Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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Una ricetta politica per Savona Stampa E-mail
Scritto da P.A. PERINO   

 UNA RICETTA POLITICA PER ANDARE A GOVERNARE SAVONA

Consigli e proposte per i candidati Sindaco
Spunti e argomenti di riflessione per i cittadini savonesi

I politici nostrani che si apprestano ad andare a comandare amministrativamente Savona saranno in grado di creare la politica del futuro di Savona?

Con i nomi che circolano in qualità di cittadini dobbiamo iniziare a preoccuparci di quanto dovremmo elargire per far amministrare il bene comune.


A Savona i vecchi politici si sono serviti della parola per trasformare il tutto in chiacchere senza alcuna sostanza e fino ad oggi hanno distolto dalla sostanza le cose buone e giuste da fare per la città.

All’inizio quasi tutti si presentano con molta umiltà ma diventati politici (in città ne girano a bizzeffe) fanno solo quello che chiede chi li ha sponsorizzati, in più rappresentando tutta la loro vanità, sia gli uomini che le donne, sono convinti di avere raggiunto il potere ed iniziano a generalizzare sulle questioni più dure e spinose senza affrontarle per non creare suscettibilità nelle persone.

E’ superfluo elencare i tanti consiglieri e i vari amministratori che si nascondo dietro il termine democrazia, utile solo a camuffare la loro incapacità e inconsistenza di fronte all’opinione pubblica.

Il semplice fatto che questi nostrani politici locali ci vogliano rappresentare la dice lunga su come vanno le cose a Savona; viene spontaneo dire da schifo, ci si è sempre affidati a chi sembrava il meno peggio e questi, raggiunta la meta, si sono serviti fino ad ieri dell’incomprensibile peso di aumentare la loro forza e il loro potere in modo tale che ci sia poca chiarezza e mancanza di responsabilità, e ne fanno esempio il problema emerso sul “Bitume”, sul porto della “Margonara“, tutto è diventato una cosa immorale di cui nessuno fa mea culpa, non si vergognano, nè chiedono scusa ai cittadini che pagano a caro prezzo in qualità della vita, dell’ambiente, dell’economia e del lavoro la loro conclamata mediocrità.


Purtroppo se Savona non sa esprimere amministratori all’altezza non ci si può aspettare di pretendere il meglio e non aiuta il mugugno per evidenziare la loro incapacità che è stata una costante in questi lunghi anni ed è inquietante pensare che molti degli attuali consiglieri manifestano la volontà di ricandidarsi. Viene spontaneo domandarsi se è questo sfacelo che la città si merita. Il clima sfavorevole che circola sulla poca credibilità dei candidati, dà la sensazione di una comunità stranamente imbalsamata in un torpore che la estranea da una fattiva partecipazione alla vita politica per cercare un futuro almeno di speranza e possibilmente migliore.

E’ profondamente sbagliato dire che tutto quello che è stato fatto è da gettare in mare, ma forse erano altre le priorità che servivano. Piangerci addosso serve a poco, quello che serve è cambiare passo e si può per il ruolo che la città vuole e merita di avere.

E’ necessario superare difficoltà e ostacoli affidandosi a persone capaci con la volontà di operare nel solo interesse del bene comune creando un clima politico che non dia più meriti a chi ne è sprovvisto o non li aveva.  E’ necessario rilanciare un dibattito sulla base di argomentazioni e temi per il superamento di questa crisi con una condivisione collettiva depurata da estremismi di parte, su una serie di temi comuni per trovare consensi nell’imminente voto delle elezioni comunali, e far si che la maggioranza eletta sia funzionale alla soddisfazione delle istanze di un programma atto a  garantirne la sua attuazione perchè sentita dalla maggioranza dei savonesi.


Sarebbe cosa buona e giusta inserire nel programma del candidato Sindaco significativi strumenti da introdurre nel Regolamento Comunale mediante i quali i cittadini possono esercitare una democrazia diretta con la “petizione“ che vuol dire imporre a chi amministra l’obbligo di dare una risposta, introdurre il “referendum abrogativo” tramite il quale i cittadini possono abrogare un provvedimento del Consiglio e della Giunta, anche il “referendum facoltativo” mediante la raccolta di un numero di firme da  stabilire, ed il “referendum obbligatorio” cioè chiamando i cittadini al voto senza raccolta di firme, per coinvolgere tutta la città su temi di vitale importanza, su casi emblematici come il Bitume o il porto della Margonara.

Ed ancora mettere fine al disdicevole comportamento dei consiglieri eletti,  un problema molto sentito dalla gente, di inserire lo strumento del “Recall” o un altro simile, che si ponga l’obiettivo di revocare il mandato per mandare a casa quei consiglieri che seppur eletti, con disprezzo  per la  città e per chi li ha votati, non partecipano alla vita del Consiglio Comunale, perché  perennemente assenti dai  lavori del Consiglio come nel caso di Marson, Prefumo, Bagozzi che non sono degni di rappresentare nessuno per cui è un obbligo morale mandarli a casa.

Questo, da parte del futuro candidato, sarebbe già un buon biglietto da visita e un buon inizio per coinvolgere tutta la comunità.

Inoltre preme dire che un candidato sindaco deve far capire in modo chiaro che non è condizionato dai padrini del partito e dimostrare di non avere vincoli ne accordi con lobbies di potere, che non intende prestarsi a fare il burattinaio di turno.

In questo modo non dovrebbe avere nessuna difficoltà a comunicare chi formerà, in caso di vittoria, la sua squadra di Assessori, che a loro volta  dovrebbero nel loro specifico campo illustrare parte del programma. Una proposta che, sono certo, sarebbe favorevolmente accolta con entusiasmo dagli elettori e romperebbe per la prima volta vecchi e consolidati schemi da vecchia prima repubblica.

Viene da chiedersi quanti avrebbero votato il bocconiano Berruti se avessero saputo in anticipo chi erano i suoi futuri Assessori.

Dopo questa decennale esperienza fallimentare che doveva segnare “una discontinuità“ con la Giunta Ruggeri, e che ha invece ha perseguito “una continuità” in tutto e per tutto a partire dal cemento, oggi sentiamo dire che occorre nuovamente “discontinuità” non è chiaro rispetto a chi e a che cosa, a meno che non vogliano continuare a prenderci in giro.

E’ arrivato il momento per i savonesi di farsi sentire alzando forte la voce per fare in modo che finalmente si possa operare un radicale cambiamento nell’amministrare questa città, e tutti insieme adoperarsi per uscire da questa profonda crisi economica sociale e culturale che attanaglia la città.

In molti sostengono che “la politica è l’arte del possibile” che vuole intendere impegno, determinazione e condivisione delle proprie idee per amministrare e realizzare ciò che si ritiene utile e serve alla comunità, ma è facile affermare che questo aforisma oggi a qualcuno serve per giustificare capitomboli e fallimenti camuffati da “illuminata” responsabilità.

Savona non può essere solo amministrata e il programma di un candidato Sindaco non può essere una raccolta di buone intenzioni o proposte astratte che maturano solo in campagna elettorale per sciogliersi subito dopo, non esistendo la formula magica per risolvere i problemi, bisogna evitare  proclami e promesse che a nulla servono per superare la difficile crisi in cui   ci troviamo.


Il Partito Democratico, che amministra da sempre questa città, non avrebbe voluto le primarie ma un candidato catapultato dall’alto mettendo in dubbio le regole che loro stessi si sono dati e di conseguenza ha trasformato le primarie in un regolamento di conti con un partito spaccato a metà divisi tra Cristina Battaglia e Livio Di Tullio.

Nel Centro Destra Biasotti dichiara che aspetta l’esito delle primarie del PD per scegliere il candidato migliore da mettere in campo (si parla di Arecco della Lega), la loro strategia sembra un giochino a perdere (non sarebbe la prima volta).

 Il Movimento 5 Stelle sceglie con le comunarie il candidato tra pochi fedeli intimi escludendo gli infedeli dal loro sacro tempio perchè convinti di avere già vinto e di essere gli unici depositari di moralità, onestà, competenza e i soli in grado di cambiare le sorti della politica non solo a Savona.

Magari fosse vero?

Se poi prendiamo in considerazione che i rimasugli degli altri partiti, Sel, Rif.Comunista, Verdi, Udc, Psi, assieme alle liste civiche, alle liste civetta, alle  liste narcisistiche quasi personali, sono tutti lì pronti con il cappello in mano pensando di giocare al “Mercante in fiera”, sperando nel ballottaggio per raccattare qualche misero incarico, tutto ciò fa presupporre che dobbiamo stare costantemente in allerta da arrivare ben preparati nella scelta del  futuro  Sindaco di Savona, consapevoli di “non scegliere il meno peggio””.

 Perché è questo quello che è avvenuto nelle ultime elezioni amministrative: “votare il meno peggio“ che spiega, senza tanti giri di parole, perché Savona è in profonda crisi.

Ora basta?? Facciamone un passaparola tra gli elettori perchè cambiare se lo vogliamo si può.   

La città e ansiosa di conoscere, in tempo utile per giudicarli, chi saranno i candidati a Sindaco, quali saranno i loro programmi nei minimi dettagli, appurare che non siano solo intenti le cose che propongono di fare subito e a medio termine, (nel quinquennio di legislatura) che non siano un copia incolla con qualche integrazione ai precedenti programmi stantii, poterne dibattere e suggerire di integrarli con qualche idea o proposta degna di attenzione, tipo, prendere in considerazione quelle sopraddette.

il futuro Sindaco deve essere consapevole di dover rendere conto del suo   operato ai savonesi e non al partito delle sue decisioni.

Savona ha bisogno di recuperare il senso della comunità, il senso di partecipazione e l’orgoglio di essere savonesi.  

P.A. PERINO

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