampa diventa quasi una verità.

I giornali e i giornalisti hanno una grande responsabilità, ed è loro compito cercare più fonti di informazione per fare un’analisi critica dei fatti con livello di qualità delle notizie da offrire ai lettori che dovrebbero essere i loro datori di lavoro e i loro finanziatori.

Oggi con l’avvento di Internet le cose si sono complicate in modo esponenziale, la notizia e il modo di comunicare è diventato istantaneo e può di fatto contare su infinite quantità di fonti non sempre attendibili che fanno commentare e magari prendere posizioni errate a fronte di notizie spesso incontrollabili alla fonte.

In questi giorni tutti abbiamo appreso che due dei tre più importanti gruppi editoriali italiani si sono fusi: il gruppo Espresso - Repubblica con Itedi della famiglia Agnelli editrice de La Stampa e il Secolo XIX, al momento resta fuori solo il gruppo RCS. Chissà ancora per quanto tempo?


Quello che a molti lettori di giornali viene da domandarsi è:

visto che l’industria editoriale italiana che di fatto diventa un duopolio, che ne sarà della qualità della nostra informazione?  

Sarà ancora una informazione libera?

Se a tutto ciò aggiungiamo che il nostro Governo regola il cosiddetto fondo elargito all’editoria non sarà che noi elettori corriamo il grande rischio di un condizionamento nel fabbricare notizie, tutte palesemente asservite al potere e al Governo?

Questa grande operazione industriale potrebbe condizionare chi deve raccontare e comunicare una notizia?

Questa fusione editoriale tra La Repubblica e La Stampa sicuramente manterrà, ed ovvio dirlo, uno spiccato orientamento a sinistra considerando che Carlo Debenedetti non si può considerare un puro visto che è titolare della tessera numero 1 del Partito Democratico.

Pertanto i giornali avranno il compito di orientare ancora di più verso sinistra l’opinione pubblica e agevolare il Governo con il suo condottiero Renzi a fare scelte di destra, scelte che la destra non è mai riuscita a fare perchè immancabilmente venivano scatenate rivolte di piazza, che nessuno oggi si sogna minimamente di fare. 


 

Fa specie non sentire alcuna voce da parte dei nostri intellettuali che non sembrano percepire il pericolo di questo nuovo mega  gruppo editoriale con oltre il 20% del mercato e circa 8/9 milioni di lettori. Nessuna protesta e nessuna denuncia da parte loro sul fatto che può venire meno il pluralismo dell’informazione forse perché si sono in gran maggioranza convertiti al pensiero unico, ma chic in Italia.

Cosa resa ancora più evidente dall’arte di Renzi e da tutto il suo entourage di distogliere gli italiani dai problemi reali del Paese che ultimamente ci propina bellissime battagli di civiltà.

Ma da questa fusione anche a livello locale ci sono forti preoccupazioni tra i vari addetti, infatti i primi a farne le spese da questa unione potrebbero essere i giornalisti di cronaca locale quasi tutti freelance, collaboratori precari con bassi compensi e nessuna protezione contrattuale.

Influenzare la libertà dei giornalisti che fino ad oggi con la loro professionalità hanno assicurato notizie e smascherato problemi e temi che hanno toccato i poteri forti con puntali indagini sulla Banca Carige, Tirreno Power, Mensopoli, Sanità, scandali di  grande interesse pubblico.

Giornalisti che, invece, andrebbero supportati e valorizzati per mantenere libera e indipendente la stampa prescindendo da questa fusione.

Questo accordo ha suscitato non poche preoccupazioni, con reazioni politiche molto critiche sia a destra che a sinistra da far chiedere a qualcuno se è in pericolo la democrazia nel nostro Paese visto che si accentua la tendenza già in atto del pensiero unico renziano, insomma un rischio concreto in un’Italia dove l’opposizione viene fatta solo da Crozza.

Purtroppo a noi è rimasto ben poco per ridere.

 

P.A. PERINO

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