Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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L’ ultimo grande leader della sinistra italiana, Craxi Stampa E-mail
Scritto da P.A. PERINO   

 L’ ULTIMO GRANDE LEADER DELLA SINISTRA ITALIANA

BETTINO CRAXI

Bettino Craxi riposa in pace lontano dalla sua patria, la sua scomparsa è avvenuta il 19  Gennaio 2000 ad Hammamet in Tunisia, nella più totale solitudine.

Questo articolo non vuole essere una commemorazione, ma solamente una riflessione postuma nel ricordare la sua storia politica alla guida del più antico movimento politico progressista.  


Tutto ebbe inizio dal famoso congresso politico del PSI svoltosi nel 1976  al Midas di Roma dove Craxi, nonostante facesse parte di una minoranza interna, fece irruzione come un ciclone nell’agone stagnante della politica italiana senza rinunciare ad essere un socialista liberale che non ha mai  voluto abdicare da una propria ferrea coerenza di ideali.

In quegli anni, 77 -78, Berlinguer e tutto il PCI dovettero constatare che l’esperimento della “solidarietà  nazionale“ era insoddisfacente. Molti gli errori che si erano avverati quando nel 1978 il PCI decise di affondare la maggioranza parlamentare avversando l’adesione dell’Italia al sistema monetario europeo, nonostante Bruxelles avesse incoraggiato investimenti e garantito al nostro paese tutta una serie di agevolazioni concordate.

Berlinguer ebbe paura dell’inserimento dell’Italia nel cosiddetto “serpente monetario”, convinto che ci sarebbero state ripercussioni sull’occupazione, al contrario di Craxi che, invece, aveva un diversa visione, per questo, convinto dell’errore  politico commesso dal  PCI e da Berlinguer, iniziò a svincolarsi.


 
Nel corso di quella lunghissima crisi di Governo il presidente Pertini aveva affidato ad Ugo La Malfa l’incarico di formare il Governo che avrebbe dovuto ricevere il sostegno parlamentare dei comunisti (Paietta e Berlinguer sostenevano “o al governo o all’ opposizione“), in  modo inaspettato Craxi rifiutò di entrare a far parte di un Governo di Centro Sinistra aperto al solo consenso di Botteghe Oscure, per cui inevitabilmente nel 1979 si dovette ricorrere a nuove elezioni. L’esito delle elezioni fu una sonora batosta per il PCI che perse circa 2 milioni di voti scaturendo un cambiamento alla loro azione politica.

La Democrazia Cristiana ne approfittò per saldare definitivamente i conti con la fase della “solidarietà nazionale” tanto che nel congresso della DC che seguì fu approvato un preambolo proposto da Carlo Danat Cattin in cui  si escludeva per il presente e per il futuro qualsiasi collaborazione politica con il  PCI.

Bettino Craxi nel frattempo decise di eliminare “l’alternativa democratica“ ed iniziò a lavorare al progetto di costituire un polo laico socialista forte in grado di trattare alla pari con la DC.

Il Governo guidato da Forlani si trovava difficoltà non riuscendo ad arginare un tasso di inflazione altissima, i compagni comunisti galoppavano il malcontento patrocinando vari scioperi con la CGIL.

Tutti ricordiamo lo sciopero della Fiat durato oltre 35 giorni che si concluse in modo disastroso creando una forte spaccatura tra i lavoratori che  si accodarono alla marcia dei 40 mila colletti bianchi di Luigi Abete.


 Con lo scandalo della P2, che costrinse alle dimissioni anche il Governo Forlani, sembrava essere giunti ad una crisi irreversibile, da una  parte i comunisti con la loro supponente diversità, dall’altra parte la DC moralmente disfatta, il polo laico Socialista era ancora in  embrione, tutto il sistema dei partiti italiani barcollò paurosamente, ma accadde un colpo a sorpresa da parte del nostro beneamato  vecchietto Presidente Sandro Pertini che riuscì ad evitare il disastro affidando la formazione di un Governo laico a Spadolini con un accordo tra forze diverse, il “pentapartito”. In questo modo si sopperì ad una situazione stagnante in attesa di decidere quale politica economica adottare, se quella più espansiva dei socialisti con Formica o quella più prudente del democristiano Andreatta che portò Spadolini alla remissione del suo incarico.

Era finalmente giunto il momento di Bettino Craxi che, dotato di un fiuto politico straordinario, si era reso conto di essere diventato arbitro per la costituzione di qualsiasi Governo e, mandando a monte il gabinetto del redivivo Forlani, chiese ed ottenne lo scioglimento delle camere, per cui gli italiani ritornarono al voto nel Gennaio del 1983.

 


Le previsioni di Craxi si avverarono in pieno, la DC perse oltre 6 punti percentuali di voti, il PCI continuava a dissanguarsi e il 4 Luglio 1983 Bettino Craxi divenne il primo socialista italiano ad assumere la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Bettino Craxi mediamente non piaceva e non faceva nulla per diventare simpatico, anzi sembrava essere arrogante, cinico nelle sue allocuzioni fatte di pause e sentenze. Lui aveva in mente un piano lucidissimo: in primis quello di restituire identità e immagine al socialismo italiano togliendolo dall’alveo marxista e reinserirlo nella sua tradizione riformista laburista, da qui nacque la scelta di togliere la  falce e il martello dal simbolo del partito sostituendoli con il garofano rosso come segno di un revisionismo ideologico già intrapreso da Mitterrand  in  Francia; inoltre Craxi rimaneva l’unico tra i leader del partito a coltivare un profondo orgoglio nazionale, mettendo in soffitta il tempo dei voti incrociati che  era una prassi fuori tempo, come pure quella di sostenere che governabilità era sinonimo di consenso, in sostanza come Presidente del Consiglio non doveva preoccuparsi di guadagnare consensi, perché ciò era compito del partito.

Dunque l’unica possibilità era  togliere il potere di inamovibilità ai democristiani, sottraendogli l’esclusivo loro potere di fare coalizioni, una  magistrale opposizione politica che permise a Craxi di rimanere a Palazzo Chigi ben quattro anni imprimendo al Governo grande efficacia e speditezza nella sua azione di rinnovamento del paese incurante delle accuse e critiche che gli piovevano addosso passando ad uno stile di decisionismo, a volte  con scelte discutibili come quando acconsentì all’installazione dei missili presso le basi Nato in Italia e per  questo fu accusato dai comunisti di essere “servo degli americani“ accuse che si dimostrarono false e smentite durante la famosa notte di  Sigonella quando impedì agli Americani di impossessarsi dell’aereo con a bordo dei rivoluzionari del Fronte Palestinese.


Ma la vera prova del suo decisionismo fu quando, dopo aver constatato il fallimento di inconcludenti e laboriosi negoziati tra Confindustria e Sindacati nel Febbraio 1984, emanò un decreto del Governo che  tolse ben 4 punti di  contingenza  dai contratti. Nessun Governo era mai intervenuto e decretato in materia contrattualistica, i compagni e tutta la CGIL raccolsero le firme che portarono ad un referendum che, guarda  caso, fu sonoramente bocciato dagli italiani. Da qui cominciò la rinascita economica dell’Italia, dal 1983 al 1990 l’inflazione venne  abbattuta al 4,5% e il Pil cresceva  del 2,5 % medio annuo, sembrava di essere  ritornati all’ opulenza dei famosi anni sessanta.

Ma pur con strenuo impegno Craxi non riuscì ad eliminare e cambiare le tare di  fondo del nostro sistema economico rappresentato da un elevato indebitamento pubblico, dai molti sprechi in sanità e pensioni, insieme ad una serie di altre  considerazioni a cui non riuscì a porvi efficaci rimedi.


 Craxi fu costretto, in seguito a tangentopoli, ad uscire di scena, ma ciò non ci può esimere dal, con onestà intellettuale, riconoscergli dei meriti e affermare che il bilancio della sua azione politica è stato nettamente positivo.

E’ d’obbligo menzionare a mio avviso anche i demeriti e i principali errori commessi  da Craxi:

  •  aver fatto crescere all’ interno del PSI troppi faccendieri e mariuoli;
  • aver cercato, in modo personalistico, di trasformare il partito a sua immagine spesso tracotante;
  • avere stretto relazioni con personaggi diventati inqualificabili e per di più difendendoli in alcuni casi e forse anche protetti;
  •  farsi sfuggire la questione morale.

Troppi sono stati i personaggi arrampicatori saliti sopra un carro che in quel  periodo si mostrava  vincente e  lui  spesso ha favorito il rampismo disgiunto dai meriti (tutte cose che oggi stiamo rivivendo con Renzi).

Sono questi i grandi e gravi errori politici di Bettino Craxi, che però resta l’unico ad  avere affrontato il preludio della sua fine in prima persona con il suo orgoglio ferito e da solo nell’eremo di Hammamet in Tunisia dove è sepolto.

Da qui a farlo passare come il solo e unico capo espiatorio di un sistema che era marcio ed ancora lo è nelle sue radici come il finanziamento illecito dei partiti, un endemico sistema in atto da tempo immemorabile che veniva utilizzato da tutti i partiti italiani e ancora oggi, in modo più astuto e con più furbizia, continua ad  essere messo in atto.

Ed in riferimento a questi illeciti finanziamenti spesso si vedono postare su alcuni  blog il memorabile intervento di Craxi alla Camera dove si autodenunciava e invitava tutti ad assumersi la responsabilità politica e morale di come avveniva  l’autofinanziamento e le conseguenti tangenti ai vari partiti, che purtroppo rimase lettera morta.


Fatti  illustrati nella sua appassionata difesa nell’aula di Milano durante il processo di "Mani  pulite“ spiegando con chiarezza in modo  puntuale, citando fatti e circostanze, indicando con nomi e cognomi tutti i politici  (da La Malfa a Spadolini a Napolitano Ministro ombra del  PCI e diventato anche amato Presidente della Repubblica, con qualche rimorso in merito?), la  spartizione e il funzionamento del sistema politico partitico compreso il mondo imprenditoriale, (Agnelli, la Fiat e altri gruppi dominanti).

Oggi c’è qualcuno che ha il coraggio di affermare che, rispetto al quel periodo, storico i partiti, i politici, gli imprenditori e perché no, anche gli italiani e tutto il sistema di corruttele è cambiato, negando che con Mani pulite si è voluto soltanto sostituire chi deteneva il potere allora.

Inutile domandarsi chi ci ha guadagnato e chi forse continua ancora a viverci di rendita su quelle macerie dove sono stati circa 4 mila gli indagati, 40 i suicidi, innumerevoli le reputazioni personali e professionali distrutte, altri successivi decessi avvenuti a seguito delle difficili condizioni psicologiche e fisiche a cui sono stati sottoposti. Bisogna comprendere veramente cos’è stata quell’offensiva giudiziaria e quel periodo scandito di autentico terrore, usando metodi durissimi per costringere a confessioni finalizzate a collegare i reati ai personaggi  politici  che si  volevano perseguire. Oggi il quadro politico è letteralmente cambiato certamente non in meglio se visto alla luce odierna.


Comunque la figura di Bettino Craxi ancora oggi dopo 15 anni dalla sua morte divide quasi a metà gli italiani suscitando simpatia e contemporaneamente antipatia.

Una figura che ancora oggi fa riflettere, specialmente i compagni che non accettarono di essere  stati  messi sotto scacco nella loro egemonia comunista e nel loro modo opportunistico di interpretare la politica.

L’alleanza di Togliatti, dopo la seconda guerra, con la Monarchia, la decisione di far inserire i Patti Lateranensi in Costituzione, la nascita in Sicilia del “Milazzismo” che strinse alleanze con la  destra. Sono tutti esempi di come nulla è cambiato nei loro modi opportunistici di fare politica e anche oggi il loro Segretario Renzi nonché Presidente del Consiglio ha stretto oscuri patti al “Nazareno“ pur di mantenere il potere.

Quella di Craxi è stata una fase politica esaltante in quel contesto soprattutto guardando gli scenari politici attuali che escludono dal dibattito politico quelle forze laiche, liberaldemocratiche e socialiste che sono in modo del tutto marginale rappresentate in Parlamento e non sono in grado di esprimere quelle nuove esigenze di libertà e di nuovi diritti civili in difesa dei  singoli cittadini.

Con il passare del tempo, che sempre è galantuomo, si schiariranno le coscienze e la figura di Bettino Craxi, quale grande leader della sinistra italiana, in modo più  corretto e più giusto verrà rivalutata.

Con questo articolo abbiamo voluto in qualche modo e nei suoi limiti ricordare la sua figura.

 

P.A. PERINO

 

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